category: libri, diario, le cose della vita, le cose buone, favole per grandi, la donna della domenica legge
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LA BREVE FAVOLOSA VITA DI OSCAR WAO di junot diaz mondadori strade blu € 17.00 ho un feeling particolare con i premi pulitzer. anche quelli per i risotti. finalmente un bel libro, una bella storia fra la grande mela e la repubblica domenicana e i suoi dittatori, una storia un pò epica e un pò saga familiare che fa pensare e attraversa il secolo passato. se avete avuto la fortuna di vivere i caraibi come li ho vissuti io anni fa, fra costa rica e cuba, le canne da zucchero vi taglieranno le braccia e le gambe con le loro foglie anche solo leggendole. è un scrittura veloce, che vi trascina, facile e quasi slang, lo spagnolo-dominicano che farcisce le pagine non fa che colorare ulteriormente i personaggi, soprattutto quelli femminili. oscar sa, legge, studia di fantascienza e fantasy. ho riconosciuto solo qualche riferimento al signore degli anelli, le altre citazioni sono assolutamente, a me, sconosciute, visto che non amo per nulla il genere. letto nella mia domenica di lettura. e finchè non è stato finito non ce n'è stato per niente e nessuno. o quasi. i riferimenti storici nelle note sono appropriate, lecite, dovute, curiose e interessanti. bravo mr. pulitzer che non ne manca una.
novità in libreria, un non libro. perchè un libro non è solo caratteri stampati su carta. non mi fido, non lo compro, non lo affitto, non lo leggo e lo critico. saccente, stronzetta snob che non sono altro. che l'abbiano pubblicato solo perchè è riuscito a vendere 6 milioni di dischi qualche anno fa? 
(ieri) in classe mariafiliberta ha un muso lungo un chilometro. Non la posso vedere così. (tranne la sottoscritta hanno tutti 10-11 anni)
riporto qui la recensione che più si avvicina al mio sentire, aggiungo: è da notare il cammeuccio di bill murray che perde il treno e l'eterna e senza età angelica huston. il corto che anticipa il film è straordinario e ruba la scena al film.
che non vi passi nemmeno per l'anticamera del cervello di spendere 15 € per questo libro che magari potrebbe piacere ed emozionare qualche sedicenne. i due si frequentano da poco, lei rimane incinta. solo che hanno 16 anni e vanno ancora al liceo. continuo a pensare che se si fanno due o tre libri buoni poi si può anche vivere di rendita e farsi pubblicare queste cose solo per il nome che si ha. dubito fortissimamente che se avessi mandato io questo scritto a guanda l'avrebbe pubblicato, forse nemmeno letto. colpa mia comunque, potevo lasciarlo nello scaffale, e mi è passato anche per la testa, appena finito, di riportarlo alla feltrinelli e farmelo cambiare, visto che non l'ho nemmeno rovinato un pò. ma certe cose non si fanno.
questa è una delle sue frasi topiche, almeno a sentir il suo fan club, che però cita come frase celebre anche "metti giù il telefono". se è così vuol dire che anch'io vivo di frasi topiche. se non la conoscete non potete capire. andate su youtube tanto per farvi un'idea. spettacolare ilsuo video con fabio testi. la signora in questione, paragnosta o cartomante non so bene cosa, la domenica sera è una delle poche cose che in tv riesce a farmi star sveglia. è ipnotica, passa su un canale -credo- del triveneto. meritano i primi dieci minuti, gli unici che vedo perchè da dipendenza e cambio canale. studio nero con qualche lampada sottile e lei che fa le fusa ai cameramen. domenica scorsa aveva un vestito bianco castigatissimo davanti e scollatissimo dietro: una meraviglia. ai piedi una cosuccia da poco, saranno stati 12 cm che sapevo di aver visto nelle mie scorribande di scarpe, ma non ricordavo che cosa fossero. arriva sinuosa davanti alla telecamera, circondata da numeri telefonici e sottotitoli che passano sullo schermo. nicolettona è proprio tanta, ma tanta tanta, potrebbe entrare nei corazzieri. andate
ieri pomeriggio ho rimesso i nodi a un bakthiari che una tarma aveva usato come desco. erano anni che non lavoravo su un tappeto. il fatto di aver fatto un buon lavoro mi ha soddisfatta non poco, dopo una prima prova non incoraggiante, ho ripreso ad annodare come se non avessi mai smesso. i tappeti hanno un odore magnifico e particolare che non va tolto, e che pochi, al solito, sanno sentire. i tappeti vanno vissuti, senza pietà, con poche attenzioni e senza paura. in una sala inondata di luce ho spalancato, poi, le finestre, mi sono buttata sul divano e mi sono goduta il sole sui piedi e un film che da tanto aspettavo di vedere, sideways ha già qualche anno e probabilmente tutti l'avranno già visto. mi è piaciuto molto. mi sono trovata completamente immersa in strade che ho percorso anch'io, e mi mancava un bicchiere di vino in mano per stare al passo con le immagini. bicchiere che qualche ora dopo è arrivato, riempito di un torbato sardo, in una cena insolitamente silenziosa e piena di pensieri che sembravano rimbalzare su fronti e pareti come palline da flipper. vino. scoperto da pochi anni ma già viziata senza conoscerlo abbastanza, o quel tanto che basta per farsi viziare. senza cassare tutti i bianchi o tutti i neri o tutte le bollicine come spesso capita con razzisti del vino. mettendo il naso dentro e guardando attraverso il bicchiere pieno, chi, dall'altra parte del tavolo, alza il calice per un cin cin. 


mi hanno trasferita. cambio scuola. ricomincio di nuovo da capo. dal 1 settembre tutto nuovo, nuovi mostri, nuove classi, nuove bidelle, nuova strada e meravigliosamente nuove colleghe che tanto peggio di quei serpenti a sonagli di quest'anno non sarà possibile. sarà la mia sede definitiva se vorrò da qui alla pensione. che mi vien un pò da ridere se ci penso.. alla pensione. i cambiamenti mi son sempre piaciuti, durante le inevitabili crisi nel corso degli anni, ne sono sempre uscita cambiando, e non cambiando solo un paio di scarpe. prendendo altre strade, sconosciute e senza una guida turistica. ricominciare. che se vogliamo non è una cosa che si concede a tutti, un pò come il dubbio. riservato a pochissimi. questo post è dedicato. a una maestra lontana dalle mie aule. cara elena, le ballerine rosse aiutano sempre a raccogliere il coraggio, ma non bastano. mettersi le scarpe rosse o gialle o verdi o così come sono tutte le mie, aiuta. aiuta a pensare che siamo diverse, aiuta a non spaventare noi stesse di esser diverse. la gente si gira a guardare scarpe strane che danno nell'occhio mica mocassini neri e anonimi. dobbiamo esser pronte a prendere occhiate curiose e simpatiche ma di più dobbiamo saper tirar fuori la nostra miglior faccia da culo di fronte a petezzi, parole e disapprovazione che tacchi alti e sbarluccicanti inevitabilmente raccolgono. 

da repubblica.it : "dopo due giorni e tre notti di degenza per un’infezione bronchiale, buckingham palace ha annunciato la dimissione dall’ospedale del principe filippo di edimburgo, marito della regina elisabetta"
the songlines, del 1987 edito da adelphi. devo ancora capire chatwin in toto. faccio fatica a farlo. ho faticato ad arrivare all'ultima pagina de le vie dei canti. la parte che parla dell'australia e degli aborigeni è molto bella e vera. quando invece riporta quello che ha appuntato sulle sue moleskine è di una lentezza esasperante e sembra quasi un'esternazione noiosa e saccente di quello che LUI sa. a pag. 214 dell'edizione adelphi riporta la storia delle moleskine, quella scritta ovunque, e che fa sembrare chatwin scrittore solo per quella paginetta e non per il resto. nonostante l'incertezza e la fatica nel leggerlo, non abbandono l'impresa della comprensione e della partecipazione. continuerò a leggere e a voler sapere di lui ed arriverò anche alla biografia, che mi dicono crudele e destabilizzante per chi si è fatto un'idea divina e assoluta del caro bruce, ma visto che per me non è così, non credo di correre pericoli mortali. 
la suicid, in tinovese sarebbe la quiche. d'ora in avanti suicid. mettetevi un paio di scarpe meravigliose col tacco almeno da nove (tipo le mie bianche e rosse), andate dal fruttarolo, quello machissimo e peloso sui 45, che quando chiedete delle zucchine, fra le righe -che voi peraltro leggete benissimo- vi dice quello che vi farebbe tutt'altro che con le zucchine. chiedetegliene tre e con civetteria ottocentesca da donzella sprovveduta, insinuate: "di misura media". dopo aver fatto innalzare il vostro ego a livelli inaspettati per le volgarità che riuscirete a produrre nell'elemento e dopo aver sentito gli occhi del suddetto machissimo peloso fruttarolo scavallare fra tutti i vostri luoghi più sacri, potete andare a casa e mettervi ai fornelli, avendo però l'accortezze di prendere anche 150 grammi di caprino fresco e del pesto. le scarpe vanno tenute per la buona riuscita della suicid. se la fate con le ciabatte non vi viene, vi avviso. quindi, ragazze, procediamo: prendere un rotolo di pasta brisè o sfoglia, stenderla in una teglia e bucherellarla con i rebbi di una forchetta (per inciso quando un maschio mette in un discorso i rebbi di una forchetta può chiedermi di intestargli il conto corrente e io lo faccio), spalmare alcune cucchiaiate di pesto sulla pasta sfoglia o brisè. accendete il forno a 180 gradi. tagliate le zucchine e le fatele morire per dieci minuti in un soffritto di olio e aglio, so che siete femmine e quindi l'aglio lo lasciate li e non vi farà paura. metà delle zucchine vanno messe sulla sfoglia e il pesto, spezzattate con le punte delle dita il caprino e sparpagliatelo, con le dita ho detto, sporcatevi quelle manine! l'altra metà delle zucchine va a coprire il tutto. a parte sbattete due uova con un bicchiere di latte e una solenne grattata di grana -io lo gratto grosso- . attenzione a quanto latte mettete, qui si fa la differenza. alla fine della cottura la farcitura non deve risultare liquida. in forno per 25 minuti a 180 gradi. da mangiare tiepida, la sera con una bottiglia di bollicine o anche il giorno dopo per una tarda colazione prima di tornare a letto a consumare qualche centinaio di calorie. fatemi sapere. 
non posso farne a meno, è più forte di me, nonostante paturnie più o meno ormonali, scarpe nuove e ovviamente magnifiche, giramento di palle a mille, soddisfazioni lavorative folgoranti e liberazioni di animaletti catturati da pargoli che alla fine son meno crudeli di quello che sembrano, nonostante pomeridiani soufflè terapeutici al cioccolato fondente per nipoti di 16 mesi che ci metton gioiosamente e golosamente le mani dentro e poi per tutta la faccia di zia.. non posso farne a meno, devo parlar di questo. è tornato il giorno di camilla! carlà ha accompagnato sarkò nella prima visita ufficiale in casa della real famiglia -e di real famiglia ce n'è solo una per me- dopo 12 anni, hanno aspettato che morisse lady d. e che svampasse la cosa? i cappottini di carlà sono indiscutibilmente à la page, la regina lo sa e ne prende atto e le invidia quello viola più di quello grigio -lo si vede dallo sguardo, ma come potrebbe fare altrimenti?- le foto di carlà sono da modella, perfetta. assoluta. le gambe messe bene. i guanti super-chic. una golfina. ma una golfina finta. ma non una principessa. dichiara di voler un uomo con il potere della bomba atomica e si SPOSA sarkò abbandonando la possibilità di mettersi anche un minimo tacco da qualche centimetrino, onde evitare di sovrastare lo sposo e scegliendo delle -obbligate- ballerine che comunque son di una tristezza infinita, toque magnifico ma da cerimonia funebre. in carrozza con il principe filippo fa la sua porca figura, sorrisini, saluti alla folla e un inchino alla regina da manuale. ma non è una principessa. camilla è un'altra cosa. camilla sa. e io vorrei tanto sapere che cosa ha detto alla modella quando, scesa dall'aereo, l'ha quasi trattenuta dopo le rapide presentazioni ufficiali. camilla ha il mezzo tacco, un cappottino color cammello con collo e polsi leopardati e un cappello che son servite tutte le piume dei 12 fagiani spennati per la regal cena. la stampa è stata impietosa con camilla, IO SONO PER CAMILLA! e non lo sono da tantissimo, dopo aver difficilmente elaborato il lutto per lady d. ho fatto molta fatica ad accettarla, ma alla fine, l'ho fatto, suggello ne è stata la registrazione in vhs del matrimonio carlocamillesco commentato dall'assoluto caprarica. camilla vince su carlà. perchè è facile assomigliare a jackie, soprattutto se si ha il fisico di carlà, non facile è essere camilla con tutto quello che c'è dietro (tampax compreso) ed esser ancora li a fare camilla alla faccia di tutti sfoderando quel magnifico sorriso che ha un che di ghigno, tipo brooke quando sposa ridge per la quarantesima volta alla faccia di stephanie. e cmq camilla non ha una sua suoneria da poter scaricare gratis per il cellulare. sono fiera di essere più camilla che carlà.
non ho la più pallida idea di quando o dove possa aver avuto l'idea o lo stimolo di prendere questo libro, qualcosa mi dice che c'entra 



