lunedì, 28 aprile 2008
author: didaquellavera @ aprile 28, 2008 17:20
category: cinema, diario, cucina, le cose della vita, le cose buone, favole per grandi
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Commenti
#1   28 Aprile 2008 - 17:21
 
Saluti da Maria
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#2   28 Aprile 2008 - 17:26
 
dieci a uno che non ha letto neanche una riga di nulla.

dd.
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#3   28 Aprile 2008 - 17:34
 
Sempre bello leggerti.... e bello sentir parlare di vino nero.... o meglio di "vin neri"... mi ricorda il Friuli...
Sideways l'ho visto al cinema e mi era piaciuto davvero molto. Mi hai fatto venire voglia di rivederlo..

Ps. per saltare di palo in frasca.. ho messo "le mano nel culo dei pesci" indossando un tacco nove... Hai proprio ragione: la riuscita è garantita!

;-)

Luana
utente anonimo

#4   28 Aprile 2008 - 19:58
 
Principessa, tu che sei Regina delle Principesse avrai notato che, tu stessa da subito, hai chiamato il TUO vino definendolo Torbato Sardo. Ecco, nel film tutto questo non c'è. Riciclo un commento lasciato in un altro accampamento :

Tempo fa vidi un film che prometteva bene. Il titolo è Sideways. In viaggio con Jack. Un film ‘on the road’ dove un tizio gira la California con un altro amico in una ultima vacanza di addio al celibato. E durante il loro viaggio, bevono vino. E lo cercano direttamente dai produttori. Pinot Nero, Syrah, è così che chiamano i vini. Col nome del vitigno. Ora, gli americani che fanno un film sul vino è come se il vaticano facesse un film porno. Mi chiedo cosa ne sanno. Perché vino, per noi, vuol dire tradizione, cultura (con scolarizzazione ma cultura di popolo, delle genti), ambiente, luoghi. I nostri vini migliori si chiamano Chianti, Brunello di MONTALCINO, persino un vino bianco buonissimo e profumato non ha altro titolo che essere un BIANCO di PITIGLIANO. Capite? Non ha altro valore se non essere di PITIGLIANO. Nelle valli californiane puoi portare il Syrah o il Greco. Ma Tufo resta qui. GRECO di TUFO. Gavi. Si. Ma Gavi di GAVI. Ora, che il protagonista decida di bersi un vino raro e molto costoso mangiando un panino da Mc Donald’s, spiega il loro rapporto col vino. Per loro, barbari, il vino è una bevanda. Per noi è un pezzo di territorio. Un luogo. Non un liquido. L’avvicendarsi delle generazioni del luogo, affina nei secoli la capacità di fare di un vitigno un capolavoro. Se ti capiterà di bere un Sagrantino di MONTEFALCO, scoprirai che per chiamarsi così, deve essere fatto con 100% uve Sagrantino (il Rosso di Montefalco è mischiato con uve Sangiovese) e, soprattutto, deve essere di MONTEFALCO.
Dimenticavo … prova una bottiglia di Sagrantino di Montefalco della Azienda Antonelli. La tenuta agricola appartiene agli Antonelli dal 1881!. Loro, i barbari, passeggiavano sulla ‘loro’ terra da 389 anni! Barbari.

Regina delle Principesse e dei Post. Poche righe magnifiche in cui si vedono i tappeti e la luce ed il Principe Azzurro, in questa occasione, è un po' verdino per effetto del giallo; profumato di Sardegna.

f.
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#5   29 Aprile 2008 - 11:27
 
MI intrometto qui per una lieve polemica (la padrona di casa non ne sarà sorpresa...). Io credo che non si debba essere così rigorosi (mi riferisco al commento di Ferlinghetti), vero che gli americani sono ancora produttori "giovani", vero che non hanno tradizione ma mi urta il modo altezzoso con cui ci si pone verso i nuovi produttori del vino. Quando studiavo a siena, spesso capitava di andare in giro per colli colme di vigne, talvolta capitava di vedere camion targari BA, LE etc. etc., se ne parlava già 20 ani fa' di questo mescolare vino del sud con il famoso chianti; anche qui hanno fatto cose spregevoli nel mondo del vino e la tradizione è magnifica cosa se ben gestita. Un ultimo "appunto", anzi una piccola sollecitazione, prova (provate) se vi capita il Sagrantino di Montefalco di Bea, Antonelli è un gran bel produttore (ho bevuto un magnifico Sagrantino del 94 ma ultimamente si è un po' "seduto" sugli allori..) di cui preferisco il Sagrantino PAssito.
Ciao
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#6   29 Aprile 2008 - 11:44
 
Anche annodare i tappeti!!! Ma sei davvero una donna pazzesca!

Curiosità, dove hai imparato?



ps Melina è passata anche da me più volte, hai ragione te.... :-)
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#7   29 Aprile 2008 - 12:17
 
ot
stavo guardando l'album fotografico.
il tuo gatto è meraviglioso, con quelle espressioni!
e ho notato che i padroni dei gatti amano fare tutti le stesse cose :)
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#8   29 Aprile 2008 - 17:00
 
@luana adorata: tacco nove e mani nel culo dei pesci sono la ricetta giusta per una serata come si deve. e son felice che tu l'abbia provata con successo.

@ferlinghetti: di vini e zafferani ne sappiamo. che poi ci siano anche pesci o verdurine, vien da dire che si tratti di optional.

@rebusrebus: l'esser cazzoni è la conditio qua non per amare i vini in bottiglia che possano dire qualcosa a noi. questi commenti, che san tanto di esser stati scritti con le labbra ancora salate dal mio torbato sardo, non potrebbero che esser leggermente e soavemente polemici nei confronti di altri luoghi e altre cantine. noi, e nel noi c'è tutta l'italianità che fa di un peninsularo -come tutti noi- un cazzone partigiano, abbiamo la difesa dei nostri vini nel dna.
e polemica sia.
a parte l'inutile melina, e il visionario moltorumoreper (ma spero di sbagliarmi) che ha visto nel mio mediabook gatti (?) sono sicura
che gli altri abbiano col vino un rapporto di intima sorellanza. e non usa fratellanza. il vino qui, non è mai casuale, racconta e fa raccontare, insegna, si fa buttar giù nei lavandini, fa storcere il naso, se, anche dopo averlo fatto respirare, trattiene ancora un fastidioso umore di tappo. qui si fanno differenze fra vini bianchi e rossi e bollicine, ma non se ne esclude uno a priori per preferirne un altro. fa la differenza sempre. fa la differenza in una cena infrasettimanale che non ha nulla di particolare sennon il raccontarsi anche sul divano le sconfitte, ma quasi sempre le vittorie avute alla fine di una giornata. fa la differenza quando ci si sbronza di bollicine, che non sono quelle che si comprano col panettone a 6 € tutto compreso. fa la differenza cucinare con un bicchiere ghiacciato in mano. fa la differenza in un pranzo che inizia a bollicine e fragole in una soffitta di trieste dove si parla dei sistemi cosmici, di scarpe, di piselli e poi si va dal parrucchiere dove una sola deve farsi il taglio. fa la differenza quando si è a tavola e si sentono i vetri che si infrangono. fa la differenza quando si è sull'amaca d'estate e si sento i vetri cantare -incredibilmente la stessa canzone che abbiamo dentro in quel momento, e come facevano a conoscerla anche loro chi lo sa.

sono i particolari a rendere le cose uniche e nostre, e il vino, il nostro vino, adorati, non è da tutti.

@pimpra: lavorai e restaurai tappeti persiani e imparai.

dd.
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#9   29 Aprile 2008 - 18:13
 
...mi viene in mente una pubblicità...di quando ero bambina...la cera LIU'..."un tappeto di luce"...
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#10   29 Aprile 2008 - 18:41
 
@didilla mia adorata: è esattamente così. E' la qualità dell'emozione a rendere il gusto speciale. Che sia un'emozione buona o cattiva "non fa differenza" (passami il paradosso), segna indistintamente un'appartenenza.
Io spero che i miei ricordi siano più bollicine e fragole, come non disdegnerei nemmeno quelli a dolcetto di dogliani. Ma ora che ci penso basta anche una base di Planeta e stare per la prima volta (o sempre come la prima volta) intorno ad una tavola apparecchiata con la tovaglia e i piatti fondi sopra ai piatti lisci e i regali di natale vicino alle posate, o una cena a due alla vigilia di un inizio più triste del previsto.. che poi a guardarla ora non rimane neanche tanto amaro. E i vetri rotti, solo l'idea mi fa accapponare la pelle. Però sì, ci sono anche quelli. Saremo brave a non romperli. O a volte, se proprio non sarà stato possibile, saremo brave a non tagliarci con i frammenti. Saremo brave.
Ieri sera Frant con mostarda di anguria bianca e il sopracitato dolcetto, che sarebbe stato meglio uno chardonnay molto morbido e fruttato rotondo, ma va bene così.
A quando la cena dalla tanghica mancante? Anzi, pranzo. I pranzi sono meglio ^^
F.
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#11   29 Aprile 2008 - 19:16
 
come è vero ... il vino fa sempre la differenza.
Che sia un uvaggio, che porta il nome del podere o del paese in cui prende vita, oppure che sia un vino in purezza, che si chiama come il suo vitigno (cosa ancora molto frequente nei vini friulani e altoatesini) l'importante è che sia fatto bene... con amore. Allora sì che esprimerà tutta la poesia dei suoi luoghi, tutta la passione di chi l'ha vendemmiato eppoi l'ha seguito pazientemente in cantina...
Dici bene.
Fa la differenza.
Certe conversazioni con una coca-cola in mano non sarebbero le stesse..certi piatti trovano degna consacrazione solo se ben accompagnati dal giusto calice.
E non solo una questione di cupidigia enogastronomica...
E' tutto quello che c'è dietro...la storia.. le tradizioni...
è l'atmosfera che si crea... è la gioia della condivisione delle cose buone....
è tutto quello che tu magnificamente hai descritto...

Cin cin

Luana
utente anonimo

#12   30 Aprile 2008 - 10:24
 
Sempre stato convinto che siano i particolari a fare la differenza, non solo nel vino. Anche convinto che non sia per tutti, semplicemente perchè non tutti vivono le cose con la stessa intensità ed il vino non è una semplice bevanda, è molto di altro, molto.
utente anonimo

#13   30 Aprile 2008 - 19:28
 
che si palesi l'anonimo.

dd.
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Commenti

sidewaysieri pomeriggio ho rimesso i nodi a un bakthiari che una tarma aveva usato come desco. erano anni che non lavoravo su un tappeto. il fatto di aver fatto un buon lavoro mi ha soddisfatta non poco, dopo una prima prova non incoraggiante, ho ripreso ad annodare come se non avessi mai smesso. i tappeti hanno un odore magnifico e particolare che non va tolto, e che pochi, al solito, sanno sentire. i tappeti vanno vissuti, senza pietà, con poche attenzioni e senza paura. in una sala inondata di luce ho spalancato, poi, le finestre, mi sono buttata sul divano e mi sono goduta il sole sui piedi e un film che da tanto aspettavo di vedere, sideways ha già qualche anno e probabilmente tutti l'avranno già visto. mi è piaciuto molto. mi sono trovata completamente immersa in strade che ho percorso anch'io, e mi mancava un bicchiere di vino in mano per stare al passo con le immagini. bicchiere che qualche ora dopo è arrivato, riempito di un torbato sardo, in una cena insolitamente silenziosa e piena di pensieri che sembravano rimbalzare su fronti e pareti come palline da flipper. vino. scoperto da pochi anni ma già viziata senza conoscerlo abbastanza, o quel tanto che basta per farsi viziare. senza cassare tutti i bianchi o tutti i neri o tutte le bollicine come spesso capita con razzisti del vino. mettendo il naso dentro e guardando attraverso il bicchiere pieno, chi, dall'altra parte del tavolo, alza il calice per un cin cin.