category: cinema, diario, cucina, le cose della vita, le cose buone, favole per grandi
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ieri pomeriggio ho rimesso i nodi a un bakthiari che una tarma aveva usato come desco. erano anni che non lavoravo su un tappeto. il fatto di aver fatto un buon lavoro mi ha soddisfatta non poco, dopo una prima prova non incoraggiante, ho ripreso ad annodare come se non avessi mai smesso. i tappeti hanno un odore magnifico e particolare che non va tolto, e che pochi, al solito, sanno sentire. i tappeti vanno vissuti, senza pietà, con poche attenzioni e senza paura. in una sala inondata di luce ho spalancato, poi, le finestre, mi sono buttata sul divano e mi sono goduta il sole sui piedi e un film che da tanto aspettavo di vedere, sideways ha già qualche anno e probabilmente tutti l'avranno già visto. mi è piaciuto molto. mi sono trovata completamente immersa in strade che ho percorso anch'io, e mi mancava un bicchiere di vino in mano per stare al passo con le immagini. bicchiere che qualche ora dopo è arrivato, riempito di un torbato sardo, in una cena insolitamente silenziosa e piena di pensieri che sembravano rimbalzare su fronti e pareti come palline da flipper. vino. scoperto da pochi anni ma già viziata senza conoscerlo abbastanza, o quel tanto che basta per farsi viziare. senza cassare tutti i bianchi o tutti i neri o tutte le bollicine come spesso capita con razzisti del vino. mettendo il naso dentro e guardando attraverso il bicchiere pieno, chi, dall'altra parte del tavolo, alza il calice per un cin cin.









