giovedì, 03 gennaio 2008
author: didaquellavera @ gennaio 03, 2008 14:49
category: viaggi, diario, arte, cucina, diario di viaggio, peggy, truman capote, le cose della vita, regine e principesse, vita da zia, le cose buone, dove non mangiare
comments: commenti (16)(popup) | commenti (16)
Commenti
#1   03 Gennaio 2008 - 15:46
 
Basta uno sguardo.
Comic Snans. E' chiaro.
Stai per leggere una spremuta di Dida.
Meravigliosa Principessa.

Affrontare da sola 6 Pollock è stato un po' da incoscenti, però!

Ma tu sei una adorabile scavezzacollo!

Perdersi a Venezia è un mio vecchio sogno.

... e io so che tu sai che io so.

Una setta in due.

f.

PS Mi piace leggerti dal basso. Quando il tuo morale è alto. ;-)
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#2   03 Gennaio 2008 - 16:16
 
e dopo questa lettura, come non riformulare l'invito che ti ho fatto nel post di single o zitella?
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#3   03 Gennaio 2008 - 16:47
 
Che bel post! Sapessi quanto mi piace perdermi a Venezia, uno di quei vizi da non perdere mai :-))
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#4   04 Gennaio 2008 - 13:50
 
Ciao,
il tuo blog è una piccola chicca deliziosa...
Complimenti
Ciao
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#5   04 Gennaio 2008 - 14:07
 
che strano posto venezia. anch'io mi perdo quando ci vado. viaggi in piena notte verso trieste o immersioni in qualche mostra. odio la venezia passatista dei deucthpullmann e dei turisti spetazzanti/sbadiglianti davanti ai monumenti dell'obbligo. ma che bella quella che non vede nessuno.
buon 08 madame!
ristora leggere delle vostre gesta.
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#6   04 Gennaio 2008 - 17:51
 
Madonna Friulana,
leggiamo nel vostro profilo che proprio non siete astemia, ergo in giorni bui come questi ci pare assurdo fermarsi a disquisire sul pessimo mangiare a venezia, sui villani camerieri venziani.

Il mondo ha oggi bisogno di ben altre certezze: che nome dare all'ex Tocai friulano!!!!

Leggiamo che presto sarete ad Amsterdam con Messer Perditempo;
sarete accolta come vuole il vostro rango.
Una preghiera: prima di arrivare alla nostra magione, fate un salto all'arco dell'homo sapiens.

Ci inchiniamo e vi baciamo il tatuaggio.




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#7   05 Gennaio 2008 - 16:14
 
io continuo a chiamarlo tocai e vengano anche a dirmi qualcosa.
li aspetto.

dd.
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#8   05 Gennaio 2008 - 16:33
 
Maestra Donatella,
e fai pure bene a chiamarlo tocai, ma gli ungheresi non sono daccordo e, quindi, per venderlo devi cambiargli nome.
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#9   05 Gennaio 2008 - 16:38
 
sul tocai l'ultima parola non è ancora detta. anche se non ne bevo tanto chiamarlo come lo chiamano adesso è al limite del penoso..

dd.
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#10   05 Gennaio 2008 - 16:46
 
Ogni volta che mi innamoro, la prima gitarella che faccio con la mia Lei è proprio a Venezia da peggy. Il bacio più bello della mia vita l'ho dato davanti a "Il regno della luce" di Magritte. Ah, sublime "Locus amenus"...
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#11   05 Gennaio 2008 - 16:50
 
@conte: portarLe da peggy è una bella prova.. non è da tuttE, potrebbe capitare che poi ti sconnetti nell'innamoramento. peggy ha gusti difficili e sopporta raramente.

dd.
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#12   06 Gennaio 2008 - 16:44
 
Ma io mica mi fidanzo con la prima sciampista...Forse son più esigente della cara Peggy in fatto di relazioni!
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#13   06 Gennaio 2008 - 17:28
 
@caro conte: questo lo so, più che augurarlo. ma la cara peggy è stata sempre esigente in artisti ma poco in maschi. è stata convinta di volerli preziosi e diversi, ma dire che era esigente in questo settore mi sembra un' inutile esagerazione, nell'esistenza di chi ha fatto dell'esagerazione -in ogni direzione- un modus vivendi. vicino a Voi nessuna sciampista m'immagino, ma creature autogestite e munite di grandissima quantità di materia grigia, e se vogliamo anche un bel paio di tette -non troppe-.

omaggi

dd.
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#14   10 Gennaio 2008 - 10:47
 
"Indossai un orecchino di Tanguy e uno di Calder, per dimostrare la mia imparzialità tra l'arte surrealista e quella astratta"

Fantastica :)
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#15   10 Gennaio 2008 - 11:52
 
@fairy: decisamente, la facciamo tanghica ad honorem anche se non ho letto da nessuna parte un qualche amore per il tango. ma lei ballava -e sballava- cmq dentro. e fuori.

dd.
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#16   16 Gennaio 2008 - 21:35
 
Se volete leggere di peggy:
Con Peggy Guggenheim. Tra storia e memoria
Barozzi Paolo ; Marinotti 20 €
Peggy Guggenheim. Una vita leggendaria nel mondo dell'arte
Gill Anton ; Baldini Castoldi Dalai 25 €
Peggy Guggenheim. Una vita per l’arte. Confessioni di una donna che ha amato l’arte e gli artisti.
Prefazione di gore vidal; rizzoli 17 €
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Commenti

ritrovo-peggy2passare un mercoledì feriale a venezia è una delle cose per cui vale la pena vivere! l'dea era di andare a pranzo da peggy. uno di quei sogni che sembrano irrealizzabili finchè ci si rende conto che non è poi così tanto impossibile da fare. fa freddo ma è una giornata di cielo terso, troppo per la neve che avevano promesso. niente guida niente piantina lasciatevi perdere da venezia, sempre. la cosa bella è che anch'io ieri mi son perduta, dopo tanti anni a passeggiare per venezia per diletto o per studio, non credevo fosse possibile e invece venezia mi ha fatto un regalo: mi ha fatto di nuovo perdere! persa fra far foto e guardar gente arrivo quasi a rialto completamente disorientata, strano perchè il mio senso dell'orientamente è come quello dei fenicotteri quando svernano. chiedo a una commessa (non di quelle che cerca la diresion  della foto) -scusa per la  guggenheim vado di la? e lei la meravigliosa commessa -gugghenaim?  ok va bene, si grazie seguo il mio istinto da fenicottera. dopo solo dieci minuti d'isteria zona rialto mi catapulto nella mia venezia, quella vuota e silenziosa anche se è a due passi o direttamente sul canal grande, quella delle gondole parcheggiate e vuote dalle americane innamorate e che si meravigliano -ed è straordinario- per ogni cosa! si va per campielli dove vivono le persone, si curiosa dentro qualche finestra, qualche giardino, qualche corte sconta detta arcana. e si arriva da peggy, ad ora di pranzo. da peggy si parla only in english perchè i ragazzi che ci lavorano son per la stragrande maggioranza anglofoni, o quell'italiano declinato all'inglese che fa così simpatia. devo dire che mi son aspettata troppo. peggy andava all'harry's bar anche con truman (che era sempre a dieta e quindi mangiava solo pesce!) per pasteggiare e vivere. quindi mi aspettavo un posto dove pranzare che fosse -democraticamente- all'altezza della padrona di casa, dove esser trattati bene, quasi a coccole e circondati da un pò di lusso. ma non lo è. mi aspettavo un pranzo a casa di peggy che fosse all'altezza di chi c'era dentro e che non fosse solo un punto di ristoro per quanto approssimativo, di quello che capita altrove dove bere o anche cibarsi senza divisioni di sale o salette. tavolo pro giardino direttamente su vetrata. menù sporco, servizio tremendo. camerieri che fanno commenti a voce alta sgradevolissimi sugli ospiti e come se non bastasse bestemmiando pure.. un delirio! ci salviamo con un tortino di radicchio di treviso che non era male se solo non fosse stato scaraventato nel piatto e lasciato così com'era, due bicchieri di vino rosso che è viola e anonimo e un'insalata che dev'esser passata prima di finir a tavola, in rianimazione. non ho le posate. arrivano solo dopo un rincorrersi a voce alta di tre camerieri, tre. l'umore cmq non era minimamente intaccabile da niente e nessuno, di nuovo da peggy e di nuovo a godermela in tutta la sua aristocratica follia. c'è da godere nell'origliare e nel guardare le altre persone che hanno avuto la sventura di pranzare in un ambiente leggendario che ha ospitato prima di peggy la marchesa luisa casati, alias korè amante di d'annunzio, ma gestito da incompetenti maleducati. basterebbe poco a creare uno spazio gastronomico ad hoc, e non per tutti. dopo il caffè attraverso il giardino e mi lascio affogare durante la mia immersione nelle stanze del quotidiano di peggy. stranamente e familiarmente circondata da quadri che son talmente famosi da far fatica a convincersi che non son foto o riproduzioni che si stanno ammirando ma che son proprio GLI ORIGINALI. davanti a picasso mi fermo quasi solo per accarezzarlo e saluto educatamente come si confà anche braque, di nuovo e ancora. sopporto pochissimo magritte, m'inquieta dopo troppo poco. pegeen invece mi piace moltissimo. ernst fa scoccare scintille in quella testa che ha già grilli che fanno acrobazie e cavilli da leggere con attenzione perchè son scritti in piccolo-piccolo, cosa ne può venir fuori sarà una sorpresa. brancusi che mi fa scivolare lo sguardo fino a inseguire linee immaginarie che proseguono e sfuggono. peggy mi fa un altro regalo, per quasi 5 minuti rimango sola con 6 pollock a circondarmi di violenza, alcool, sfuriate e sofferenze, schizzi di colore che macchiano anche me. esco senza fiato. sfinita, felice in estasi per questo posto che ogni volta continua a stregarmi. passeggiata lunga fra negozi giacche leggere quasi impalpabili e soffici  da gay-pride o dandy dell'ultim'ora, personaggi importati da venezia perchè solo qui trovano il loro habitat naturale. solo qui, signorine che arrivano in treno con uno stock di valigeria vuitton che nemmeno alla boutique a san marco ne hanno tante in assortimento. fa freddo quando arriva il buio, m'infilo nel baccaro-jazz per un irish cofee con l'idea di gustarmi mezz'ora di estreme piacevolezze e la indovino: ne fanno parte anche una coppia di -miei-coetanei americani che pieni di pacchetti da shopping, ordinano e seccano -il tutto in due minuti- una redbull con dentro uno schottino di jeger.. tks miss peggy