mercoledì, 11 giugno 2008
author: didaquellavera @ giugno 11, 2008 14:21
category: diario, cucina, dove mangiare, le cose della vita, le cose buone, le mani nel culo dei pesci
comments: commenti (8)(popup) | commenti (8)

wwwhabitatcouk1la cucina è uno dei posti più pericolosi al mondo.
per cucinare una suicid (solo per esperti di t9), peraltro riuscita, ho rischiato la vita: una padella messa male anzi malissimo nell'asciuga piatti mi si è schiantata in fronte lasciandomi sanguinolenta e sola in casa. son stata due ore in dormiveglia con il ghiaccio sulla ferita a sentire crescere il bernoccolo e guarducchiare un documentario sulla grande muraglia. poi stamattina le bidelle hanno detto che non avrebbero mai creduto alla storia della padella che mi cade addosso, alludendo invece a mie spericolate performance erotiche ed acrobatiche. spero che non mi rimanga il segno, nel caso mi sembrerà di esser ancora un pò di più harry potter. adesso così con la ferita sulla fronte mi si può dare più di una interpretazione, bidella docet. per la suicid invece, che è di una semplicità che assomiglia quasi ad un insulto per le nostre doti culinarie, prendete un rotolo di pasta sfoglia, 250 grammi di crescenza, 4 uova, grattate un pò di grana padano e un mazzo di asparagi bianchi che lesserete e tagliuzzerete.  al solito stendete con le vostre manine sante la pasta in una bella tortiera, fate fondo con qualche fetta di speck di SAURIS, poi sopra mettete il composto dato da uova, grana, crescenza, asparagi e un cucchiaio di basilico tritato tutto mescolato con buona grazia e buon umore. in forno a 200 gradi per una mezz'ora. non perdetela d'occhio perchè tutto dipende come al solito dal forno. per la buona riuscita della suicid aprite tutti gli stipetti di casa finchè una padellata vi colpirà di sorpresa, lasciandovi nel mezzo della cucina, con miles davis come unica compagnia che purtroppo non potrà nemmeno passarvi il disinfettante, altrimenti se tutti i vostri arnesi sono in sicurezza, fatevi una pasta.

giovedì, 05 giugno 2008

820_1553_019sscarpe di carrie, borsa di miranda, vestito di charlotte e senza slip come samantha.

che film si va a vedere stasera dopo aver cenato sushi? ;)

AGGIORNAMENTO DEL 6 GIUGNO
non sarà un capolavoro d'autore? e allora? qualche donnetta schifata CI tratterà come povere imbecilli perchè NOI andiamo a vedere il film e abbiamo i dvd delle serie vicino al lettore? e allora? ci tratteranno anche peggio quelle che SI VANTANO di non avere mai visto una puntata una su la7? e allora? ci siamo divertite! tanto! abbiamo riso! abbiamo ascoltato i nostri tacchi che neanche le sfilate col passo dell'oca sulla piazza rossa a mosca. anche se diciamolo pure.. del passo dell'oca si è trattato pure ieri sera! :)
e sempre più siamo convinte che le cose vanno male, vanno meno male di quello che sembra se abbiamo una vuitton a tener pacchi formato famiglia di fazzolettini di carta e un tacco nove di manolo o christian, ma anche di barska o di guess o di comme, a sostenere teneramente i nostri incerti passi, in attesa che possano tornare sicuri.
la femminilità non si nasconde dietro ad uno sbandierato femminismo che sempre di più assomiglia ad un mascolino maschilismo senza pisello.

domenica, 25 maggio 2008
author: didaquellavera @ maggio 25, 2008 11:10
category: diario, cucina, le cose della vita, dove non mangiare
comments: commenti (4)(popup) | commenti (4)

melaci siamo andati diverse volte nell'ultimo anno, in ogni stagione. è in un posto molto bello, tovaglie impeccabili, con un panorama sulle nostre colline che si vede dai tavoli messi fuori sotto una pergola: cene con le zie, merende autunnali, con amici, con le candele accese a fare una serata romantica -bastasse solo una candela-, ma non mi sono arresa ho continuato a cenare li ogni tanto. una possibilità via l'altra, ma hanno sbagliato sempre qualcosa. ora mi chiedo,  -come al solito- se conta esser giovani o adulti, nobili o borghesi, conosciuti o anonimi per avere un trattamento decente in un locale -ben frequentato- dove si va non a nutrirsi ma per soddisfare il piacere del gusto. ieri sera siamo arrivati tardi, sale piene e poco personale. il menù cambia spesso e non ho trovato mai le stesse cose. dopo l'ordine, anche di una bottiglia della loro fornitissima cantina, ci portano un saluto dalla cucina, carini ma non dicono cos'è e non l'ho capito, troppo top di aceto balsamico che sovrasta gli altri sapori. antipasti: saccottino di pasta filo con asparagi su dadolata di verdurine croccanti, piaciuto, molto delicato. intanto il vino non arriva (finiti gli antipasti), ci avvisano che il cabernet sauvignon di iacuz che avevamo scelto non c'è, perchè non lo si scrive in lista? stesso vino ma de lis neris. i bicchieri li abbandonano tutti insieme in tavola il cameriere sparisce ma il vino non arriva, chiediamo al tizio "ah, non ve l'ho portato?". il filetto che avevo chiesto molto al sangue, il sangue non sa più cos'è da un pezzo. non va meglio ai miei compagni di merende che si arenano sui piatti. la bottiglia d'acqua in più che avevamo chiesto dopo gli antipasti è arrivata coi caffè, non sentiamo neanche i dolci e ci mettiamo fuori sotto il portico -stupendo- a bere una grappa che ci offrono. peccato! peccato perchè a me il posto piace, la cantina che offrono (è anche enoteca) è ottima ma mi hanno dato la sensazione di non esser attenti ai tavoli di tutti, solo di qualcuno. se avete una seratina speciale in mente, chiamate il commissario leoni del bibendum e fatevi coccolare come solo il commissario leoni sa fare.

immagine da http://elkmserver.sdf.unige.it/blog-epict/storiedamangiare/files/2007/11/mela.jpg

venerdì, 23 maggio 2008

820_5021_008sun libro bellissimo da finire di leggere con calma ed esclusività, voglia di ballare tango che sfogherò martedì, un risotto che fa chi è più scalzo di me, uno spritz con aperol fatto in casa con il ghiaccio a forma di puzzle, piedi scalzi sul tappeto, uno smalto melanzana da piedi da urlo, piedi da urlo, il cielo di un grigio burrascoso, una pioggia che promette una notte di sonno profondo, i tacchi che fanno rumore in un collegio docenti infinito, i miei fumi di londra incazzati che sbroccano e sono apprezzati perchè esagerati e quasi mai inutili, la gita di lunedì con la truppa della V b e i miei stivali da pioggia neri coi cuori colorati.. non si può pretendere che sappia fare anche una lavatrice giusta, ma si può pretendere che poi tutte le cose diventate grigio topastro per colpa del mio golfinetto nero finito chissà quando e chissà perchè nella divisa da vergine vestale buttata nel cesto della biancheria, tornino bianco splendente dopo il magheggio con quel prodotto meraviglioso della grey. venerdì da strega che un pò strega. 

domenica, 04 maggio 2008
author: didaquellavera @ maggio 04, 2008 11:42
category: libri, diario, cucina, cronaca, dove mangiare, le cose della vita, le cose buone, dove non mangiare
comments: commenti (1)(popup) | commenti (1)

tuttoperunaragazzache non vi passi nemmeno per l'anticamera del cervello di spendere 15 € per questo libro che magari potrebbe piacere ed emozionare qualche sedicenne. i due si frequentano da poco, lei rimane incinta. solo che hanno 16 anni e vanno ancora al liceo. continuo a pensare che se si fanno due o tre libri buoni poi si può anche vivere di rendita e farsi pubblicare queste cose solo per il nome che si ha. dubito fortissimamente che se avessi mandato io questo scritto a guanda l'avrebbe pubblicato, forse nemmeno letto. colpa mia comunque, potevo lasciarlo nello scaffale, e mi è passato anche per la testa, appena finito, di riportarlo alla feltrinelli e farmelo cambiare, visto che non l'ho nemmeno rovinato un pò. ma certe cose non si fanno. 

altro: enoteca il purgatorio a scodovacca di cervignano -ud- ieri sera a cena. della serie vojo ma no posso. detesto essere sottovalutata, soprattutto in queste situazioni. si mangia fiorentina, e anche se si presentano con una buona scelta di affettati anche toscani -notevole la mortazza con il tartufo- lasciano molto a desiderare per il resto. il locale è carino, rustico e caldo, con le braci per cuocere la carne in sala. i piatti arrivano caldi, ma un quarto d'ora prima della fiorentina. fiorentina buona ma praticamente ghiacciata dentro, sarebbe il caso di farla uscire dal frigo un pò prima. vini: aperitivo franciacorta, bollicine bevibili. una lista dei vini che non ho guardato mostra una serie di cantine chianti. ci propone una magnum, che poi non ha. prendiamo due bottiglie di chianti, dove avergli detto che cosa volevamo, ci porta i due chianti con meno carattere esistenti sul mercato. e quelli che casualmente costano meno. in certi casi si fa una figura migliore dicendo quali sono le bottiglie disponibili e quali i prezzi. d'altronde non essendo sommellier non ci è possibile conoscere tutti i chianti, e se si va in un'enoteca qualcuno dovrebbe occuparsi della cosa al posto degli ospiti, altrimenti andavo in un supermercato. ci spostiamo fuori dopo cena per i caffè e su ogni tavolo lavanda. lavanda finta. detesto i fiori finti.  

altro ancora: menomale che però si va a pranzo dal magnifico signor darko che ci strega e ci ammalia ancora una volta e non solo con le meraviglie gastronomiche che riesce a presentare. ripeto, non ho mai mangiato meglio. mai, da nessun'altra parte nel mondo, e pensare di averlo a cento km da casa, non può far altro che commuovermi. sono rimasta estasiata dalle mazzancolle crude appena uscite dal mare e riposte su un gelato cremosissimo e non dolce al limone, il resto di conseguenza. il signor darko ci scuserà se non pubblicizziamo nel dettaglio la sua meravigliosa dimora, ma preferiamo non svelare troppo di questo angolo prezioso dove però tutti i ristoratori dovebbero andare a prendere lezioni. anche di buone maniere.

lunedì, 28 aprile 2008
author: didaquellavera @ aprile 28, 2008 17:20
category: cinema, diario, cucina, le cose della vita, le cose buone, favole per grandi
comments: commenti (13)(popup) | commenti (13)

sidewaysieri pomeriggio ho rimesso i nodi a un bakthiari che una tarma aveva usato come desco. erano anni che non lavoravo su un tappeto. il fatto di aver fatto un buon lavoro mi ha soddisfatta non poco, dopo una prima prova non incoraggiante, ho ripreso ad annodare come se non avessi mai smesso. i tappeti hanno un odore magnifico e particolare che non va tolto, e che pochi, al solito, sanno sentire. i tappeti vanno vissuti, senza pietà, con poche attenzioni e senza paura. in una sala inondata di luce ho spalancato, poi, le finestre, mi sono buttata sul divano e mi sono goduta il sole sui piedi e un film che da tanto aspettavo di vedere, sideways ha già qualche anno e probabilmente tutti l'avranno già visto. mi è piaciuto molto. mi sono trovata completamente immersa in strade che ho percorso anch'io, e mi mancava un bicchiere di vino in mano per stare al passo con le immagini. bicchiere che qualche ora dopo è arrivato, riempito di un torbato sardo, in una cena insolitamente silenziosa e piena di pensieri che sembravano rimbalzare su fronti e pareti come palline da flipper. vino. scoperto da pochi anni ma già viziata senza conoscerlo abbastanza, o quel tanto che basta per farsi viziare. senza cassare tutti i bianchi o tutti i neri o tutte le bollicine come spesso capita con razzisti del vino. mettendo il naso dentro e guardando attraverso il bicchiere pieno, chi, dall'altra parte del tavolo, alza il calice per un cin cin.     

martedì, 01 aprile 2008

fork02la suicid, in tinovese sarebbe la quiche. d'ora in avanti suicid. mettetevi un paio di scarpe meravigliose col tacco almeno da nove (tipo le mie bianche e rosse), andate dal fruttarolo, quello machissimo e peloso sui 45, che quando chiedete delle zucchine, fra le righe -che voi peraltro leggete benissimo- vi dice quello che vi farebbe tutt'altro che con le zucchine. chiedetegliene tre e con civetteria ottocentesca da donzella sprovveduta,  insinuate: "di misura media".  dopo aver fatto innalzare il vostro ego a livelli inaspettati per le volgarità che riuscirete a produrre nell'elemento e dopo aver sentito gli occhi del suddetto machissimo peloso fruttarolo scavallare fra tutti i vostri luoghi più sacri, potete andare a casa e mettervi ai fornelli, avendo però l'accortezze di prendere anche 150 grammi di caprino fresco e del pesto. le scarpe vanno tenute per la buona riuscita della suicid. se la fate con le ciabatte non vi viene, vi avviso. quindi, ragazze, procediamo: prendere un rotolo di pasta brisè o sfoglia, stenderla in una teglia e bucherellarla con i rebbi di una forchetta (per inciso quando un maschio mette in un discorso i rebbi di una forchetta può chiedermi di intestargli il conto corrente e io lo faccio), spalmare alcune cucchiaiate di pesto sulla pasta sfoglia o brisè. accendete il forno a 180 gradi. tagliate le zucchine e le fatele morire per dieci minuti in un soffritto di olio e aglio, so che siete femmine e quindi l'aglio lo lasciate li e non vi farà paura. metà delle zucchine vanno messe sulla sfoglia e il pesto, spezzattate con le punte delle dita il caprino e sparpagliatelo, con le dita ho detto, sporcatevi quelle manine! l'altra metà delle zucchine va a coprire il tutto. a parte sbattete due uova con un bicchiere di latte e una solenne grattata di grana -io lo gratto grosso- . attenzione a quanto latte mettete, qui si fa la differenza. alla fine della cottura la farcitura non deve risultare liquida. in forno per 25 minuti a 180 gradi. da mangiare tiepida, la sera con una bottiglia di bollicine o anche il giorno dopo per una tarda colazione prima di tornare a letto a consumare qualche centinaio di calorie. fatemi sapere.   

foto da http://pollycoke.files.wordpress.com/2007/03/fork02.jpg

sabato, 01 marzo 2008

scampi1scrivere in un sabato mattina, [con la lampada accesa perchè fuori la nebbia fa da padrona e attutisce tutti i rumori, di luce non ce n'è abbastanza, ho i piedi scalzi e gelati] ed essere in pace è una situazione rara e momentanea ma superba. da mesi aspettavamo di andarci, per una cosa o per l'altra è stata sempre rimandata questa spedizione gastronomica, ma ieri sera siamo partiti. cena prenotata con anticipo in slovenia GOSTILNA-TRATTORIA "ZA GRADOM" RODICA -SEMEDELA- domenica e lunedì chiuso. solo pesce. prenotate perchè è sempre pieno. a ragione. entrate in una trattoria con i bagni nuovi, impeccabili e pulitissimi ma con l'impronta delle gostilna che si frequentavano da piccoli con la mamma e il papà quando si andava in vacanza, o solo a fare un giro alla domenica in quella che era ancora la jugoslavia e si diceva "andiamo in jugo" e si spendevano pochi dinari e ti facevano casini al confine sempre per cazzate. mi ricordo che quel confine mi faceva paura, più di quello austriaco. ma son passate guerre e anni, son cadute certezze e confini, non ci son più controlli e lo vedo per prima su di me. sia le guerre, gli anni le certezze e i confini che son caduti. quindi vi accompagneranno al tavolo a voi destinato, accenderanno la candela e arriverà velocemente il vino (chardonnay in primis e malvasia poi), l'acqua il pane a forma di riccio (fantastico!!!) in attesa del protagonista assoluto della situazione. il signor darko. blocchetto alla mano, papillon rosso cupo al collo e gillettino in lana blu teso sulla pancia e con gli ultimi bottoni sfuggiti alla tensione, vi imbavaglierà a seconda di quello che sceglierete di mangiare. non dice il menù. lo recita, lo interpreta e non è chiaro se siamo noi a prenderlo in giro con risatine strozzate o è lui che gode della sua magnifica ripetuta esibizione. il menù anche se solo scritto sarebbe eccellente, esposto da lui è indimenticabile, l'astice ha un sospiro, il gransoporro uno svolazzo fatto con la mano, l'orata uno sguardo al soffitto che diventa cielo. è la recita che faceva gasmann della divina commedia trasformata in sollazzo teatral-gastronomico. gli antipasti son scampi crudi con pepe rosa presentati su una lastra tonda di ghiaccio, il polpo che è "il mio polpo della dalmazia"  a sottolineare una suddivisione geo-politica che dichiara età e discendenza, la descrizione della marinatura dei gamberi "per due giorni e due notti da mettere su una pallina di gelato al gusto di limone fatta scivolare in un bicchiere con un buco sul fondo" , il carpaccio di tonno che sembra essere la cosa più normale offerta. i primi piatti dove posto d'onore è la tagliatella con "il mio astice, il mio gransoporro e uno scampo (che di fronte al resto sembra il cibo della serva) piatto che abbiamo sempre ma che ha il suo significato, c'è un pò da lavorarci -con pinze e tenagliette- ma ne vale la pena", tortelloni al tartufo dove l'eccellenza la raggiunge il "sughetto" -lui lo chiama sughetto ma è ambrosia- con vongole per dare acqua e sale, uova di riccio di mare e di branzino che scrocchiano a metterli in bocca. avanti ancora: lasagna solo con crostacei e verdure "senza nessuna farina o besciamella" e fusilli con porcini e gamberi. un filetto di orata al sale passata alla piastra e non in forno e accompagnata da rucola e ortiche fritte e due patatine al forno chiudono in gloria le portate. non riuscirò mai a rendere scrivendo l'interpretazione superba che ha dato il signor darko nel descrivere le sue creature, dove ogni pesce ha davanti un aggettivo possessivo e il modo in cui vengono cucinati viene spiegato senza però svelare alcun segreto. dolci all'altezza della situazione, da provare lo strucolo in strazza  al cioccolato e zenzero grattato fresco -buono- o all'arancia -magnifico-, sorbetti al ginepro e alla mela verde e basilico. locale consigliatissimo [anche per riunione tanghica]. fanno sorridere le foto in ingresso di chi ha cenato li: rita pavone, albano, zucchero e qualcun'altro e poi sentir chiedere "ma lei è un cantante?"

foto da http://cucina.temi.kataweb.it/files/2007/07/scampi1.jpg

lunedì, 28 gennaio 2008
author: didaquellavera @ gennaio 28, 2008 18:31
category: diario, cucina, dove mangiare, le cose della vita, le cose buone
comments: commenti (9)(popup) | commenti (9)

gusto-15finalmente l'ho trovato. piccolo, discreto, inaspettato, nascosto, nascosto bene, non per tutti e tremedamente chic! ho trovato dove andare a festeggiare qualcosa o a far pace con qualcuno, ho trovato dove andare a trattarsi bene con tutta la calma e il tempo che il trattarsi bene ci richiede. non vorrei nemmeno scrivere dov'è questo rifugio per paura di inflazionarlo (anche se non ho un milione di lettori). al BIBENDUM a orzano di remanzacco (ud) ci si trova coccolati, ma solo dopo un pò, perchè appena arrivati, se non conoscono le vostre faccette, quelli che poi vi coccoleranno, vi guarderanno un pò male. ma dura pochissimo, giuro, il tempo di confermare una prenotazione e tutto passa. se vi fermate con lo sguardo sulla facciata del locale, girerete i tacchi e andrete in qualche posto che conoscete da un pò sul quale tristemente ripiegherete, magari per una pizza. se invece vi fidate del consiglio della zia principessa o principessa regina (come ci chiamano dalle parti di frisco) sarete felicemente soddisfatti. tavoli tondi, tutti. variamente composti. anche qui con tante di quelle piccole cose di orrido gusto  che tanto piacciono a me e a gozzano (ma non a quelli di un ristorantino di qualche post fa.. che mi ha bacchettato le dita!). non ci sono tovaglie sgualcite o bucate, non ci sono camerieri finti inopportuni e troppo sorridenti. in sala il brusio delle voci sovrasta la musica che fa da sfondo e che modificherei.. magari solo arie d'opera o un jazz dolce e non violento o lussurioso. il personale è ridotto ai minimi termini: il commissario leoni di vivere (o il suo gemello) che ne sa di vini e suggerisce accostamenti solo se richiesti (noi non li abbiamo richiesti e lui non ha suggerito) e un porta-vivande vivente munito di mega vassoio in perenne equilibrio fra teste sfiorate e spigoli schivati. il pane è monoporzione di auto-produzione e di diversi tipi tutti differenti, ma sempre caldo (cambiato cestinetto senza richiesta). menù discreti non appariscenti e deliziosa attenzione, i prezzi solo sul menù maschio, sul mio nessun numero rilevato. lista dei vini non esagerata ma buona. non avevano venica & venica, prendiamo un cabernet franc russiz superiore 2004. antipasti: petto di faraona su letto di porcini con fois gras e una punta di un blu formaggioso di cui non ricordo il nome: estatico. ma l'attesa non è breve: la cucina vuol salutarci e darci il benvenuto con un pre-antipasto semplicemente delizioso e invitante per la mise en plat. i primi arrivano con molta calma, intanto ci si guarda in giro, ci si fa qualche coccolina soft sotto la lunghissima tovaglia che arriva fin per terra e si beve il vino che indiscutibilmente è il terzo commensale al tavolo. arriva l'equilibrista porta-vivande vivente presentandoci maccheroncini trafilati con broccoletti e solenne grattata di montasio e tortelli all'oca al burro e salvia, alcuni dei quali cotti nel vin brulè. tanto delicati i primi quanto inaspettati i secondi. incuriositi dal "brovadar" tipica zuppa friulana mai assaggiata prima decidiamo per il terzo primo che non lascia i palati soddisfatti, vista la concorrenza di chi l'ha preceduto. nessun secondo, solamente per gustarci il dolce. nel frattempo, sarà stato il vino, sarà stata l'atmosfera così calda, il momento di pace che ho vissuto o il friulano mescolato al francese del commissario leoni, mi appoggio allo schienale della sedia e tutto diventa ovattato, quasi mi serve un caffè. a sventare il colpo di sonno ci pensa il porta-vivande che con abile e controllato equilibrismo ci presenta il pre-dessert: un assoluto tris di lussuria resa dolce. muosse di ricotta e pistacchio, crema alla vaniglia e sciroppo mou, creme brulè alla nocciola. estasiati e senza parole. se la grande ristorazione si vede da dolci, qui ci siamo.  ovviamente il dessert ufficiale non è da meno: muosse di cioccolato con gelee di pere e un pezzettino di banana caramellata.  tempi lunghi, ma ci vogliono, per una cena. non c'è stato dopo cena. servizio attento, cortese, a volte ironico ma solo con la certezza di poterlo fare. gentili ma non servili. spontaneità e una maestria fuori dal comune nel mettere le persone a proprio agio come legge prima e primitiva. alla fine incontriamo la signora barbara, la padrona cuoca che placidamente ci chiede le nostre impressioni, nel bene e nel male. le rileva e le commenta, probabilmente le annota in qualche angolo di quella sua mente fantasiosa e profumata di cose buone.   

foto da http://www.comune.torino.it/torinoplus/italiano/gusto/dessert/fotogallery/666.html

giovedì, 10 gennaio 2008

MARIAROSA SCICCOSA di  jane o'connor e robin preiss glasser ed. NORD SUD 2007 € 13.00

ieri mi son persa alla feltrinelli. raccolgo per strada l'ultimo di woody allen pura anarchia, mi sa tantissimo di un libro di racconti da poter leggere a voce alta quando fuori piove e fa pure freddo. raccolgo anche salomon gursky è stato qui, questo lo regalerò. a me è piaciuto quasi come la versione di barney. vedo il libro delle principesse dimenticate e mi chiedo come un libro così non raccolga l'attenzione di tutti quelli che ci passano accanto. nella mia mano un minuto dopo c'è questo librettino delle sciccose. care principesse, regine o tanghiche andatelo a cercare e leggetelo in  piedi, estraneatevi da tutto. le librerie son uno di quei posti dove mi riesce benissimo, ma anche al cinema, ai concerti e in qualche tanda. inutile dire che sarà magnifica la versione in lingua originale ma anche in italiano non è male, a parte il nome. non me ne vogliate ma mariarosa mi par tutto tranne che sciccosa. i disegni son belli. una bimba sciccosa spiega e fa diventare sciccosi anche i genitori e a noi spiega che cosa è e che cosa non è sciccoso. son molto d'accordo con lei, le sue sciccherie son pure le mie: nastri, fiocchi e brillocchi, tacchi alti e visoncini  aggiungo io, margaritas che lasciano il sale negli angoli delle labbra da raccogliere con la punta della lingua, sale da stemperare con il limone. "Illustrazioni luccicanti per conquistare ogni bambina che ama il rosa, i brillantini e tutto quello che è sciccoso. Età di lettura: da 5 anni." questo quello che www.ibs.it scrive.. ma i geni del marketing come fanno a sottovalutare l'ascendente di libri del genere su DI NOI? facciamo un esperimento. si presentino maschi pls. regalate di grazia il libro delle principesse (PRINCIPESSE dimenticate o sconosciute di philippe lechermèier e rèbecca dautremer -fabbri editori- 2004 € 22.00 ). investite in un regalo giusto maschimaschi, date retta a dida. se avete accanto una fanciulla che potrebbe essere una  principessa mia amica non abbiate timori. poi verrete qui a darmi ragione. fidatevi. la sciccosa didi oggi si è massacrata le dita. da stamattina le ho incastrate nella porta di casa, nell'armadietto a scuola, inchiodate con le penne e frullate pure. mi son andate a finire nelle pale del coso che frulla per fare la crema del tiramisù. visto che ieri sera con telefono sulla spalla e voce da sciampista, biografia di truman agli sgoccioli e lima mi son fatta ben bene squadrate le unghie oggi è anche giusto che abbiano subito gli attacchi degli eventi. cos'è la voce della sciampista? potrebbe essere il quotidiano che leggo ogni giorno? o il commento di una sciampista sui fatti di cronaca -carla bruni nostra signora del gossip-? e nel caso che cosa ci faceva ieri sera avec-moi?

    

martedì, 08 gennaio 2008
author: didaquellavera @ gennaio 08, 2008 20:20
category: diario, cucina, cronaca, attualità, le cose della vita, ego strabordante, le cose buone, la maestra dida, le mani nel culo dei pesci
comments: commenti (15)(popup) | commenti (15)

caramelle1cg9martedì. di martedì pranzo a scuola con la mia truppa. si mangia da schifo. e quindo di solito mi faccio un cenino speciale. stasera son andata a prendere qualche animalino acquatico senza zampe, me lo son curata per bene, sempre care tanghiche al grido di non si mettono le mani nel culo ai pesci per chiunque, e aspetto di buttarlo sulla graticola come un san lorenzo gastronomico. rientro a scuola buono. gli elementi che amo delle classi corrispondono il mio amore. abbracci e maestra mi sei tanto mancata. durante le vacanze la voce è dilagata... fino al 24 agosto lavoravo per una banca e questa è la mia prima consistente esperienza a scuola (salvo pochissimi gg di supplenza anni e anni fa). i genitori non hanno -ancora- manifestato nulla. le colleghe -quelle che stanno li da anni a far le maestre- che mi vedono lavorare mi hanno tranquillizzata. delle mie colleghe di modulo non ho stima e francamente non m'importa nulla di una persona che non ha neanche idea della differenza fra horus e giove (dimostrato oggi) o per lo meno dell'esistenza della giornata della memoria (non fatemi commentare) e deve insegnare ai bambini. dopo questi primi mesi son contenta. insegno. e mi piace. mi dicono che è l'entusiasmo dell'inizio, la non abitudine ai bambini. forse. son contenta di entrare in classe con le cose che ho visto, e letto fino adesso, con le mie esperienza, con i miei viaggi e con la spilla di peggy sul bavero del cappotto. anche la mia gomma, nel mio astuccio della naj-oleari ha i suoi occhiali stampati sopra. a dieci anni LORO hanno già sentito nominare peggy, il barbiere di siviglia, dante, i detti in latino, anarchia, morti sul lavoro, tyssen, inquinamento a napoli e mi fanno morire quando entrano in classe felici e saltanti raccontandomi che vedendo il miliardario hanno risposto da soli a qualche domanda, perchè ce l'avevi detto tu maestra. le mie colleghe, quando ho fatto una battuta per il mio essere l'ultima diletta amante di peggy (hanno notato pure loro la spilletta sul bavero del mio fantastico cappottino nuovo, scelto dal mio personal shopper) hanno cercato di nascondere il punto di domanda che usciva loro dalla bocca. sono una stronzissima snob culturale. non avendone diritto? non lo metto in dubbio ma è questione di riferimenti. mi sento bene in questa maestra dida che un pò alla volta capisce quali sono le dinamiche dell'insegnamento, ci sono alcune colleghe preziose. solo alcune, ma ci sono. probabilmente quelle più simili a me che mi danno dritte sul come, ma non sul cosa dire. riporto tutto alla realtà tangibile di tutti i giorni, son pronta a raccogliere qualsiasi stimolo mi diano i bambini nelle classi, senza paura di cambiare all'ultimo minuto la programmazione della giornata, per seguire un discorso che costruiscono loro e mi rendo conto di esser a volte solo qualcosa su cui l'edera si attacca, ed è una gran bella sensazione. sentire come ti cercano quando non son sicuri di una cosa, o saper rispondere quasi sempre alle cose che chiedono, discutere sulle motivazioni del mio non-femminismo con una prossima volitiva acutissima emma bonino da delle soddisfazioni. a me. a lei. che però è tanto dispiaciuta del mio non perorare la sua causa. 

ah.. non avete un personal shopper? ma non siete proprio nessuno.      

la foto magnifica presa da qui http://img354.imageshack.us/img354/1276/caramelle1cg9.jpg

giovedì, 03 gennaio 2008

ritrovo-peggy2passare un mercoledì feriale a venezia è una delle cose per cui vale la pena vivere! l'dea era di andare a pranzo da peggy. uno di quei sogni che sembrano irrealizzabili finchè ci si rende conto che non è poi così tanto impossibile da fare. fa freddo ma è una giornata di cielo terso, troppo per la neve che avevano promesso. niente guida niente piantina lasciatevi perdere da venezia, sempre. la cosa bella è che anch'io ieri mi son perduta, dopo tanti anni a passeggiare per venezia per diletto o per studio, non credevo fosse possibile e invece venezia mi ha fatto un regalo: mi ha fatto di nuovo perdere! persa fra far foto e guardar gente arrivo quasi a rialto completamente disorientata, strano perchè il mio senso dell'orientamente è come quello dei fenicotteri quando svernano. chiedo a una commessa (non di quelle che cerca la diresion  della foto) -scusa per la  guggenheim vado di la? e lei la meravigliosa commessa -gugghenaim?  ok va bene, si grazie seguo il mio istinto da fenicottera. dopo solo dieci minuti d'isteria zona rialto mi catapulto nella mia venezia, quella vuota e silenziosa anche se è a due passi o direttamente sul canal grande, quella delle gondole parcheggiate e vuote dalle americane innamorate e che si meravigliano -ed è straordinario- per ogni cosa! si va per campielli dove vivono le persone, si curiosa dentro qualche finestra, qualche giardino, qualche corte sconta detta arcana. e si arriva da peggy, ad ora di pranzo. da peggy si parla only in english perchè i ragazzi che ci lavorano son per la stragrande maggioranza anglofoni, o quell'italiano declinato all'inglese che fa così simpatia. devo dire che mi son aspettata troppo. peggy andava all'harry's bar anche con truman (che era sempre a dieta e quindi mangiava solo pesce!) per pasteggiare e vivere. quindi mi aspettavo un posto dove pranzare che fosse -democraticamente- all'altezza della padrona di casa, dove esser trattati bene, quasi a coccole e circondati da un pò di lusso. ma non lo è. mi aspettavo un pranzo a casa di peggy che fosse all'altezza di chi c'era dentro e che non fosse solo un punto di ristoro per quanto approssimativo, di quello che capita altrove dove bere o anche cibarsi senza divisioni di sale o salette. tavolo pro giardino direttamente su vetrata. menù sporco, servizio tremendo. camerieri che fanno commenti a voce alta sgradevolissimi sugli ospiti e come se non bastasse bestemmiando pure.. un delirio! ci salviamo con un tortino di radicchio di treviso che non era male se solo non fosse stato scaraventato nel piatto e lasciato così com'era, due bicchieri di vino rosso che è viola e anonimo e un'insalata che dev'esser passata prima di finir a tavola, in rianimazione. non ho le posate. arrivano solo dopo un rincorrersi a voce alta di tre camerieri, tre. l'umore cmq non era minimamente intaccabile da niente e nessuno, di nuovo da peggy e di nuovo a godermela in tutta la sua aristocratica follia. c'è da godere nell'origliare e nel guardare le altre persone che hanno avuto la sventura di pranzare in un ambiente leggendario che ha ospitato prima di peggy la marchesa luisa casati, alias korè amante di d'annunzio, ma gestito da incompetenti maleducati. basterebbe poco a creare uno spazio gastronomico ad hoc, e non per tutti. dopo il caffè attraverso il giardino e mi lascio affogare durante la mia immersione nelle stanze del quotidiano di peggy. stranamente e familiarmente circondata da quadri che son talmente famosi da far fatica a convincersi che non son foto o riproduzioni che si stanno ammirando ma che son proprio GLI ORIGINALI. davanti a picasso mi fermo quasi solo per accarezzarlo e saluto educatamente come si confà anche braque, di nuovo e ancora. sopporto pochissimo magritte, m'inquieta dopo troppo poco. pegeen invece mi piace moltissimo. ernst fa scoccare scintille in quella testa che ha già grilli che fanno acrobazie e cavilli da leggere con attenzione perchè son scritti in piccolo-piccolo, cosa ne può venir fuori sarà una sorpresa. brancusi che mi fa scivolare lo sguardo fino a inseguire linee immaginarie che proseguono e sfuggono. peggy mi fa un altro regalo, per quasi 5 minuti rimango sola con 6 pollock a circondarmi di violenza, alcool, sfuriate e sofferenze, schizzi di colore che macchiano anche me. esco senza fiato. sfinita, felice in estasi per questo posto che ogni volta continua a stregarmi. passeggiata lunga fra negozi giacche leggere quasi impalpabili e soffici  da gay-pride o dandy dell'ultim'ora, personaggi importati da venezia perchè solo qui trovano il loro habitat naturale. solo qui, signorine che arrivano in treno con uno stock di valigeria vuitton che nemmeno alla boutique a san marco ne hanno tante in assortimento. fa freddo quando arriva il buio, m'infilo nel baccaro-jazz per un irish cofee con l'idea di gustarmi mezz'ora di estreme piacevolezze e la indovino: ne fanno parte anche una coppia di -miei-coetanei americani che pieni di pacchetti da shopping, ordinano e seccano -il tutto in due minuti- una redbull con dentro uno schottino di jeger.. tks miss peggy 

lunedì, 31 dicembre 2007
author: didaquellavera @ dicembre 31, 2007 16:09
category: libri, cinema, diario, ipse dixit, cucina, mia sorella
comments: commenti (10)(popup) | commenti (10)

lamoreaitempidelcolerala cucina che ha sopportato tante cose, alla fine si è scocciata e si è arresa, ha alzato bandiera bianca e mi ha chiesto pietà. per il momento non la bado. perderò almeno un'ora a riordinare tutto. adoro cucinare ma detesto pulire e metter in ordine. a causa di un tiramisù -che dev'essere comunque qualcosa di celestiale- ho sporcato più o meno tutte le ciotole, le stoviglie e gli arnesi che la circondano e inondano. finito il tiramisù per stasera, odoro di cacao amaro e le dita sanno di caffè e rum. ho finito tutto il caffè e non ho voglia di tornare al supermercato, fatto esplodere stanotte per rubare gli incassi, peraltro. son della scuola del tiramisù col savoiardo e inorridisco per quello con gli odiati pavesini. stasera serata di pochi, a mangiare cose buone in casa di amici, un pò perchè non c'era abbastanza voglia di andare oltre cortina, un pò perchè così, fra influenzucole e diserzioni preferisco un ambiente dove so, sarò al sicuro. saluto un anno che ha dato molto. che ricorderò come pietra miliare o boa di svolta per tante cose. ultimo film dell'anno, da non rompersi la testa se proprio non riuscite a vederlo al cinema, aspettate che esca a noleggio: love in the time of cholera, l'amore ai tempi del colera o più giustamente el amor en los tiempos del còlera di mike newell, con javier bardem e giovanna mezzogiorno. il libro è uno dei migliori letti in assoluto. gabriel garcìa màrquez -nobel nell'82- è magnifico nella sua sudamericanità, qui, comunque e sempre, ed è questo che a me è mancato nel film prima di tutto. non bastano due sedie a dondolo e un mercato caciarone a far sudamerica. nemmeno una ripresa dall'alto di canali e mangrovie. credo sia un'impresa difficilissima ridurre in film un romanzo simile. sarà che da lettrice i film me lo faccio io tutte le volte che le pagine mi passano fra le dita e vedere che sul grande schermo ci stava meglio il mio di film ...beh mi fa uscire dalla sala insoddisfatta. solo il cimentarsi alla regia di un romanzo del genere è da coraggiosi, è un'impresa. ho letto da qualche parte che màrquez avrebbe voluto una parte per shakira, che ha rinunciato ad apparire ma non a far da colonna sonora. ho sentito come "puro" solamente il giardino: nascondiglio, alcova e protezione. giovannona nostra è bellissima come al solito, ma non è abbastanza invecchiata e poco pochissimo sudamericana. javier mi è sembrato una vaga sfocatura un pò porcella di quello che c'è fa le pagine del libro. altra cosa che mette in evidenza quanto il film sia troppo americano e per niente latino è il fatto che le lettere siano scritte in inglese, sarebbe stato molto più poetico averle in spagnolo. certo quando si trasferisce in due ore di pellicola un libro, e una vita intera, qualcosa bisognerà pur sacrificare ma non sono stata soddisfatta del risultato. se non avete letto il libro andate pure al cinema e poi leggetevi il romanzo. se l'avete letto .. poi mi direte. a mia sorella che sa l'incipit a memoria e che è effettivamente uno dei più belli e da ricordare con un sospiro, ho detto di non andarlo a vedere. a ben pensare, è mancata anche una voce narrante, che forse magari e con buona volontà avrebbe risolto meglio le sorti di florentino e fermina. ed ora non ho scuse, la mia cucina reclama la mia -insubordinata- presenza.
tesori miei, divertitevi stasera, state con chi più vi piace e diteglielo! mettetevi una cosetta sexy e rossa, ed esagerate non solo un pochino, esagerate in grande stile, se si esagera è inutile esagerare solo un pò!

martedì, 25 dicembre 2007
author: didaquellavera @ dicembre 25, 2007 19:55
category: cucina, le cose della vita, ego strabordante, dilloaziadida, le cose buone
comments: commenti (9)(popup) | commenti (9)

ieri  notte sbronza leggendaria. epocale. con pianto a dirotto. nelle varie tappe in giro per casa bivaccando piagnucolante, incontro uno spigolo che mi si schianta nel mignolino sinistro del piede. dopo l'urlo di dolore, il pianto se prima non aveva motivo ora è motivato e giustificato. memore del ditone di rosi e in piano delirio alcoolico penso che mai più potrò mettere le mie mille scarpe col tacco -lo giuro è stato il primo pensiero, per quello piangevo forte-, mai più ballerò, mai più comme il faut e mai più piedini bellissimi. lascio traccia sanguinolenta nel corridoio e macchie di sangue nel bagno, entrassero i ris penserebbero di esser a garlasco. dopo: doccia, consistenti perdite ematiche e dolore inumano al mignolino che non accenna a placarsi minimamente ma che anzi continua a pulsare, riesco ad addormentarmi, sempre piagnucolando rumorosamente. dopo qualche ora mi sveglio. mi sveglio malone. devo lottare contro tutte le sensazioni fisiche per bere anche solo acqua e riuscire a stare in piedi. difficile impresa. e a mezzogiorno devo esser da mia madre. i programmi dettati da mia sorella sono: "ci si trova a mezzogiorno ci si beve tre bicchieri e così si può sopportare la giornata col parentado -seppur limitatissimo-". bene. ma non sono in grado di bere acqua e solo il pensiero di avvicinarmi ad una bottiglia di vino mi fa stare anche peggio, se possibile. arrivo a casa con: la quiche fatta il giorno prima, il mignolino inciabattato in una stilosa brillantinata babouche marocchina e quasi mezz'ora di ritardo. nessuno protesta perchè devo esser in evidenti stati pietosi, mia sorella -vista l'emergenza- suggerisce di farsi aiutare dallo zio peie farmacista. chiamo: "peie son dida, ha detto eva se mi puoi portare il tuo metodo antisbronza". dieci minuti dopo mentre tutti si siedono ai posti a tavola (già decisi in precedenza per il quieto vivere , insieme al divieto di parlare di politica esplicitato diverse volte) peie mi porta in cucina e mette sul tavolo una busta della feltrinelli. lui da una parte del tavolo con una mano nella busta, io dall'altra quasi sdraiata sulla stufa a legna. mi chiede i sintomi. ecco i sintomi glieli dico. lo zio peie traffica, mi da due bustine e ordina: "sciogli in acqua e butta giù, e visto che ci siamo prendi anche queste -mette 8 gocce di en-". provo a protestare ma non c'è verso "sono io il farmacista e tu stai male". è un dato di fatto. scaraffo la bevanda in bocca. lo zio peie con un blister di pasticche in mano "adesso mastica questa piano piano e via, hai fatto? adesso questa la sciogli in bocca, fra 15 minuti ti passa". e passano i 15 minuti promessi. riesco anche a mangiare qualcosa. non bevo ovviamente nulla di diverso dall'acqua e son eccezionalmente rilassata e calma. l'en (preso per la prima volta) mi da una calma talmente soffice da pensare che sia stato proprio quello a far del natale una giornata non solo sopportabile, ma perfino divertente. ecco la mia ricetta per il buon natale un cocktail legale da farmacia: due buste di peridon, due compresse masticabili gadral e 8 goccine di en. alla fine ho anche lavato gran parte dei piatti, tra lo stupore e la meraviglia di tutti gli astanti -per credo religioso IO non posso lavare piatti o far faccende domestiche- , senza mai togliermi il mio sorprendente braccialetto nuovo.

buon natale tesori belli

sabato, 22 dicembre 2007
author: didaquellavera @ dicembre 22, 2007 19:09
category: diario, cucina, dove mangiare, le cose della vita, le cose buone
comments: commenti (1)(popup) | commenti (1)

scampi_frittida fare con tacchi alti (minimo un nove) e vestite chescual, NON VESTITEVI PER CUCINARE CON ROBE CHE NON METTERESTE MAI PER ANDARE IN CENTRO A BERE UN APERITIVO,  altrimenti la pasta vi viene -a ragione- una schifezza. olio bollente in una pentola, aglio 2 spicchi schiacciati, poi da togliere. stappare una bottiglia di angimbè di cusumano e prendete due bicchieri da vino bianco almeno in cristallino, vietato altro, niente bicchieri per acqua, niente decanter, niente. nell'olio scaraventate -e vi macchierete per fare una cosa ben fatta- nell'ordine:  200  grammi di moscardini tagliati a pezzetti, due minuti per veder arricciare i tentacoli dei mostriciattoli, poi sei code di gambero già sgusciate ancora due minuti e poi due pomodori tagliati a cubetti (andrebbero sbollentati e tagliati già spellati ma vanno benissimo anche con la buccia) senza semi. sistemate di sale e abbondare di pepe. due scampi così come sono solo sciacquati, li mettete dentro con le mani e lasciate andare a fuoco bello vivacetto. bollite l'acqua per la pasta e sceglietela fresca e non all'uovo, lunga va bene. una volta bollita buttatela nel sugo di pesce e giratela un pò a fiamma alta. servire bollente con un filo di olio messo a crudo e lo scampo a fare da sovrano indiscusso.  da accompagnare con un'insalatina condita con aceto balsamico tanto denso da poter esser scambiato per crema corpo, olio toscano e scagliette di grana. e andatelo a cercare quel vino siculo che è una meraviglia. candele bianche, piedi - liberarsi ELEGANTEMENTE dei tacchi, non tirarli -ho detto liberarsi elegantemente- scalzi raccomandabili (sia per lei che per lui) e cd:  preferibilmente un jazz a luci rosse. il cd è meglio che sappia di dover ricominciare ogni volta perchè vi garantisco che nessuno vorrà fare i due passi necessari per farlo ripartire. niente dolce. tenetevi il sapore del salato in bocca. fatevi un caffè, bevetelo in bicchieri di vetro e poi risciacquateli più di una volta con vodka appena uscita dal freezer e solo per pochi secondi. e poi mi direte com'è andata la vostra serata. ricordando sempre che le mani nel culo ai pesci, non si mettono per chiunque

foto da www.lacuocadellaportaaccanto.com

lunedì, 17 dicembre 2007
author: didaquellavera @ dicembre 17, 2007 19:58
category: diario, cucina, dove mangiare, le cose della vita, le cose buone
comments: commenti (3)(popup) | commenti (3)

puntarelleL'OSTARIE DAL PALUT via redipuglia 15, laipacco di tricesimo (UD) tel 0432 853289 chiuso il giovedì. prenotate altrimenti se arriverete qui e non troverete posti (al massimo una ventina o giù di li) vi gireranno vorticosamente le scatole. le foto sul sito non rendono giustizia: l'ambiente e i colori son caldi e non solo per merito della magnifica stube che per i due piani arreda e scalda quella che era una stalla del '700 e che ora è si, magnificamente restaurata. volevo mettermi un vestitino frou-frou quella sera e le mie scarpe nuove di vernice rossa che mi avrebbero fatta salire alla mirabile altezza di 161 cm. ma il freddo ha fatto da padrone e quindi molto più morigeratamente mi son messa un pò scollacciata e via. il tavolo da pranzo apparecchiato con tovaglioli di carta-stoffa (capito no?) calici da vino e orrendi bicchieri di vetro grosso celeste che non centravano nulla. i piatti che si vedevano passare avevano a volta la forma orrenda di cilindri da prestigiatore, fortunatamente a noi piatti sobri e qualunquisti. in ogni tavolo uno di quegli oggetti che gozzano diceva le buone cose di pessimo gusto, i fiori in cornice, loreto impagliato e il busto d'alfieri, di napoleone, il caminetto un po' tetro, le scatole senza confetti,i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro, un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve, gli oggetti con mònito, salve, ricordo, le noci di cocco, venezia ritratta a musaici, gli acquerelli un po' scialbi,le stampe, i cofani, gli albi dipinti d'anemoni arcaici, le tele di massimo d'azeglio, le miniature,i dagherottipi: figure sognanti in perplessità,il gran lampadario vetusto che pende a mezzo il salone e immilla nel quarto le buone cose di pessimo gusto, il cùcu dell'ore che canta, le sedie parate a damasco chermisi (da l'amica di nonna speranza). presi un pò nelle soffitte e un pò sui banchi dei mercatini dell'antiquariato (antiquariato per modo di dire) la prima domenica del mese in piazza. il cameriere troppo troppo troppo sorridente ed ossequioso e non serve. non serve proprio controllare vino e acqua in continuazione e interrompere e irrompere in discorsi a un tavolo fatto di due. lista di vini, al minimo indispensabile per dire di averla e davvero troppo limitata. preso un cabernet lis neris da 0.375 che si cade in piedi sempre, ma che diventa il solito dopo un pò. antipasto di puntarelle di cicoria alla romana (con acciughe e capperi) notevolissime ma era più un preantipasto. primo: lasagne con spek, zucchine, fiori di zucca e pinoli: delicatissime. secondo: brasatino al nero d'avola non graditissimo (ma non faccio testo perchè non amo le carni fatte così) e trippa che mangio una volta ogni due anni ma con piacere! i secondi accompagnati da una polentina morbida e contorni nemmeno presentati. questi piatti serviti troppo velocemente, dopo un'ora c'era già chi ci elencava i dolci. intermezzo interessante: su alzatine dall'aria retrò mandarancini che danno un pò di colore a tutto e puliscono la bocca. prendiamo un bicchiere di ramandolo che di poco sa tranne che di esser stato aperto il giorno prima. dolce: tiramisù senza caffè con crema di mascarpone, castagne candite e scaglie di cioccolato fondente: e ci dicono che è fatto da poco. ma caspiterina toglilo dal menù allora! troppe cose in una volta sola. della serie vicini di banco: una signora chiccosissima e il suo educatissimo bassotto seduto su una copertina di pile blu scuro con un disegno di stelline sulla sedia accanto alla sua. signora sobriamente vestita di nero ma agghindata con una suprema collanona e un visone che le ho tanto invidiato e non solo perchè fa un freddo polare. in sostanza l'ambiente è molto bello, si mangia abbastanza bene, si beve normale e il servizio lascia troppo a desiderare.. i sorrisi è meglio siano usati con parsimonia, se si fanno a tutti non son più speciali.

post non scritto da sola.

foto da http://graphics8.nytimes.com/images/2007/03/27/travel/040107bebel-puntarelle.395.jpg

lunedì, 10 dicembre 2007

Scarpe col taccoquanto sono capricciosa. e c'è chi se ne accorge con solo uno sguardo e in silenzio mette in ordine le cose con un solo gesto. quanto una cosa mi piace o non mi piace, anche se poi dico sempre che esistono infinite gradazione di colori e non solo il bianco e il nero. ultima occasione  "l'età barbarica" fallimentare espressione cinematografica di denys arcand, dopo "le invasioni barbariche" aspettavo un altro capolavoro. quanto anche per le persone che incontro succede così, o mi piacciono o non mi piacciono. e se mi piacciano mi piacciono tanto. e se non mi piacciono le schifo pesantemente. quanto sono o felice o muffa. e se son muffa tutto è muffa. quanto son in pensiero se ezechiele lupo mi dice che per finire la domenica sera è indispensabile una dose extra di xanax e buonanotte, quanto non è abbastanza nemmeno colombo. quanto mi piace metter le mani in pasta e con la colla calda far ghirlande solo per chi dico io. quanto ho le mani inutilmente bucate: stiletto da nove di vernice rossa che comunque sono indispensabili per la sopravvivenza a dicembre. quanto aspetto le vacanze di natale dopo 15 anni dall'ultima volta che per me sono esistite, per far coccole e biscotti, pacchetti e figotti. quanto mi manca in questo periodo la bionda sardegna, vedere ogni giorno le mie zie e nipoti in ufficio e il mercato al sabato mattina con rosi. quanto un figlio è uno stronzo se arriva da un padre stronzo [oggi colloqui con i genitori]. quanto mi sciolgo appena giacomo apre la bocca per farsi dare l'intruglio che ha per merenda (prima o poi tesoro ti faremo mangiare anche cose buone!) e tira su le braccia come per dirmi "ou son qua tirami su". quanto rido se e. che all'università era una che mai avrebbe stirato una camicia ad un uomo mi dice (con quasi-marito, cane e giacomo a spasso)  "aspetta un momento che faccio la glassa all'arancia per i biscotti". quanto un risotto va bene con i negresses vertes, tanto da farmi star zitta, silenziosamente in adorazione di una forchetta adornata, attraverso cui vedo lo chef, con una candela bianca vicino, che ha sempre il suo perchè. quanto vuol dire ogni volta che non apro bocca. 

mercoledì, 28 novembre 2007
author: didaquellavera @ novembre 28, 2007 18:22
category: libri, ipse dixit, cucina, cronaca, le cose della vita, le cose buone
comments: commenti (4)(popup) | commenti (4)

ricette-pasta-dietale domeniche da leggere. svegliarsi tardi senza aver sentito il folle scampanottamento domenicale di chi chiama il figliol prodigo a messa. silenzio, con la nebbia che non fa vedere a 50 m dalla finestra che sembra separi e protegga da un mondo che proprio quel giorno li non va giù. non mettere nemmeno il naso fuori per paura di ossigenare troppo il cervello e svegliarsi fuori da quella bolla di sapone che un pò appanna la vista e un pò deforma le cose, quasi sempre addolcendole. rotolarsi dal divano alla cucina, al letto, alla vasca da bagno che non ha mai l'acqua abbastanza bollente e allora va bene un the, quello si bollente, di fronte ad un tg con le frasi previste, dette e ridette dai faccioni visti e rivisti. due libretti. uno tanto cercato e trovato per caso in una scaffalatura non mia, letto in pochissimo ma che delude le aspettative: manuel vázquez montalbán RICETTE IMMORALI Feltrinelli 2002 € 6.50. se i commenti alle ricette mi hanno strappato qualche gran sorriso godurioso, queste sono praticamente impraticabili a parte qualche raro episodio. un purè che si fa cone sei tartufi.. e un mutuo vien da dire, un dolcetto con 24 uova.. che solo al pensiero di vedere 24 uova insieme quasi svengo. deludente perchè devo bramavo di poter fare una cenetta letteraria e lussuriosa. ma non con le ricettine facili, leggere ed economiche (facili, leggere ed economiche ironicamente) del buon manuel. sarà che la mia cucina, come cari sapete, è più immediata e mediterranea. ca va sans dire. peccato. se vi piace mangiare leggendo e leggere mangiando, cosa che io faccio sempre d'abitudine ovunque, vi consiglio storia lussuriosa dei cibi proibiti sempre feltrinelli, casa ed. che comunque amo poco. tornando a montalbán,  citazioni meravigliose: PG. 117 "mentre l'olio è un grasso che accompagna bene i baci, il burro di solito gli conferisce un sapore dozzinale e di bassa categoria". si. assolutamente. e non scomodate il maestro bertolucci che col burro non ci ha fatto i baci. passare le dita sporche -si fa per dire- di olio -buono- sulle labbra del vostro commensale avrà effetti stellari. pg. 127 "non si sa di nessuno che sia riuscito a sedurre con ciò che aveva offerto da mangiare,- MA NE SIAMO DAVVERO COSì SICURI AGGIUNGO IO?- ma esiste una vasta e complessa casistica di coloro che hanno sedotto spiegando ciò che si stava per mangiare" - QUI NON HO ALCUN TIPO DI OBIEZIONE.  e dulcis in fundo, erotismo che sfiora la pornografia letteraria, ma non quella gastronomica, in punta di penna, da maestri: " resta ancora da verificare l'effetto artistico di un pezzetto di branzino con sopra l'ostrica a cavallo di un bel culo allargato su un letto dalle lenzuola di lino"

dell'altro libro un altro giorno, mi è venuta voglia di cucinare lussuriosamente cibi proibiti. 

foto da http://xoomer.alice.it/ricette-cucina-creativa/ricette-pasta-dieta.gif

lunedì, 26 novembre 2007
author: didaquellavera @ novembre 26, 2007 09:35
category: diario, cucina, dove non mangiare
comments: commenti (1)(popup) | commenti (1)

che bello era andare a cena a villafredda e ricevere esattamente quello che ci si aspettava. uscire soddisfatti senza nemmeno controllare il conto. sabato sera incredibilmente (ma poi neanche tanto incredibilmente) troviamo posto. troviamo anche pane del giorno prima (per lo meno) e una tovaglia bucata, col buco nascosto da un coperto che viene tolto visto che siamo in meno e che siamo NOI a tappare col cestino del pane (del giorno prima). si trova praticamente lo stesso menù della precedente escursione gastronomica che da curioso diventa noioso, sapori troppo forti per non esser calibrati da chi decide cosa cucinare e un servizio troppo rapido e disonvolto. menomale che c'era un cabernet sauvignon de la roncaia 2003. poi controllando il conto si scopre che ci hanno scontato 90 centesimi...

che bello era andare a cena all'osteria di villafredda a loneriacco di tarcento (ud).

mercoledì, 21 novembre 2007
author: didaquellavera @ novembre 21, 2007 20:43
category: cucina, cronaca, scarpe, diario di viaggio, tango, dove mangiare, le cose della vita, regine e principesse, le cose buone, maschimaschi, tanghiche
comments: commenti (6)(popup) | commenti (6)

vuittone non lo dico così per dire ma proprio nel significato letterale della parola. iggnude come mammà c'ha fatte. tanghiche, sieta la cosa più bella che il tango mi ha regalato, dopo le comme il faut! capita che passa il compleanno di una tanghica con un paio di zapatos de baile che arriveranno dall'argentina e ne arriva un altro di compleanno tanghico.. geniale idea ci coccoliamo tutte tre e ci facciamo, non solo regalia per il genetliaco, ma regalo totalissimo al grido di come siamo principesse, come ci vogliamo bene! partiamo dalla giornata che non è tersa, non è calda è anche ventosa e parcheggio non ce n'è. entriamo in una porta che sembra ritagliata in un palazzo nemmeno tanto apposto. dicono che sia uno dei migliori ristoranti di trieste. ci prendono le giacche e ci fanno accomodare. posto piccolo, a me scappa la pipì e c'è solo una coppia seduta a pranzo. freddino, non prendiamo il vino, un maschiomaschio con accento per niente triestino ma forse un finto toscano si scusa per la mise e torna un momento dopo con la giubba nera da cucina che sembra un cosacco e mi accorgo, con un fatale sale e pepe fra i capelli. non porta menù, qualche battutina che ci fa snocciolare qualche sorrisino di circostanza e poi inizia. "qua si mangia solo pesce" -essaicheproblema- decidiamo per un tesoretto con riso gamberi porcini e speck. gli antipasti li sceglie lui. quasi a mani giunte ringrazia e si rintana in cucina. e le mani giunte, da quel momento, le mettiamo noi e ringraziamo ogni volta che arrivano i piatti. inizia la sfilata -preparatevi- comodi e prendete appunti. presentati come si conviene: quenelle di dentice mantecato (su crostini caldi), terrina di branzino con riduzione di aceto balsamico e pepe, filetto di sgombro al vapore con salsa di maionese aneto e cognac. questi erano solo gli antipasti freddi, assoluto lo sgombro anche se per una tanghica era troppo forte la maionese (però si sa che le tanghiche fan punte ai cazzi di mestiere). stufato di pesce spada e lenticchie e trancio di baccalà in fonduta di fontina passato al grill. quello che doveva essere il piatto forte, dopo quest'apoteosi di antipasti, non lo è stato più. cucina estrosa e gustosa e non difficilmente riproducibile nella cucina di casa -(prossimamente ricettina per uno sformatino di branzino su questi schermi). ambiente piccolo, intimo che forse rende meglio di sera per cenino a lume di candela. al centro un tavolo con grappe e distillati. lista dei vini non guardati nemmeno perchè dovevamo solo sbocconcellare qualcosa e proseguire con la nostra giornata salutista. uscendo -dopo un conto davvero equo- penso che la porta, a ben guardare, col senno di poi potrebbe essere quella di alice nel paese delle meraviglie. nemmeno a dirlo cercate a trieste vicino a piazza garibaldi la bottega di trimalcione via della guardia 15/b.

proseguiamo. direzione portorose, slovenia. cazziando una tanghica per un coso sloveno e l'altra per coso nordico (espatriato). [avete mai notato come i maschi con cui le nostre amichette hanno screzi vengono subito privati del nome di battesimo? vengono depersonalizzati. potrebbe essere la migliore persona del mondo e noi 9 su 10 non li conosciamo per nulla, ma hanno subito il loro bel nomino denigratorio, sempre con simpatia tanghica per carità!!!] vento. arriviamo tenendo sulla destra il mare. obiettivo terme. un'oretta di piscina con tre vasche a temperature diverse e idromassaggio godurioso e poi terme purificanti. e qui le tanghiche si son messe a nudo con tanto di tatuaggi evidenti, cingilombi, lenti a contatto che "spallinano", libri non letti abbandonati su un lettino che prima era anonimo. già le terme son una cosa goduriosa, queste sono una meraviglia. grandi, pulite, varie, tisane calde a disposizione, docce pronte e non moltissima gente. tepidarium, bagno turco, saune finlandesi, secchiate d'acqua ghiacciata all'uscita, micro vasche per riattivare la circolazione e percorsi su sassi di varie dimensioni. peeling con il sale da provare! dulcis in fundo, ma ero già un budinetto molle alla fragola, massaggio. seguo la signorina, che a stazza si poteva chiamare inga la vighinga, mi indica il lettino da massaggio e dice "metti tua faccia in buco". 

mi sembra di non dover aggiungere null'altro.

lunedì, 05 novembre 2007
author: didaquellavera @ novembre 05, 2007 19:43
category: diario, cucina, dove mangiare, le cose della vita, le cose buone
comments: commenti (6)(popup) | commenti (6)

Gaspar1il bigliettino che vi danno alla fine è di una semplicità straordinaria: giallo con una bella grafia corsiva marrone scuro. semplicità come simbolo di assoluta competenza. ed è l'ultima delle tante cose che gradirete della serata. arrivate con la macchina e non c'è parcheggio. piazzatela lungo il fiumiciattolo e anche se i tacchi di vernice rossa si sporcano un pò, sopportate e fate due passi. o aprite -o meglio- fatevi aprire la portiera, girate il vostro sederino regale sul sedile in modo che le gambe siano entrambe da leggermente piegate, unite pronte a toccar terra e solo distendendole con un minimo di attenzione eviterete che i tacchi si inzaccherino e sarete in piedi senza nulla da sopportare. tavolo semplicemente apparecchiato in una sala con una luce calda e gialla che sa di autunno. non c'è munù, la signora padrona dai capelli corvini vi elenca (ma non ho badato molto perchè il suo -credo- cristallo di rocca da quintale al collo mi ha distratta non poco) antipasti  e primi, con molta calma ma con poco spirito. strafogatevi di antipasti. anzi soffocatevi di antipasti, sacrificatevi alla causa e tentate di ricoprirvi di antipasti. usate come crema corpo la mousse al gorgonzola e fichi perchè è talmente delicata da esser imbarazzati ad attraversarla con una forchetta, quasi un affronto. crema che non ho preso perchè assolutamente soggiogata dalla prima cosa che la corvina madama ha proferito del suo elenco: toc in braide (letteralmente dal friulano: intingolo del podere) con torçhon dl fois gras. un letto di polentina morbida con torçhon di fois gras sbriciolato, una grattata grossolana di ricotta leggermente affumicata e un aroma di tartufo che ha reso il tutto perfetto. credo sia una delle cose in assoluto migliori di tutto il mio curriculum gastronomico. davvero un'astrazione dei sensi. gustata lentamente con tutti i sensi ad occhi socchiusi. dopo un incipit del genere, i primi (sei) che abbiamo ordinato in assaggi non sono stati all'altezza della situazione anche se si son difesi egregiamente. devo dire che, per il mio gusto, son partiti male, visto che i primi due non li ho graditi molto, ci son poche cose che non mangio ma quelle non le mangio. fagioli o simile: arriva una passata di legumi, che cmq mi hanno confermato esser molto gustosa. melanzane: e arriva un rotolino che non ho nemmeno srotolato ma passato direttamente al miglior offerente. dal terzo assaggio in poi molto meglio: gnocchi con ripieno di insaccati: notevoli. gnocchi di ricotta e spinaci: delicati e profumati. risotto al porro: cottura ideale "all'onda" con porro leggermente croccante. specialità della casa: cialzons, tipici delle nostre zone, che nonostante non siano molto ricercati dalla principessa che vi scrive, qui si sono assolutamente fatti adorare. nessuno ha preso altro, sennon dopo un pò i dolci. il tutto ovviamente innaffiato da libagioni degne. una lista dei vini quasi totalmente autoctona e bellissima anche dal punto di vista estetico. siamo partiti un pò in sordina (?) con uno schiopettino de la viarte, proseguito con un refosco memorabile in una magnum, che si è arrampicato in ampi bicchieri (ma troppo di vetro e poco di cristallo) e dulcis in fundo.. visto che le principesse storcono il naso se c'è un ramandolo o un moscato (alla faccia delle principesse) è arrivato un passito che si portava docilmente la barrique come compagnia. chiedo qui aiuto a qualcuno dei presenti per declinare meglio i vini visto che