lunedì, 31 dicembre 2007
author: didaquellavera @ dicembre 31, 2007 16:09
category: libri, cinema, diario, ipse dixit, cucina, mia sorella
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lamoreaitempidelcolerala cucina che ha sopportato tante cose, alla fine si è scocciata e si è arresa, ha alzato bandiera bianca e mi ha chiesto pietà. per il momento non la bado. perderò almeno un'ora a riordinare tutto. adoro cucinare ma detesto pulire e metter in ordine. a causa di un tiramisù -che dev'essere comunque qualcosa di celestiale- ho sporcato più o meno tutte le ciotole, le stoviglie e gli arnesi che la circondano e inondano. finito il tiramisù per stasera, odoro di cacao amaro e le dita sanno di caffè e rum. ho finito tutto il caffè e non ho voglia di tornare al supermercato, fatto esplodere stanotte per rubare gli incassi, peraltro. son della scuola del tiramisù col savoiardo e inorridisco per quello con gli odiati pavesini. stasera serata di pochi, a mangiare cose buone in casa di amici, un pò perchè non c'era abbastanza voglia di andare oltre cortina, un pò perchè così, fra influenzucole e diserzioni preferisco un ambiente dove so, sarò al sicuro. saluto un anno che ha dato molto. che ricorderò come pietra miliare o boa di svolta per tante cose. ultimo film dell'anno, da non rompersi la testa se proprio non riuscite a vederlo al cinema, aspettate che esca a noleggio: love in the time of cholera, l'amore ai tempi del colera o più giustamente el amor en los tiempos del còlera di mike newell, con javier bardem e giovanna mezzogiorno. il libro è uno dei migliori letti in assoluto. gabriel garcìa màrquez -nobel nell'82- è magnifico nella sua sudamericanità, qui, comunque e sempre, ed è questo che a me è mancato nel film prima di tutto. non bastano due sedie a dondolo e un mercato caciarone a far sudamerica. nemmeno una ripresa dall'alto di canali e mangrovie. credo sia un'impresa difficilissima ridurre in film un romanzo simile. sarà che da lettrice i film me lo faccio io tutte le volte che le pagine mi passano fra le dita e vedere che sul grande schermo ci stava meglio il mio di film ...beh mi fa uscire dalla sala insoddisfatta. solo il cimentarsi alla regia di un romanzo del genere è da coraggiosi, è un'impresa. ho letto da qualche parte che màrquez avrebbe voluto una parte per shakira, che ha rinunciato ad apparire ma non a far da colonna sonora. ho sentito come "puro" solamente il giardino: nascondiglio, alcova e protezione. giovannona nostra è bellissima come al solito, ma non è abbastanza invecchiata e poco pochissimo sudamericana. javier mi è sembrato una vaga sfocatura un pò porcella di quello che c'è fa le pagine del libro. altra cosa che mette in evidenza quanto il film sia troppo americano e per niente latino è il fatto che le lettere siano scritte in inglese, sarebbe stato molto più poetico averle in spagnolo. certo quando si trasferisce in due ore di pellicola un libro, e una vita intera, qualcosa bisognerà pur sacrificare ma non sono stata soddisfatta del risultato. se non avete letto il libro andate pure al cinema e poi leggetevi il romanzo. se l'avete letto .. poi mi direte. a mia sorella che sa l'incipit a memoria e che è effettivamente uno dei più belli e da ricordare con un sospiro, ho detto di non andarlo a vedere. a ben pensare, è mancata anche una voce narrante, che forse magari e con buona volontà avrebbe risolto meglio le sorti di florentino e fermina. ed ora non ho scuse, la mia cucina reclama la mia -insubordinata- presenza.
tesori miei, divertitevi stasera, state con chi più vi piace e diteglielo! mettetevi una cosetta sexy e rossa, ed esagerate non solo un pochino, esagerate in grande stile, se si esagera è inutile esagerare solo un pò!

giovedì, 27 dicembre 2007
author: didaquellavera @ dicembre 27, 2007 15:10
category: cronaca
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bhutto benazir

 

Tutto nel mondo sta dando risposte, quel che tarda è il tempo delle domande.

josè saramago

martedì, 25 dicembre 2007
author: didaquellavera @ dicembre 25, 2007 19:55
category: cucina, le cose della vita, ego strabordante, dilloaziadida, le cose buone
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ieri  notte sbronza leggendaria. epocale. con pianto a dirotto. nelle varie tappe in giro per casa bivaccando piagnucolante, incontro uno spigolo che mi si schianta nel mignolino sinistro del piede. dopo l'urlo di dolore, il pianto se prima non aveva motivo ora è motivato e giustificato. memore del ditone di rosi e in piano delirio alcoolico penso che mai più potrò mettere le mie mille scarpe col tacco -lo giuro è stato il primo pensiero, per quello piangevo forte-, mai più ballerò, mai più comme il faut e mai più piedini bellissimi. lascio traccia sanguinolenta nel corridoio e macchie di sangue nel bagno, entrassero i ris penserebbero di esser a garlasco. dopo: doccia, consistenti perdite ematiche e dolore inumano al mignolino che non accenna a placarsi minimamente ma che anzi continua a pulsare, riesco ad addormentarmi, sempre piagnucolando rumorosamente. dopo qualche ora mi sveglio. mi sveglio malone. devo lottare contro tutte le sensazioni fisiche per bere anche solo acqua e riuscire a stare in piedi. difficile impresa. e a mezzogiorno devo esser da mia madre. i programmi dettati da mia sorella sono: "ci si trova a mezzogiorno ci si beve tre bicchieri e così si può sopportare la giornata col parentado -seppur limitatissimo-". bene. ma non sono in grado di bere acqua e solo il pensiero di avvicinarmi ad una bottiglia di vino mi fa stare anche peggio, se possibile. arrivo a casa con: la quiche fatta il giorno prima, il mignolino inciabattato in una stilosa brillantinata babouche marocchina e quasi mezz'ora di ritardo. nessuno protesta perchè devo esser in evidenti stati pietosi, mia sorella -vista l'emergenza- suggerisce di farsi aiutare dallo zio peie farmacista. chiamo: "peie son dida, ha detto eva se mi puoi portare il tuo metodo antisbronza". dieci minuti dopo mentre tutti si siedono ai posti a tavola (già decisi in precedenza per il quieto vivere , insieme al divieto di parlare di politica esplicitato diverse volte) peie mi porta in cucina e mette sul tavolo una busta della feltrinelli. lui da una parte del tavolo con una mano nella busta, io dall'altra quasi sdraiata sulla stufa a legna. mi chiede i sintomi. ecco i sintomi glieli dico. lo zio peie traffica, mi da due bustine e ordina: "sciogli in acqua e butta giù, e visto che ci siamo prendi anche queste -mette 8 gocce di en-". provo a protestare ma non c'è verso "sono io il farmacista e tu stai male". è un dato di fatto. scaraffo la bevanda in bocca. lo zio peie con un blister di pasticche in mano "adesso mastica questa piano piano e via, hai fatto? adesso questa la sciogli in bocca, fra 15 minuti ti passa". e passano i 15 minuti promessi. riesco anche a mangiare qualcosa. non bevo ovviamente nulla di diverso dall'acqua e son eccezionalmente rilassata e calma. l'en (preso per la prima volta) mi da una calma talmente soffice da pensare che sia stato proprio quello a far del natale una giornata non solo sopportabile, ma perfino divertente. ecco la mia ricetta per il buon natale un cocktail legale da farmacia: due buste di peridon, due compresse masticabili gadral e 8 goccine di en. alla fine ho anche lavato gran parte dei piatti, tra lo stupore e la meraviglia di tutti gli astanti -per credo religioso IO non posso lavare piatti o far faccende domestiche- , senza mai togliermi il mio sorprendente braccialetto nuovo.

buon natale tesori belli

lunedì, 24 dicembre 2007
author: didaquellavera @ dicembre 24, 2007 14:58
category: diario, cronaca
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babbonat2007caro babbo natale,

la letterina dell'anno scorso devi averla letta proprio per bene, e devi esser stato predisposto a seguire le mie indicazioni perchè quello che c'era scritto l'hai tutto fatto. direi che come regalo vorrei che non cambiasse di molto quello che ho ora. se le cose possono rimanere in linea di massima così, allora lasciale così anche perchè mi sembra che a cambiamenti quest'anno sei stato generoso. quest'anno è stato decisivo per un sacco di cose. tante cose son cambiate e tanto son cambiata io. ho fatto cose che pensavo di non poter/voler fare mai. ho visto fin troppo l'ospedale e aspettato con un patema mai provato i risultati di analisi e operazioni. son stata ferma a leggere un libro nei corridoi facendo finta di niente. poi è arrivata la primavera e si è riscaldato un pò tutto. poi anche l'estate e li è tutto esploso tanto che i cambiamenti son arrivati senza nessun preavviso. grazie dei libri, delle scarpe nuove con i tacchi sempre più alti, della musica che -in note e in persone- quest'anno mi ha fatto da padrona, del momento più romantico mai passato e non lo rivelerò a nessuno, delle torride notti, delle paste che faccio e dei risotti che mangio. grazie delle zie che son ancora li nonostante liti e sparizioni non educate da parte mia, grazie delle tanghiche, che sono il succedaneo magico del tango e dell'esser femmina, prima dell'esser donna.  e mi fermo qua. perchè son più le cose che non dico che hanno importanza. 

dd.

sabato, 22 dicembre 2007
author: didaquellavera @ dicembre 22, 2007 19:09
category: diario, cucina, dove mangiare, le cose della vita, le cose buone
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scampi_frittida fare con tacchi alti (minimo un nove) e vestite chescual, NON VESTITEVI PER CUCINARE CON ROBE CHE NON METTERESTE MAI PER ANDARE IN CENTRO A BERE UN APERITIVO,  altrimenti la pasta vi viene -a ragione- una schifezza. olio bollente in una pentola, aglio 2 spicchi schiacciati, poi da togliere. stappare una bottiglia di angimbè di cusumano e prendete due bicchieri da vino bianco almeno in cristallino, vietato altro, niente bicchieri per acqua, niente decanter, niente. nell'olio scaraventate -e vi macchierete per fare una cosa ben fatta- nell'ordine:  200  grammi di moscardini tagliati a pezzetti, due minuti per veder arricciare i tentacoli dei mostriciattoli, poi sei code di gambero già sgusciate ancora due minuti e poi due pomodori tagliati a cubetti (andrebbero sbollentati e tagliati già spellati ma vanno benissimo anche con la buccia) senza semi. sistemate di sale e abbondare di pepe. due scampi così come sono solo sciacquati, li mettete dentro con le mani e lasciate andare a fuoco bello vivacetto. bollite l'acqua per la pasta e sceglietela fresca e non all'uovo, lunga va bene. una volta bollita buttatela nel sugo di pesce e giratela un pò a fiamma alta. servire bollente con un filo di olio messo a crudo e lo scampo a fare da sovrano indiscusso.  da accompagnare con un'insalatina condita con aceto balsamico tanto denso da poter esser scambiato per crema corpo, olio toscano e scagliette di grana. e andatelo a cercare quel vino siculo che è una meraviglia. candele bianche, piedi - liberarsi ELEGANTEMENTE dei tacchi, non tirarli -ho detto liberarsi elegantemente- scalzi raccomandabili (sia per lei che per lui) e cd:  preferibilmente un jazz a luci rosse. il cd è meglio che sappia di dover ricominciare ogni volta perchè vi garantisco che nessuno vorrà fare i due passi necessari per farlo ripartire. niente dolce. tenetevi il sapore del salato in bocca. fatevi un caffè, bevetelo in bicchieri di vetro e poi risciacquateli più di una volta con vodka appena uscita dal freezer e solo per pochi secondi. e poi mi direte com'è andata la vostra serata. ricordando sempre che le mani nel culo ai pesci, non si mettono per chiunque

foto da www.lacuocadellaportaaccanto.com

venerdì, 21 dicembre 2007
author: didaquellavera @ dicembre 21, 2007 14:54
category: cinema, diario, le cose della vita, le cose buone, favole per grandi, la maestra dida
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che giornata, l'ultima di scuola. mi ha fatto vedere con chiarezza quanto puttana è una mia collega che già senza l'episodio di oggi pareva tale. non è una maestra di merda, E' UNA PERSONA DI MERDA. e qui chiudo. ieri sera però nonostante una congiuntivite fastidiosissima mi son buttata al cinema a vedere IRINA PALM un film di Sam Garbarski con Marianne Faithfull, Miki Manojlovic, Kevin Bishop, Siobhan Hewlett. su quattro film visti nell'ultimo periodo il 75% è stato al di sopra della media.quindi per la legge dei grandi numeri, i prossimi saranno inguardabili. finalmente son riuscita a vedere un film senza saperne niente di niente, ho schivato recensioni, critiche e persino la locandina. mi son seduta predisposta a tutto. seduta accanto a me c'era una mia amica e una tizia che è stata seduta sulla punta della poltroncina senza esternare nessunissima emozione, cinefila della prima ora che ai film d'autore non regala un sorriso. e visto che sorrisi anche amarotici questo film me li ha strappa, son io che non capisco bene le cose. il film è molto carino: una nonna con il nipote gravemente ammalato fa di tutto per trovare i soldi per portarlo a curarsi in australia. trova lavoro al sexy-world a soho, il nipote parte e tutto fa sperare che tornerà guarito. londra che appare così come me la vedo, non essendoci ancora stata, londra delle metropolitane e dei the presi in giro. il nome d'arte di nonna maggie è appunto irina palm. il resto andate a gustarvelo al cinema, il the delle cinque a parlare di sesso fra nonne è meravigliosa. la nonna (classe 1946) è questa signora qui sotto

irina_palm    che qualche anno fa è stata "la" groupie qui sotto, fidanzata di mick jagger, tossicona, eroinomane, cocainomane quasi-suicida e strafiga stonata:  una notte viene arrestata dalla polizia inglese perché trovata, con solo una pelliccia addosso (di sicuro non tanto ecologica perchè certe cose si fanno solo con un visone),  nella casa di keith richard alla ricerca di droga.  

marianne_faithfull 

giovedì, 20 dicembre 2007
author: didaquellavera @ dicembre 20, 2007 11:02
category: cinema, diario, maschimaschi
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la promessa dellLA PROMESSA DELL'ASSASSINO regia di david cronenberg con naomi watts, VIGGO MORTENSEN e vincent cassel usa/gb 2007 la traduzione dei titoli rimarrà per me sempre un mistero profondo ed inestricabile. io amo cronenberg, forse perchè non è il "vecchio" cronenberg? come mi si suggerisce dalla regia? già con a history of violence del 2005 ero rimasta piacevolmente colpita dalla nuova strada intrapresa (all'epoca l'avevo visto due volte al cinema), e questa è una straordinaria conferma. mi è piaciuto moltissimo, bella storia ma come al solito non do le mie impressioni sulla trama per non svelare nulla  a chi magari non l'ha visto. ancora. londra non sembra londra, (si trova sempre parcheggio) solo il tamigi lo si avvicina e solo perchè è lo stesso di calvi. il circolo degli immigrati russi, ricchi (perchè la portiera della mia macchina quando la chiudo non fa il rumore soffice di queste mercedes nere?) strafottenti e miserabili, maschilisti o misogini, è sbattuto sul grande schermo e viene da chiedersi se le cose son effettivamente così. se non sono peggio. vien da chiedersi se i tatuaggi sono effettivamente così "letti" da portare qualcuno al bagno turco per sapere di lui delle cose. son sulla stessa linea del nobile contenebbia quando si tratta di commentare l'uso della macchina da presa sul desco natalizio con leccornie russe.

Splinder (16/12/2007) La macchina da presa è un ben strano oggetto: forse han ragione quei gruppuscoli di invasati, tipo i Mormoni, che la considerano un germoglio del Maligno: di sicuro qualcosa di inafferrabile, di mesmerico, c’è nella sua natura. Se, ad esempio, una mdp la imbraccio io e filmo una tavolata di leccornie russe, faccio un servizio che potrebbe andar bene per l’Antonella Leggi ancora...

poche donne ma un film al femminile. se perdessi o dimenticassi in giro una delle mie moleskine e nulla sapesse di me chi l'ha trovata.. che farebbe? e poi lasciatemelo dire, ma si proprio lasciatemelo dire, viggo è maschiomaschio da definizione, vestito così, nudo tatutato e non tatuato, sorridente o corrucciato, compito, ingessato, minaccioso duro, forte rimane perennemente presente e maschio. notevole. messo a dieta per fare la parte che fa è ripreso dalla cinepresa con una perfezione medica, ortopedica e anatomica. 

eastern-promises-trlr

[O.T. se metto su google immagini la promessa dell'assassino, la nona immagine è la faccia della franzoni]

mercoledì, 19 dicembre 2007
author: didaquellavera @ dicembre 19, 2007 01:14
category: libri, diario
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hotelparticolareUN HOTEL PARTICOLARE PER GENTILI SIGNORE di ellen cooney ed. salani € 14.00

mi ha attirato il titolo più di ogni altra cosa. 1900: charlotte dopo esser stata tanto malata bloccata a letto decide di uscire con il calesse e suoi adorati cavalli. inverno e c'è tanta neve. incontra il marito, molto ricco e molto ligio alle convenzioni, che sta baciando un'altra (elegante, con un visone nuovo, bellissima..). sconvolta scappa via verso la città (boston). decide di raggiungere un'amica che lavora al beechmont, un albergo particolare per sole signore che offre servizi in camera di ogni tipo! sembra che charlotte si stia liberando delle briglie che la mortificano nell'alta società per riprendersi la sua vita, ma alla fine infreddolita e razionale torna sui suoi passi. il finale è non scritto ma s'intuisce facilmente. scritto bene ma un pò lento. tutta la gente che ruota intorno a charlotte riesce ad avere un volto e un carattere. si legge ma c'è di meglio. 

martedì, 18 dicembre 2007
author: didaquellavera @ dicembre 18, 2007 17:41
category: diario, attualitĂ , le cose della vita, vita da zia, dilloaziadida
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come al solito premetto che non è un discorso che generalizza la mancanza di etica di postali e corrieri ma è un mio raccontare l'episodio che mi è capitato.

la mia amica bionda sardegna in data 12 dicembre ha spedito con pacco celere 1 (15 €) da pula, alla qui presente con i regali di natale per noi zie, nipoti e coniugi. oggi che giorno è? ah si il 18.. ma come? chissà perchè si chiama pacco celere 1 se poi arriva in 6 giorni... mh mh.. ah si son la solita strega cattiva che pensa male, c'erano sabato e domenica di mezzo. ma il sabato le poste fanno spedizioni e la domenica gliela concedo ma son sempre 4 giorni.. e celere 1 che cosa vuol dire? che arriva in 6 giorni.. vabbè che è natale ma allora possono anche scriverlo che è celere uno tutto l'anno ma non a natale. ah si ma la bionda sardegna abita com'è ovvio in sardegna.. e allora lo scrivano è celere uno ma non dalla sardegna. comunque il pacco è arrivato per stasera che c'è la sacrosantissima cena delle zie col fottutissimo maialino al latte che ormai è tradizione. arrivato quindi tutte contente, chi l'ha spedito e anche chi l'ha ricevuto. guardo ben bene... mi sembra un pacco strano di solito dalla bionda sardegna arrivano belli squadrati, a forma di pacco serio. questo qui è tutto involuzzato nel nylon. brava però -dico io- la mia amica bionda sardegna, che si preoccupa che i nostri regali non prendano neve o pioggia.. però qualcosa non quadra lo stesso. mando sms, ricevo il placet ad aprire. una bottiglia di vino rosso si è spaccata.. vabbè capita, peccato però, dal profumo doveva esser una cosa speciale.. e trovo un pacco di volantini elettorali di uno perfetto sconosciuto, ma si sa.. la bionda sardegna è una politicamente attiva perciò ci sta anche questo. vado avanti nell'esplorazione.. una boccia di vetril.. mh mh.. qui la cosa inizia però a farsi sospetta. dopo un secondo si evince che: 1. mancano delle cose dentro che son state sostituite con detergente vetri e volantini elettorali, 2. il pacco è stato avvolto in un foglio di nylon per fare alla meno peggio qualcosa. risultato dell'imbecille che ha fatto la cosa: ci ha guadagnato una marmellata che per quanto buona e sarda (sinonimo di qualità) è pur sempre una marmellata (anche se paolo conte ci fa una luna straordinaria con quella). servirà fare una segnalazione alle poste? son senza parole.

lunedì, 17 dicembre 2007
author: didaquellavera @ dicembre 17, 2007 19:58
category: diario, cucina, dove mangiare, le cose della vita, le cose buone
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puntarelleL'OSTARIE DAL PALUT via redipuglia 15, laipacco di tricesimo (UD) tel 0432 853289 chiuso il giovedì. prenotate altrimenti se arriverete qui e non troverete posti (al massimo una ventina o giù di li) vi gireranno vorticosamente le scatole. le foto sul sito non rendono giustizia: l'ambiente e i colori son caldi e non solo per merito della magnifica stube che per i due piani arreda e scalda quella che era una stalla del '700 e che ora è si, magnificamente restaurata. volevo mettermi un vestitino frou-frou quella sera e le mie scarpe nuove di vernice rossa che mi avrebbero fatta salire alla mirabile altezza di 161 cm. ma il freddo ha fatto da padrone e quindi molto più morigeratamente mi son messa un pò scollacciata e via. il tavolo da pranzo apparecchiato con tovaglioli di carta-stoffa (capito no?) calici da vino e orrendi bicchieri di vetro grosso celeste che non centravano nulla. i piatti che si vedevano passare avevano a volta la forma orrenda di cilindri da prestigiatore, fortunatamente a noi piatti sobri e qualunquisti. in ogni tavolo uno di quegli oggetti che gozzano diceva le buone cose di pessimo gusto, i fiori in cornice, loreto impagliato e il busto d'alfieri, di napoleone, il caminetto un po' tetro, le scatole senza confetti,i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro, un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve, gli oggetti con mònito, salve, ricordo, le noci di cocco, venezia ritratta a musaici, gli acquerelli un po' scialbi,le stampe, i cofani, gli albi dipinti d'anemoni arcaici, le tele di massimo d'azeglio, le miniature,i dagherottipi: figure sognanti in perplessità,il gran lampadario vetusto che pende a mezzo il salone e immilla nel quarto le buone cose di pessimo gusto, il cùcu dell'ore che canta, le sedie parate a damasco chermisi (da l'amica di nonna speranza). presi un pò nelle soffitte e un pò sui banchi dei mercatini dell'antiquariato (antiquariato per modo di dire) la prima domenica del mese in piazza. il cameriere troppo troppo troppo sorridente ed ossequioso e non serve. non serve proprio controllare vino e acqua in continuazione e interrompere e irrompere in discorsi a un tavolo fatto di due. lista di vini, al minimo indispensabile per dire di averla e davvero troppo limitata. preso un cabernet lis neris da 0.375 che si cade in piedi sempre, ma che diventa il solito dopo un pò. antipasto di puntarelle di cicoria alla romana (con acciughe e capperi) notevolissime ma era più un preantipasto. primo: lasagne con spek, zucchine, fiori di zucca e pinoli: delicatissime. secondo: brasatino al nero d'avola non graditissimo (ma non faccio testo perchè non amo le carni fatte così) e trippa che mangio una volta ogni due anni ma con piacere! i secondi accompagnati da una polentina morbida e contorni nemmeno presentati. questi piatti serviti troppo velocemente, dopo un'ora c'era già chi ci elencava i dolci. intermezzo interessante: su alzatine dall'aria retrò mandarancini che danno un pò di colore a tutto e puliscono la bocca. prendiamo un bicchiere di ramandolo che di poco sa tranne che di esser stato aperto il giorno prima. dolce: tiramisù senza caffè con crema di mascarpone, castagne candite e scaglie di cioccolato fondente: e ci dicono che è fatto da poco. ma caspiterina toglilo dal menù allora! troppe cose in una volta sola. della serie vicini di banco: una signora chiccosissima e il suo educatissimo bassotto seduto su una copertina di pile blu scuro con un disegno di stelline sulla sedia accanto alla sua. signora sobriamente vestita di nero ma agghindata con una suprema collanona e un visone che le ho tanto invidiato e non solo perchè fa un freddo polare. in sostanza l'ambiente è molto bello, si mangia abbastanza bene, si beve normale e il servizio lascia troppo a desiderare.. i sorrisi è meglio siano usati con parsimonia, se si fanno a tutti non son più speciali.

post non scritto da sola.

foto da http://graphics8.nytimes.com/images/2007/03/27/travel/040107bebel-puntarelle.395.jpg