martedì, 17 giugno 2008
author: didaquellavera @ giugno 17, 2008 14:33
category: viaggi, libri, diario, sardegna, diario di viaggio, la donna della domenica legge
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in una giornata di tifoni tropicali nella bassa friulana, tanto inquietanti quanto stupefacenti, non resta altro che pensare all'isola che ci sarà fra qualche settimana, e una domanda mi ronza in testa senza particolari connessioni con quello che scriverò: perchè chi si lamenta di esser oggetto di mobbing -considerato solo tale- , nella gran parte dei casi, è colui il quale non fa un cazzo?
sardinia_bluesquindi parliamo di isole, di isole che ci sono e che qui appaiono nella loro naturale problematicità e nei loro turbamenti. flavio soriga ci scrive SARDINIA BLUES bompiani € 16, e lo si deve anche ringraziare perchè le sue pagine, dove non c'è un punto, si leggono tutte d'un fiato anche senza la voglia o la necessità di scoprire chi è l'assassino, e non solo perchè non c'è un punto a farci respirare. sembra un romanzo iper-realista di quelli che non ti raccontano niente di nuovo sennon una quotidianità che di solito non viene scritta per il troppo pudore. grazie a soriga per dire le cose come sono, quelle che non si fa nessuna fatica ad immaginare se le
 si è viste, per raccontare la talassemia. se la sardegna vi piace per come piace a me, non per il billionaire o per la costa smeralda ma per tutto quello che a quei posti si nasconde: le dune, i fenicotteri, le cartoline di sughero, il caffè al bar italia, i paesi che sembrano deserti, i cartelli stradali unici nel mondo, i ravioli al limone della signora di pula, il genovese che parlano in un'isolettina e i posti che anche carlotto uso come sfondo all'alligatore.
proprio bello!

mercoledì, 04 giugno 2008
author: didaquellavera @ giugno 04, 2008 15:34
category: cinema, diario di viaggio, la donna della domenica legge
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zerovilleZEROVILLE di steve erickson bompiani € 19.50 su consiglio del conte che l'ha tradotto, l'ho cercato e letto. divorato direi. se vi piace il cinema quello con la c maiuscola e se vi divertite con film, citazioni e pensate di entrare e uscire un giorno si e uno no da un copione scritto da qualcuno che ha anche macchiato le pagine con il fondo di una tazza di caffè annacquato, allora avete la mia autorizzazione alla lettura. sarà che hollywood l'ho girata più di qualche volta sola e in compagnia, e che certi posti mantengono un che di cinematografico sempre, anche quando ti trovi li con il tuo fidanzato dell'epoca che sembra un divo di hollywood superabbronzato e con gli occhiali a specchio o con la tua compagna di viaggio che vomita in ogni angolo del sunset, ma ho ritrovato nelle pagine quello che ho visto, sentito e fotografato. anche se quella che si legge è  una hollywood vista dal di dentro che dagli anni settanta fa passare qualche decennio anche se non è un libro su hollywood. vikar, con la k, ha un tatuaggio in testa: montgomery clift ed elizabeth taylor in un posto al sole. questa è la sua carta d'identità e il suo passaporto per passare da comuni di figli dei fiori abbarbicate tra i canyon al tappeto rosso di cannes alla regia di un film della resistenza nella spagna franchista. struttura curiosa a capitoli vorticosi dal numero uno al 227 e giù di nuovo fino all'uno in pagine che sfilano velocemente fra le vostre dita. penso ad un libro con atmosfere piovose ma il fatto di stare a los angeles mi costringe a limitare la pioggia a poche intense giornate con strade alluvionate dove tutto si ferma. leggendolo, a me è saltato in mente one flew over the cuckoo's nest e se devo immaginarmi una trasposizione cinematografica prenderei quel nicholson, fermo a quegli anni. altro non vi dico ma ve lo consiglio davvero vi farà venire una mania per la ricerca di film classici che credete di non aver mai visto ma che ricorderete: eravate sul divano -ne occupavate solo metà anche da distesi- con una copertina addosso e vi eravate addormentati.

lunedì, 19 maggio 2008
author: didaquellavera @ maggio 19, 2008 18:44
category: libri, diario, storia, cronaca, diario di viaggio, le cose della vita, le cose buone, la donna della domenica legge
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delitti_e_formaggicapita che alcuni giorni siano legati da un filo trasparente e resistentissimo. in questi giorni il leitmotiv è stata la storia in tanti suoi aspetti e sfumature. son arrivata oggi a questa conclusione dopo un corso di aggiornamento su come applicare la metodologia dello storico (ridotta certamente ai minimi termini) alla declinazione delle competenze per il prossimo curricolo scolastico. un sabato passato a gorizia, piacevolmente immersi in quel microcosmo culturale delle città di confine, che festeggia e osanna la storia. inseriti in conversazioni e dialoghi resi -da chi fa della storia passione e vita- comprensibili, divertenti e appaganti anche per chi non è un accademico. accademici che di grigio hanno solo una lontana, lontanissima tradizione iconografica e forse qualche giacca. aperitivo al sole tiepido del dopo temporale con un cincin fra perfetti sconosciuti che un pò sanno di conoscersi e una stretta di mano con quel paco ignacio taibo II che non perde -nemmeno lui- la tenerezza.  una giornata umida, di pensieri e comunicazioni fumose con incontri curiosi, con silenzi imbarazzati, con mezze sbronze che son proseguite nel loro naturale compimento fino a sera, con  brindisi a chi gentilmente -e con un certo imbarazzo da parte nostra- ci ha offerto il pranzo, senza purtroppo presenziare. alla fine un libro che si è fatto leggere in fretta, con gaudio e più di qualche risata a denti strettissimi, in una domenica di pioggia torrenziale, tremendamente tradotto nel titolo: delitti e formaggi (edward trencom's nose) di giles milton ponte delle grazie € 15, ma spassoso ironico e consigliatissimo per l’estate, mi ha portato su e giù per le scale di una formaggeria londinese di tradizione plurisecolare e poi sui gradini di un monastero sul monte atos sulle tracce di quel che rimane dei paleologi, il tutto su pagine intrise da profumi di formaggi dai nomi sconosciuti e sapori millenari.  

mercoledì, 30 aprile 2008

DGC_11613232_neon_green_h_pu

oggi il blog compie due anni, il primo post era timido, quello scritto un anno dopo un pò meno e oggi, ancora non sono capace di gestir le cose per bene, visto che avevo già scritto un post tutto miele e che l'ho cancellato, maledizione. riflettevo sul fatto non di essere un blog, ma di avere un blog. perchè son io con la mia bella faccia, senza nick che possano nascondermi, dida è come mi chiamano tutti e sempre di più il blog diventa -sempre di meno- etereo, visto che tanto sta prendendo sempre di più sembianze vere e reali. e come si conviene partono i ringraziamenti: grazie agli assidui lettori che non lasciano traccia e a quelli che lasciano sempre qualcosa, ai soldi meglio spesi per un vestito, pagato caro ma che è il mio primo fan, grazie a mia sorella illuminata che tormento, grazie alle zie, grazie alle tanghiche che ci sono dal vivo, grazie a zia farola che è una delle cose più belle del tango, grazie alla mia maestra che legge e si commuove per la paciaroni, grazie a chi in pieno tango mi fa capire senza tanti giri di parole che legge con attenzione i miei post, grazie a sedge per le telefonate eterne dalla sua finestra sul cortile, a chamaco, a coso e al suo bandoneon e alle di loro gambe rotte, grazie a carlo che arriva in punta di penna con musica che avvolge, grazie a ferlinghetti e alle sue puntate numerate e musicate, grazie alla maestra elena che mi è stata più vicina delle mie colleghe reali, grazie dei girasoli, degli inviti alla milonga, delle tande solo perchè ho un blog, grazie a luana e a j. , grazie al jazz con zavamma anche se son sicura che non vorrebbe fosse scritto, grazie a wanda e wilma, grazie agli incontri al cinema sicura di chi avevo davanti senza averlo mai visto prima, grazie al professor coaloa, a charlie manson che sarà un pò più buono dell'originale, al conte, ad angelo che fra cina e non cina continua a chiamarmi splen...

purtroppo non ispirata, nel secondo anno del blog, mettervi tutti d'accordo per regalarmi questi sandali fatati, fate pure, 36 of course. merci.

sabato, 01 marzo 2008

scampi1scrivere in un sabato mattina, [con la lampada accesa perchè fuori la nebbia fa da padrona e attutisce tutti i rumori, di luce non ce n'è abbastanza, ho i piedi scalzi e gelati] ed essere in pace è una situazione rara e momentanea ma superba. da mesi aspettavamo di andarci, per una cosa o per l'altra è stata sempre rimandata questa spedizione gastronomica, ma ieri sera siamo partiti. cena prenotata con anticipo in slovenia GOSTILNA-TRATTORIA "ZA GRADOM" RODICA -SEMEDELA- domenica e lunedì chiuso. solo pesce. prenotate perchè è sempre pieno. a ragione. entrate in una trattoria con i bagni nuovi, impeccabili e pulitissimi ma con l'impronta delle gostilna che si frequentavano da piccoli con la mamma e il papà quando si andava in vacanza, o solo a fare un giro alla domenica in quella che era ancora la jugoslavia e si diceva "andiamo in jugo" e si spendevano pochi dinari e ti facevano casini al confine sempre per cazzate. mi ricordo che quel confine mi faceva paura, più di quello austriaco. ma son passate guerre e anni, son cadute certezze e confini, non ci son più controlli e lo vedo per prima su di me. sia le guerre, gli anni le certezze e i confini che son caduti. quindi vi accompagneranno al tavolo a voi destinato, accenderanno la candela e arriverà velocemente il vino (chardonnay in primis e malvasia poi), l'acqua il pane a forma di riccio (fantastico!!!) in attesa del protagonista assoluto della situazione. il signor darko. blocchetto alla mano, papillon rosso cupo al collo e gillettino in lana blu teso sulla pancia e con gli ultimi bottoni sfuggiti alla tensione, vi imbavaglierà a seconda di quello che sceglierete di mangiare. non dice il menù. lo recita, lo interpreta e non è chiaro se siamo noi a prenderlo in giro con risatine strozzate o è lui che gode della sua magnifica ripetuta esibizione. il menù anche se solo scritto sarebbe eccellente, esposto da lui è indimenticabile, l'astice ha un sospiro, il gransoporro uno svolazzo fatto con la mano, l'orata uno sguardo al soffitto che diventa cielo. è la recita che faceva gasmann della divina commedia trasformata in sollazzo teatral-gastronomico. gli antipasti son scampi crudi con pepe rosa presentati su una lastra tonda di ghiaccio, il polpo che è "il mio polpo della dalmazia"  a sottolineare una suddivisione geo-politica che dichiara età e discendenza, la descrizione della marinatura dei gamberi "per due giorni e due notti da mettere su una pallina di gelato al gusto di limone fatta scivolare in un bicchiere con un buco sul fondo" , il carpaccio di tonno che sembra essere la cosa più normale offerta. i primi piatti dove posto d'onore è la tagliatella con "il mio astice, il mio gransoporro e uno scampo (che di fronte al resto sembra il cibo della serva) piatto che abbiamo sempre ma che ha il suo significato, c'è un pò da lavorarci -con pinze e tenagliette- ma ne vale la pena", tortelloni al tartufo dove l'eccellenza la raggiunge il "sughetto" -lui lo chiama sughetto ma è ambrosia- con vongole per dare acqua e sale, uova di riccio di mare e di branzino che scrocchiano a metterli in bocca. avanti ancora: lasagna solo con crostacei e verdure "senza nessuna farina o besciamella" e fusilli con porcini e gamberi. un filetto di orata al sale passata alla piastra e non in forno e accompagnata da rucola e ortiche fritte e due patatine al forno chiudono in gloria le portate. non riuscirò mai a rendere scrivendo l'interpretazione superba che ha dato il signor darko nel descrivere le sue creature, dove ogni pesce ha davanti un aggettivo possessivo e il modo in cui vengono cucinati viene spiegato senza però svelare alcun segreto. dolci all'altezza della situazione, da provare lo strucolo in strazza  al cioccolato e zenzero grattato fresco -buono- o all'arancia -magnifico-, sorbetti al ginepro e alla mela verde e basilico. locale consigliatissimo [anche per riunione tanghica]. fanno sorridere le foto in ingresso di chi ha cenato li: rita pavone, albano, zucchero e qualcun'altro e poi sentir chiedere "ma lei è un cantante?"

foto da http://cucina.temi.kataweb.it/files/2007/07/scampi1.jpg

mercoledì, 06 febbraio 2008
author: didaquellavera @ febbraio 06, 2008 09:13
category: libri, cinema, diario, diario di viaggio
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intothewildpar che l'unica cosa non riuscita a sean penn sia stato il matrimonio con madonna. non è un pistolotto naturalista-documentaristico lungo e noioso ma un bel filmone da cinema. è la storia vera di christopher mccandless che lascia tutta la sua vita, che sembrava esser già preconfezionata e pronta al consumo, e con pochi ottimi libri e tanta pace va verso l'alaska incontrando una serie di persone che si sostituiscono alla famiglia d'origine, quasi rinnegata, ma difendendo gelosamente una solitudine che non gli pesa fino alla fine. sempre sul limite ma senza mai scadere nella retorica si alternano momenti del viaggio di alex (così si fa chiamare, per poi solo alla fine riappropriarsi del suo nome per intero) al commento della sorella come voce narrante. bellissime le citazioni che scorrono sullo schermo, quasi scritte sullo da una penna che pare trovarsi, gigantesca, alle nostre spalle. sorprendente la sensazione che mi ha lasciato. di libertà, di voglia di fuga, di posti nuovi e da trovare ma anche il saper di non saperlo fare a quelle condizioni. alla fine son uscita con gli occhi lucidi. la fotografia non ruba la scena alla storia ma la rafforza e la esalta. esiste anche il libro che parla di questa avventura: nelle terre estreme di jon krakauer ed. corbaccio €16.60 non l'ho letto ma tutte le recensioni che mi son capitate sotto il naso son abbastanza buone. 

lunedì, 28 gennaio 2008
author: didaquellavera @ gennaio 28, 2008 09:28
category: libri, diario, diario di viaggio, la maestra dida
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eleganzadelriccioL'ELEGANZA DEL RICCIO ("fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti")di muriel barbery ed. e/o € 18.00 l'avevo già a portata di mano quando me l'hanno consigliato "ti piacerà molto", a portata di mano vuol dire a 30 cm dal mouse. ho aspettato un pò prima di iniziarlo, sarà che da quando son maestra leggo molto meno "per me", son sempre che sbrigo che compilo schede che cerco lezioni diverse per tener alto il morale della truppa, i tempi bibblici che ho dedicato ai miei libri si è ridotto. ho aspettato di esser sola, di prendere un treno per andar a cena da mari, con tutta la tranquillità e la pace che da, poco più di un'ora senza parlare con nessuno. questo libretto si fa leggere e ha il pregio di non farsi mollare fino alla fine. è soffice, profuma di buono, sa di dolcetti in carta di seta e di sushi, rompe qualche stereotipo ma tanti altri li conferma. sembra quasi una versione parigina e MOLTO MA MOLTO edulcorata di troppo forte incredibilmente vicino (che è semplicemente magnifico). geniale la trovata di chiamare due sorelle colombe e paloma! anna karenina continua a segnare più di una vita.  pg 18. "il mondo così com'è non è fatto per le principesse" . "quando sono angosciata, mi ritiro nel mio rifugio. non c'è nessun bisogno di viaggiare; mi basta raggiungere le sfere della mia memoria letteraria e il gioco è fatto. quale distrazione più nobile, quale compagnia più amena, quale trance più deliziosa di quella letteraria? o no?"  non è un capolavoro come l'hanno presentato ed è un libro da femmine.  se ci riuscirete, vi consiglio di considerare come ultima pagina la 305 e non andare oltre. fermatevi li.

sabato, 05 gennaio 2008
author: didaquellavera @ gennaio 05, 2008 16:25
category: le mie foto, cronaca, diario di viaggio, attualitĂ , le cose della vita
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scattata a venezia il 2 gennaio in zona peggy

giovedì, 03 gennaio 2008

ritrovo-peggy2passare un mercoledì feriale a venezia è una delle cose per cui vale la pena vivere! l'dea era di andare a pranzo da peggy. uno di quei sogni che sembrano irrealizzabili finchè ci si rende conto che non è poi così tanto impossibile da fare. fa freddo ma è una giornata di cielo terso, troppo per la neve che avevano promesso. niente guida niente piantina lasciatevi perdere da venezia, sempre. la cosa bella è che anch'io ieri mi son perduta, dopo tanti anni a passeggiare per venezia per diletto o per studio, non credevo fosse possibile e invece venezia mi ha fatto un regalo: mi ha fatto di nuovo perdere! persa fra far foto e guardar gente arrivo quasi a rialto completamente disorientata, strano perchè il mio senso dell'orientamente è come quello dei fenicotteri quando svernano. chiedo a una commessa (non di quelle che cerca la diresion  della foto) -scusa per la  guggenheim vado di la? e lei la meravigliosa commessa -gugghenaim?  ok va bene, si grazie seguo il mio istinto da fenicottera. dopo solo dieci minuti d'isteria zona rialto mi catapulto nella mia venezia, quella vuota e silenziosa anche se è a due passi o direttamente sul canal grande, quella delle gondole parcheggiate e vuote dalle americane innamorate e che si meravigliano -ed è straordinario- per ogni cosa! si va per campielli dove vivono le persone, si curiosa dentro qualche finestra, qualche giardino, qualche corte sconta detta arcana. e si arriva da peggy, ad ora di pranzo. da peggy si parla only in english perchè i ragazzi che ci lavorano son per la stragrande maggioranza anglofoni, o quell'italiano declinato all'inglese che fa così simpatia. devo dire che mi son aspettata troppo. peggy andava all'harry's bar anche con truman (che era sempre a dieta e quindi mangiava solo pesce!) per pasteggiare e vivere. quindi mi aspettavo un posto dove pranzare che fosse -democraticamente- all'altezza della padrona di casa, dove esser trattati bene, quasi a coccole e circondati da un pò di lusso. ma non lo è. mi aspettavo un pranzo a casa di peggy che fosse all'altezza di chi c'era dentro e che non fosse solo un punto di ristoro per quanto approssimativo, di quello che capita altrove dove bere o anche cibarsi senza divisioni di sale o salette. tavolo pro giardino direttamente su vetrata. menù sporco, servizio tremendo. camerieri che fanno commenti a voce alta sgradevolissimi sugli ospiti e come se non bastasse bestemmiando pure.. un delirio! ci salviamo con un tortino di radicchio di treviso che non era male se solo non fosse stato scaraventato nel piatto e lasciato così com'era, due bicchieri di vino rosso che è viola e anonimo e un'insalata che dev'esser passata prima di finir a tavola, in rianimazione. non ho le posate. arrivano solo dopo un rincorrersi a voce alta di tre camerieri, tre. l'umore cmq non era minimamente intaccabile da niente e nessuno, di nuovo da peggy e di nuovo a godermela in tutta la sua aristocratica follia. c'è da godere nell'origliare e nel guardare le altre persone che hanno avuto la sventura di pranzare in un ambiente leggendario che ha ospitato prima di peggy la marchesa luisa casati, alias korè amante di d'annunzio, ma gestito da incompetenti maleducati. basterebbe poco a creare uno spazio gastronomico ad hoc, e non per tutti. dopo il caffè attraverso il giardino e mi lascio affogare durante la mia immersione nelle stanze del quotidiano di peggy. stranamente e familiarmente circondata da quadri che son talmente famosi da far fatica a convincersi che non son foto o riproduzioni che si stanno ammirando ma che son proprio GLI ORIGINALI. davanti a picasso mi fermo quasi solo per accarezzarlo e saluto educatamente come si confà anche braque, di nuovo e ancora. sopporto pochissimo magritte, m'inquieta dopo troppo poco. pegeen invece mi piace moltissimo. ernst fa scoccare scintille in quella testa che ha già grilli che fanno acrobazie e cavilli da leggere con attenzione perchè son scritti in piccolo-piccolo, cosa ne può venir fuori sarà una sorpresa. brancusi che mi fa scivolare lo sguardo fino a inseguire linee immaginarie che proseguono e sfuggono. peggy mi fa un altro regalo, per quasi 5 minuti rimango sola con 6 pollock a circondarmi di violenza, alcool, sfuriate e sofferenze, schizzi di colore che macchiano anche me. esco senza fiato. sfinita, felice in estasi per questo posto che ogni volta continua a stregarmi. passeggiata lunga fra negozi giacche leggere quasi impalpabili e soffici  da gay-pride o dandy dell'ultim'ora, personaggi importati da venezia perchè solo qui trovano il loro habitat naturale. solo qui, signorine che arrivano in treno con uno stock di valigeria vuitton che nemmeno alla boutique a san marco ne hanno tante in assortimento. fa freddo quando arriva il buio, m'infilo nel baccaro-jazz per un irish cofee con l'idea di gustarmi mezz'ora di estreme piacevolezze e la indovino: ne fanno parte anche una coppia di -miei-coetanei americani che pieni di pacchetti da shopping, ordinano e seccano -il tutto in due minuti- una redbull con dentro uno schottino di jeger.. tks miss peggy 

giovedì, 03 gennaio 2008
author: didaquellavera @ gennaio 03, 2008 12:45
category: viaggi, le mie foto, diario di viaggio
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e nozioni di ingegneria idraulica no?
 [ieri a venezia, zona
http://www.guggenheim-venice.it/ ]

venerdì, 14 dicembre 2007
author: didaquellavera @ dicembre 14, 2007 17:03
category: viaggi, libri, ipse dixit, diario di viaggio, le cose della vita, le cose buone
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laviaperkabulLA VIA PER KABUL  TURCHIA, PERSIA, AFGHANISTAN 1939-1940 di annemarie schwarzenbach ed.Net il saggiatore € 7.50

me l'ha lasciato eva in cucina e l'ho letto di gusto in qualche sera a letto sotto la copertina con le finestre aperte in attesa di crollare addormentata. bello, ma iniziate a leggerlo dalla fine, dal saggio di roger perret " la mia esistenza condannata all'esilio e all'avventura". sono racconti di viaggio, anche un pò ripetitivi se vogliamo, ma veri ed emozionanti. annamarie schwarzenbach era una fotografa, viaggiatrice, lesbica, drogata e svizzera che brucia le tappe e muore d'incidente a 34 anni. ancora un anno e potrò dire di esserle sopravvissuta. racconta del viaggio che fa con ella maillart su una ford dalla svizzera fino in afghanistan nel 1939. viaggio che progettano nei minimi particolari e che è pure sponsorizzato da una marca di pellicole (un pò donna avventura .. ma molto molto più fashion! sapete che ho fatto un provino per partecipare a donnavventura nel 2003? ). si sente l'eco della guerra in europa ma si sente di più il viaggio, non parla del suo personale ma a me ha dato l'idea che il suo mondo non sia poi tanto diverso dal mio. lei si veste da uomo e non sembra aver paura di quello che la circonda, ha più paura di quello che trova dentro se stessa (mi ha ricordato tantissimo la mia adorata sylvia plath). viaggia e scappa da quello che è, dalla sua dipendenza da morfina e si ritrova. il mio viaggio è  SEMPRE terapeutico, sempre fuga da qualcosa e qualche volta mi aiuta dida a far pace con donatella, anche se spesso e volentieri una o l'altra escono piene di lividi e con gli occhi gonfi dal pianto. libro pieno di aggettivi che mi piacciono tanto (come i congiuntivi e i condizionali) "i monti sono lontani azzurri freddi e coronati di neve e splendidi"; le notti d'agosto sono "senza vita"; le nubi "lattigginose"; i tappeti "ammuffiti"; i bufali "lucenti"; le gocce d'acqua sono "perle scintillanti".. e ho letto aprendo a caso le pagine.

benvenuta annemarie nel mio personalissimo gineceo: ci siamo io, sylvia, dora, isadora, la marchesa casati, francoise e ovviamente (regina fra le regine) peggy! 

da prendere.

mercoledì, 21 novembre 2007
author: didaquellavera @ novembre 21, 2007 20:43
category: cucina, cronaca, scarpe, diario di viaggio, tango, dove mangiare, le cose della vita, regine e principesse, le cose buone, maschimaschi, tanghiche
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vuittone non lo dico così per dire ma proprio nel significato letterale della parola. iggnude come mammà c'ha fatte. tanghiche, sieta la cosa più bella che il tango mi ha regalato, dopo le comme il faut! capita che passa il compleanno di una tanghica con un paio di zapatos de baile che arriveranno dall'argentina e ne arriva un altro di compleanno tanghico.. geniale idea ci coccoliamo tutte tre e ci facciamo, non solo regalia per il genetliaco, ma regalo totalissimo al grido di come siamo principesse, come ci vogliamo bene! partiamo dalla giornata che non è tersa, non è calda è anche ventosa e parcheggio non ce n'è. entriamo in una porta che sembra ritagliata in un palazzo nemmeno tanto apposto. dicono che sia uno dei migliori ristoranti di trieste. ci prendono le giacche e ci fanno accomodare. posto piccolo, a me scappa la pipì e c'è solo una coppia seduta a pranzo. freddino, non prendiamo il vino, un maschiomaschio con accento per niente triestino ma forse un finto toscano si scusa per la mise e torna un momento dopo con la giubba nera da cucina che sembra un cosacco e mi accorgo, con un fatale sale e pepe fra i capelli. non porta menù, qualche battutina che ci fa snocciolare qualche sorrisino di circostanza e poi inizia. "qua si mangia solo pesce" -essaicheproblema- decidiamo per un tesoretto con riso gamberi porcini e speck. gli antipasti li sceglie lui. quasi a mani giunte ringrazia e si rintana in cucina. e le mani giunte, da quel momento, le mettiamo noi e ringraziamo ogni volta che arrivano i piatti. inizia la sfilata -preparatevi- comodi e prendete appunti. presentati come si conviene: quenelle di dentice mantecato (su crostini caldi), terrina di branzino con riduzione di aceto balsamico e pepe, filetto di sgombro al vapore con salsa di maionese aneto e cognac. questi erano solo gli antipasti freddi, assoluto lo sgombro anche se per una tanghica era troppo forte la maionese (però si sa che le tanghiche fan punte ai cazzi di mestiere). stufato di pesce spada e lenticchie e trancio di baccalà in fonduta di fontina passato al grill. quello che doveva essere il piatto forte, dopo quest'apoteosi di antipasti, non lo è stato più. cucina estrosa e gustosa e non difficilmente riproducibile nella cucina di casa -(prossimamente ricettina per uno sformatino di branzino su questi schermi). ambiente piccolo, intimo che forse rende meglio di sera per cenino a lume di candela. al centro un tavolo con grappe e distillati. lista dei vini non guardati nemmeno perchè dovevamo solo sbocconcellare qualcosa e proseguire con la nostra giornata salutista. uscendo -dopo un conto davvero equo- penso che la porta, a ben guardare, col senno di poi potrebbe essere quella di alice nel paese delle meraviglie. nemmeno a dirlo cercate a trieste vicino a piazza garibaldi la bottega di trimalcione via della guardia 15/b.

proseguiamo. direzione portorose, slovenia. cazziando una tanghica per un coso sloveno e l'altra per coso nordico (espatriato). [avete mai notato come i maschi con cui le nostre amichette hanno screzi vengono subito privati del nome di battesimo? vengono depersonalizzati. potrebbe essere la migliore persona del mondo e noi 9 su 10 non li conosciamo per nulla, ma hanno subito il loro bel nomino denigratorio, sempre con simpatia tanghica per carità!!!] vento. arriviamo tenendo sulla destra il mare. obiettivo terme. un'oretta di piscina con tre vasche a temperature diverse e idromassaggio godurioso e poi terme purificanti. e qui le tanghiche si son messe a nudo con tanto di tatuaggi evidenti, cingilombi, lenti a contatto che "spallinano", libri non letti abbandonati su un lettino che prima era anonimo. già le terme son una cosa goduriosa, queste sono una meraviglia. grandi, pulite, varie, tisane calde a disposizione, docce pronte e non moltissima gente. tepidarium, bagno turco, saune finlandesi, secchiate d'acqua ghiacciata all'uscita, micro vasche per riattivare la circolazione e percorsi su sassi di varie dimensioni. peeling con il sale da provare! dulcis in fundo, ma ero già un budinetto molle alla fragola, massaggio. seguo la signorina, che a stazza si poteva chiamare inga la vighinga, mi indica il lettino da massaggio e dice "metti tua faccia in buco". 

mi sembra di non dover aggiungere null'altro.

venerdì, 24 agosto 2007

il primo agosto del 2000 era il mio primo giorno di lavoro qui. sono arrivata con un vestitino bianco a fiorellini neri ricamati sul bordo, scarpette basse rosse e borsettinetta in tinta. oggi 7 anni dopo ultimo mio giorno di questo lavoro mi sento completamente diversa in tutto. e contenta di esser diventata così: coi tacchi alti e le scarpe d'oro in tinta con la borsa, maglietta scollacciata e gonna che sale oltre. grazie a chi ha collaborato alla mia creazione in ordine vario: la lu e i suoi svarioni acutissimi, enrica con le parole non dette e la penna verde, fabi grazie per i tacchi!, egle dei viaggi, dei miracoli e delle litigate, clara dei vini bonton, titti, max che canta e dipinge, l'orrido baracino, luchino, fede in bicicletta nelle valli del natisone, silvano e le sue calde notti, laura e il tappeto aggiustato, sonia e i libri da bambini per grandi, defonzis, chiarinetta bella che mi fa sorprese e che tanto i capelli se li taglia comunque, lisa la mia lisa, lea che menomale che lavora qui altrimenti chissà se la conoscevo, la strega delucesca che le prende tutte, michi dell'amministrazione, lu dell'amministrazione, la robi che è a bologna adesso, catia ritrovata, enrico col maggiolone, silvia e quanto mi ha ospitato!, ale con le battutine sagaci, mia che mi ha portata in costa rica e poi si è fidanzata, cinzia che non ho mai inquadrato bene ma mi sa che è ben inquadrata :), elena e i suoi viaggi, la stella di michela coi gioielli della sorellina e i mascara che fanno male agli occhi, elena e filippo e tommaso, michela per l'ispirazione al taglio da marines, andrea b. per le serate al cinema e i suoni dei violini, valentina per le notti passate a parlare di pavese, francesca per i gioielli da regina di saba, angelica per i caffè e i sorrisini, paolo b. per i risotti e il vino in soffitta, cristiano per le consulenze informatiche e non solo, dona per i ciao dona ciao dona, gigi che all'inizio non potevo sopportare, gabriele e la litigata mondiale, mari e il suo primo regalo di natale per diventare "dida che t..oe", edo guardato con un sospiro, benedetta che mi da soddisfazioni, laura e i suoi i cinghiali distruttori di Y10, la mangi per le sfilate quotidiane, karen per hallo kitty, michele perchè è il mio guru e maestro di tutti i tanghi, la dottoressadania, il mouse a sinistra di valeria, chi alscia la carta igienica sul davanzale e piove, chi ha lasciato pulito il bagno come un cesso dell'autogrill di verona nord, i segreti di pulcinella dell'ufficio, carmen per la cucina sicula e gli scontri tra titani a livello di scarpe..

grazie

lunedì, 20 agosto 2007
author: didaquellavera @ agosto 20, 2007 18:32
category: viaggi, diario, diario di viaggio, le cose della vita, ego strabordante, le cose buone, favole per grandi
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Margarita_Glass_(Welled).svg

Quando alle cinque e mezza di un pomeriggio grigio e umido mi vedo arrivare il primo margarita della serata, con tutto il suo ornamento di sale cristallizzato sul limone, con gli occhi che lasciano andare le pupille lungo il fiume ma col guinzaglio a 50 cm, la prima cosa che mi capita di fare è alzare il bicchiere in onore del tipo che passa con la barchetta e pacificamente si rolla una canna. Con tutta l’allegria di esser stato beccato e difficilmente punito per qualcosa che non s’ha da fare, il biondo guardandomi neglio occhi, alzando leggermente il prodotto ancora non finito fra le due mani, fa spallucce come a dire che di diverso non poteva far nient’altro in quel momento. Proprio come me, altro non potevo fare che bermi con tutto lo charme che la situazione richiedeva, un margarita perfetto e nemmeno tanto all’acqua di rose, come sulle prime poteva sembrare. Se poi ho dovuto far spazio (sul tavolino di teak sbiadito) ad un negroni -da campionato mondiale dei negroni- è stato solo per avere un’abbinata cromatica al sole che andava via, anche se era poco. Guardando oltre e ascoltando con attenti occhi quello che sentivo, mi son solleticata papille gustative mai andate in vacanza, con ciliegine candite e annegate solo dopo sofferenze atroci, prima nell’amaretto e poi nel negroni da premio, di cui sopra. ghiaccio fresco pulito e a forma di dado perfetto, con spigoli acuti e smussati solo da un passaggio nella mia bocca. 
Farsi portare e sfiorare una città, non violarla, non occuparla, non violentarsi per sventrare un posto, perché un po’ già vista conosciuta piaciuta da subito, usata, se si può dir di usare una città, solo per furiose scorribande tanguere. Qui nessun tango, almeno non ballato. Una musica che era più forte averla dentro piuttosto che sentirla arrivare da situazioni non mie, staccarsi dalla città con l’ipod steso (pure lui) su una panchina, panchina che mi ha tranciato la schiena a metà, in bilico pericoloso su sampietrini in vena di equilibrismi.

cin cin! 

venerdì, 08 giugno 2007
author: didaquellavera @ giugno 08, 2007 09:15
category: libri, diario, cucina, sardegna, diario di viaggio, attualitĂ , tango, le cose della vita, le cose buone, ezechiele lupo
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sveglia presto anche oggi, anche se sono a casa, vuol dire che MI SENTO ancora in vacanza.  l'atmosfera è proprio cambiata nel giro di pochissimi minuti. basta "sentire" la casa, la mia bella casa che tanto parla e tanto sa di me, che profuma di vaniglia (dopo 10 giorno l'ho sentito anch'io!) ma che è comunque riempita solo da me, senza luci che aspettano di esser spente, solo le luci aspettavano di essere accese dopo 11 giorni di mia rilassata latitanza. son tornata con la testa svuotata, ma non penso ci vorrà tanto perchè si riempia di nuovo. se non siete mai andati in sardegna fatelo. finchè non si è trasferita la bionda sardegna non avevo pensato alle mie fughe sull'isola, ma vale davvero la pena, meglio se un pò fuori stagione, tipo giugno o ancora meglio a settembre quando la luce gialla diventa più morbida a meno abbagliante. la zona è quella di pula/domus de maria, muovendosi un pò oltre cagliari villasimius o dall'altra parte piscinas. le spiagge in questo periodo sono praticamente vuote e non si litiga per parcheggi. noleggio auto in aeroporto, parco macchine devastato, a me è capitata una tremenda forfour diesel rumorosa come un trattore scassato. brutte notizia per capospartivento: è in ricostruzione e pare proprio che la luxury guest house la facciano davvero. non capirò mai. seppur mi sembra di ricordare una puntata di report dove il sindaco di domus de maria diceva "lasciateci solo fare qualche alberguccio..". anche se fossero bravi l'impatto ambientale ci sarebbe lo stesso, le strade diventeranno più trafficate e cala cipolla non sarà più così bella col via vai di navette e affini. se avete voglia di camminare per trovare un posto un pò fuori mano dove fare il bagno mettete le scarpe da ginnastica arrivati sul faro a capo spartivento andate giù verso destra, venti minuti-mezzora e potete scegliere dove stare ancora più in pace. siccome non si vive di solo mare e sole, e in sardegna sanno il fatto loro per nutrimenti e libagioni non mettetevi nemmeno in testa di fare diete. qui si mangia, e anche bene. basta cercare un pò, la bottega del mare che fino a poco tempo fa era a santa margherita si è trasferita a capoterra. abbiamo approfittato de i murales  che una prima volta mi ha fatta contenta con tagliatelle con arselle e bottarga e una serie ottima di antipasti, al secondo tentativo mi ha indisposta fuori misura: vino ghiacciato, servizio lento e cameriere canterino per i fattacci suoi, vicini di tavolo 4 uomini sgradevolissimi sui 55/60 anni che alzavano la voce solo in caso di troie negre, milioni, scopata, porche, IO. l'antipasto si è salvato ma il tonno (pinna gialla rubato ai giapponesi?) che avevamo chiesto espressamente solo scottato è rimasto nel piatto ingloriosa fine .. neanche uno stracotto d'asino è così stracotto. se cercate tonno tonno, andate a carloforte a il tonno di corsa. i ristornati dove non potete andare (ci vogliono conoscenze molto ma molto in alto) sono due: dalla bionda sardegna e da enrico e barbara. enrico prepara spaghetti ai ricci (non è stagione ma erano stati conservati per "gli esteri"), spaghetti alle arselle (mitiche), burrida (gattuccio lasciato marinare in olio noci aceto e suoi fegatini) sardine il tutto inondato da argiolas e mirto fatto in casa. quella sera messa all'angolo da un amico che ezechiele lupo (essemelapaga) mi aveva tanto raccomandato di conoscere: in due ore ha detto quello che io dico in una settimana, interessante sicuro, ma un pò estremo per le mie capacità di seguire un filo logico dopo la cena pantagruelica. dalla bionda sardegna CHE OGGI COMPIE GLI ANNI E QUINDI IN ALTO I CALICI, specialità carne: agnello al limone e alle griglie il bell'antonio non vi lasceranno tregua. la mia parte l'ho fatta anch'io (a parte lavare i piatti) una sera mi sono esibita in dida e la pasta alla campidanese.

aglio e zaffiriin riferimento al gusto del mangiare ho letto dopo kgb e satira politica un libro-cuscinetto, di quelli che servono per rilassare la testa: AGLIO E ZAFFIRI  VITA SEGRETA DI UNA GASTRONOMA MASCHERATA di ruth reichl, ponte alle grazie € 14.50 

vero libro da ombrellone. divertente e gustoso. questa signora qui è stato il critico gastronomico del L.A.TIMES e del N.Y.TIMES. qui, accanto a recensioni effettivamente pubblicate c'è l'iter dell'indagine. sono citati i più famosi e cari ristoranti di N.Y. non so se i migliori però. essendo faccia nota e ricevendo un trattamento ad hoc nei ristoranti, la signora si traveste ogni volta in modo diverso (in rete ci sono diverse sue foto!) creando dei personaggi molto diversi fra loro, si presenta in incognito, così da aver la conferma di essere trattata da gente "normale" e non da vip. alcune scene sono spassose, la scrittura è molto sceneggiata e non si fa per niente fatica ad immaginare anche le smorfie degli aiuto camerieri scocciati. mi fa rimanere perplessa la descrizione dei piatti elaboratissi e improbabili, abituata come sono a mangiare le cose cucinate il più semplicemente possibile! l'aragosta vince su tutto, è sempre in tutti i ristoranti presente anche se mal accompagnata (c'è qualcosa di più buono di un'aragosta alla griglia mangiata in piedi in spiaggia con una birra in mano?). a me è piaciuto molto il capitolo sulla cucina giapponese, se ne impara sempre.

pg. 162 "il salmone ballava IL TANGO con le striscioline croccanti dei carciofi" questa dovrebbe spiegarnela..

altra cosa legata ai libri, cagliari e altri posti della sardegna (isola di san pietro) sono strettamente legati a CARLOTTO, non è difficile trovarli: il LIBARIUM in zona castello merita una visita e anche un bicchiere di vino e se come me vi fate accompagnare nel carlotto-tour by night in giro da un cagliaritano fatevi portare anche a cala mosca a guardare la luce del faro che sembra perdersi ma non lo fa mai.  

  

giovedì, 31 maggio 2007
author: didaquellavera @ maggio 31, 2007 11:30
category: libri, diario, cucina, sardegna, diario di viaggio
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donne informate sui fattiDONNE INFORMATE SUI FATTI di carlo fruttero mondadori

caro moccia,

questo che ti consiglio è un gioiello prezioso, piccolo, eterno, portabilissimo, si abbina su tutto e non passa mai di moda. chi l'ha creato è uno che se ne intende parecchio di donne, di ironia, di psicologia malata e spicciola, di odi sottili come solo le femmine sono capaci di avere. rimasto solo senza lucentini, sforna questo a regola d'arte, viene da chiedersi, che cosa sarebbe stato questo libro se ci fossero state anche le due -delle 4 mani- mancanti. la giovane moglie rumena (ex-prostituta) di un ricco torinese (che gioca a golf ad is molas che è a due metri da dove son io adesso) viene trovata cadavere in un fossato. parlano in prima persona la bidella che trova la morta, la barista con il suo coniglietto nano, che l'aveva trovata ma è scappata per paura, la carabiniera che indaga, la volontaria del centro di recupero dove la rumena è stata per un pò, tolta dalla strada, la gioranalista acuta, la figlia del ricco torinese, l'amica di famiglia chicchissima e ultra snob. in meno di 200 pagine si svela mandante e movente con una solenne leggendaria ironia che già c'era 35 anni fa in "la donna della domenica". portatelo in spiaggia, per qualche ora di gioia leggendo uno degli scrittori italiani che vanno letti per obbligo. ciao ciao fede e leggi.

pg. 114 "un uomo semplice tutto sommato, leggibile anche senza occhiali.." quelli che per me sono "panini" :)

un libro al giorno. e se questa non è vacanza dite voi cos'è. leggo e scrivo. senza forzature e solo se voglio, per quanto voglio, senza aver cose da fare obbligatorie. ieri perse per andare alla tuerredda, arrivate dopo un pò di strade inutili fino a teulada, ma bellissime da fare anche in moto con grande divertimento. solo il vento un pò noioso ci ha infastidite ed infreddolite, ma pare che oggi abbia mollato, il mastrale dura o 3 o 7 giorni. è durato 3. cena ai "murales", si sono fatti perdonare la lentezza del servizio con: agliata di polpo, burrida, affettati di mare e tagliatelle arselle, bottarga e zucchine con due bottiglie di terrebianche di sella&mosca ad allietare la serata. sbronza, ma di una sbronza tranquilla tranquilla..    

martedì, 29 maggio 2007
author: didaquellavera @ maggio 29, 2007 19:26
category: libri, diario, cucina, sardegna, diario di viaggio, le cose della vita, wanda e wilma, vita da zia, le cose buone
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carofiglioTESTIMONE INCONSAPEVOLE di gianrico carofiglio sellerio € 11.00

esser in vacanza vuol dire poter finire nel pomeriggio il libro iniziato la mattina a colazione. se poi nel mezzo ci metto una camminatina a cala cipolla, un pranzo fatto di pane e pomodori lavati nel mare, parecchie dormitine con chiacchiere, una lezione di cucina dove faccio una parmigiana che forse anche mangerò, nonostante il non amore per le melanzane e un apertivo lungo e tranquillo con l'ichnusa allora la giornata è praticamente perfetta.

guido guerrieri è un figo e quindi anche carofiglio è un figo. guerrieri è un avvocato di bari, non i soliti miei investigatori, e mi è piaciuto, anche il suo accento! difende un sengalese accusato di aver ucciso un bambino. non si trova il colpevole nell'ultima pagina. però si segue il dibattimento giudiziario fino al giudizio. guerrieri è un tipino tormentato, come piacciono a me, pieni di pensieri, libri, musica,  paranoie e psicofarmaci schivati all'ultimo momento.  e parlando di avvocati.. è un pò che non parlo del nostro adorato protagonista assoluto: TAORMINA, che dopo aver abbandonato l'annamaria, difenderà le maestre di rignano flaminio.

dulcis in fundo: wanda (quella di W&W) ci ha cucinato -e siamo arrivate ieri mattina alle dieci- risotto zafferano e fiori di zucca, aperitivo con ricotta salata e olive di non so che parte paradisiaca della zona qui vicino a pula, spaghetti con pomodoro fresco e bottarga, agnello al limone, er colazione le pardulas di quella meraviglia di signora che ha la pasticceria a 50 metri da casa e siamo solo al secondo giorno di vacanza eno-gastronomica!

 

lunedì, 21 maggio 2007
author: didaquellavera @ maggio 21, 2007 18:51
category: diario, scarpe, diario di viaggio, concerto, tango, le cose della vita, la scarpa e la zoccola, ego strabordante, le cose buone, maschimaschi
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comme_base_biancanera_verniceTorno dal mare con paolo conte e tutte le sue perline colorate e libertà, caramelle alascane, acappatoio azzurro, sguardo da lupa, gelato al limone, alle prese con una verde milonga, tango blues, tinello marron e quella calma più tigrata più segreta di così, la mia valigia di perplessità e si le donne odiavano il jazz ma io no, per niente, ho solo il tempo di prepararmi per andare a trieste a milonga, c’è un concerto dell’ orquesta de tango silencio, e da mesi se ne parla, ed è quello -il concerto- che ci hanno venduto al telefono, quando abbiamo prenotato con larghissimo anticipo, in realtà è uno pseudo-galà con fantomatico buffet, di un circolo della città, tanto esclusivo che qualcuno putroppo rimane fuori. arrivo annoiata, mi siedo solitaria, scollatura fin troppo generosa, (mi sa che la prossima volta devo dosare il colpo) e tacco rosso. resto li convinta che mi faranno compagnia solo i miei pensieri che oggi sembrano esser in rivolta, dopo un po’ che se ne stavano per i fattacci loro. si scatena la ressa per il buffet, niente di che a dire il vero, ho lanciato appena qualche occhiata ma non c'è niente che m'ingolosisca più di tanto e comunque a fame e umore non sono messa bene. faccio spazio per far sedere una coppia sconosciuta, mai vista, poco dopo lui arriva con una bottiglia di chardonnay e tre bicchieri, serve per prima me e poi la sua tipa, uomo delizioso, la moglie dev’esser solo fiera di accompagnarsi ad un uomo di quello stampo. Chissà cos’ha pensato per riempirmi il bicchiere, magari gli ho fatto pena:


a. Triste, sola e abbandonata da chissà quale orrido, promiscuo, tamarrissimo tanguero di inenarribabile quanto incomprensibile fascino. Triste,solitario y final
b. Lite furiosa con la mezza mela (la celeberrima media manzana della letteratura romantica spagnola-sudamericana) che mi pianta li, ed io orgogliosa, come solo una donna di notevole calor y sentimiento sa fare, immobile, con la mia borsettina sotto braccio, in attesa del ritorno del bruto.
c. Tanguera arrivata da sola sperando in chissà cosa e già dalla prima tanda rimasta li, come una carciofa.. alcaciofa.

Mi passano in testa film e sceneggiature di film scollacciati: sarebbe potuto questo essere l'incipit di un menage a troi? si chiacchiera, mi sento un pò abbandonata seduta li, ma il senor mi riempie di nuovo il bicchiere, mi sciolgo un po’. il vino al solito diluisce i pensieri, che perdono i colori forti: sbiaditi fanno meno danni, i pensieri non i colori. Perché se dobbiamo parlare di colori, sbiaditi non li voglio. E già qui la serata migliorava, poi improvvisamente prendono parvenza reale, amici di tangoquerido, in quattro ad una milonga e nel giro di 2 mq per alcuni minuti senza nessuna distanza di sicurezza: cara farolit le bande tangarmate del nordest si stanno coalizzando e sembrano esser calienti quanto quelle sicule! Uno dei miei primi incontri fra blogger, per di più tangueri, non tutto è andato per il verso giusto: non ci siamo ballati addosso nel senso proprio della cosa, ma certe affinità elettive (comme il faut!!) ci sono ed è evidente che a qualcos'altro porteranno! Tanto bello!

poi iniziano: il pianoforte, il violoncello, il bandoneon e mi faccio ballare da un tango vivo e impagabile, scuote tutto, anche la pancia, non la pancia delle ballerine del ventre, la pancia come stomaco, come organo preposto alla gestione delle emozioni (altroché cuore!). ballo tutta la sera, monopolizzo r., amico di tango – che candido alle elezioni di “nostro signore di tutti i ganci”- con cui ho molta confidenza, senza paura di corpi sconosciuti, mi sento bene, anche se sbaglio corregge, sa e rimette a posto le cose, battute all’acido corrosivo, fulminanti: si sorride. parte qualche commento sui tacchi che falciano, ma lo vendico subito, anche i miei falciano, e le comme il faut sono particolarmente incazzate stasera, e tanti bei silenzi, la musica ci trapassa. ballo con la pancia tenendo a bada per bene il mio asse capriccioso, con gli occhi chiusi di nuovo, inseguo la linea dei tacchi che sembrano andare da soli stasera, non credo di essermi mai sentita ballare così: fisica, violenta, i tacchi che fanno rumore, non tic tac, quel rumore che fanno i tacchi quando partono e sembra che debbano prendere la rincorsa tracciando circonferenze che nemmeno giotto. E poi c’è il bandoneon che mi entra dentro e josè-luis betancor yorugua che lo suona mi ipnotizza con tutte le facce strane che fa, con una mimica facciale pazzesca, da studiare: sembra che sia lui a “suonare”. E se vogliamo proprio parlarne.. come si dovrebbe chiamare altrimenti uno che suona il bandoneon? Se proprio devo pensare ad un nome.. dico Francesco, e non è un azzardo! il bandonenon scivola sui minuti che passano, li incastra alle lancette per poi lasciarli andar via morbidi. come l'ultima sciata prima che chiudano gli impianti, la fai per gola ma sai che potresti farti male perchè sei stanca morta, così l’ultimo tango mi balla male, da sfinimento, i tacchi mi fanno male, ma ne rido su. vado a cambiarmi le scarpe, passare dai 9 cm delle comme il faut da tango agli 8 delle altre è cambiare mondo. in un cm sta la differenza? e verso casa tutti dormono, io guido con la musica che suona piano, sulla costiera a trieste con il mare li a portata di mano e lo sento, c'è, anche se sono quasi le tre e mezza di mattina di una notte luminosa e non di quelle che buie e senza luna mi piacciono e mi spaventano. arrivo a casa con la tigre che, rasente i muri, non si addormenterà tanto presto..


giovedì, 14 dicembre 2006
author: didaquellavera @ dicembre 14, 2006 10:55
category: viaggi, poesia, libri, cucina, diario di viaggio
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PAVESEandando su e giù per il monferrato, domenica prima di tornare a casa, siamo arrivate nelle langhe, per belle stradine e belle visioni, debitamente fotografate! andiamo a cercare cesare pavese a santo stefano belbo (cn). cielo blu e sole giallo che non scalda per niente. son molto emozionata, come mi capita quando vado verso i luoghi di altre persone che mi son tanto piaciute. la mia storia d'amore con cesare (pavese of course) è iniziata 3 anni fa. all'università non l'avevo tanto badato. poi lo rincontro per caso, a dire il vero mi è arrivata una sua poesia (i gatti lo sapranno) via sms, 13 sms di fila che ho dovuto trasportare su carta per godermela in toto. e li è stato amore a prima vista, non tanto nei confronti di chi ha perso tanto tempo per mandarmi la poesia, quanto nei confronti di chi la poesia l'ha scritta. cesare in primis è poeta poi scrittore e romanziere. andiamo subito a bere un caffè al roma in piazza, già li tutte le foto appese, li vicino c'è un pannello con quattro itinerari pavesiani. dovrò tornare per farli tutti. andiamo verso la biblioteca civica che è anche la sede del centro studi pavesiani (la domenica mattina è aperta fino alle 13.00), entrate graris, ci sono poche teche con qualche bella edizione di sue traduzioni e suoi libri, documenti appesi un pò alla carlona.. anche se son solo fotocopie. ma son sola a girare lenta per le sale a leggere articoli appesi alle pareti e tanto basta. la bibliotecaria è carina, mi vende un libro e ci indica la direzione per la casa di pavese, sulla strada verso canelli, dopo il cimitero. facciamo una passeggiata, ci fermiamo in cimitero a salutarlo, non fate come noi: mezz'ora a leggere tutti i nomi su tutte le tombe per poi trovarlo all'ingresso entrando sulla sinistra, riposa li. 5 minuti di passeggiata raggiungiamo la casa. ingresso gratuito non c'è nessuno e anche li si sta bene a leggere sole sole tutto quello che c'è. piano terra sulla destra una sala con quadri e altre opere ispirate a pavese e regalate al centro studi. salendo al primo piano foto altri articoli altre fotocopie da scritti orignali, tante tesi discusse ed esposte. faccio però un pò fatica ad immaginarlo li, me lo vedo più facilmente a torino.

fa freddo, non ho fatto colazione e ho fame, eva suona il campanello dell'osteria "il gal vestì" (in quelle che erano le stalle della casa di pavese) mentre io fotografo tutti i frutti del melo ornamentale. ci aprono ed entriamo in un posto che ci da subito l'idea che abbiamo fatto benissimo a suonarlo quel campanello li! ci sediamo in fondo alla sala vicino alla stufa. (...)

lunedì, 11 dicembre 2006
author: didaquellavera @ dicembre 11, 2006 16:54
category: viaggi, libri, diario, scarpe, diario di viaggio
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ora le cose importanti: i negozi!!  c'è tutto quello che potete trovare in ogni città quindi non perdo neanche tempo. però.. la libreria in galleria federico (alla fine di via po sotto i portici a sinistra, con le spalle al po) e il personaggio che ci sta dentro: entrate se cercate un libro introvabile che cesserà immediatamente di essere tale: la casa del libro Galleria Subalpina 24, 10123 TORINO  http://www.lacasadellibro.it/ ! vicino alla mole "little nemo": tavole originali di manara e pratt (e altro ma non ho potuto vedere..), libri di fumetti -bellissimi!-  con prezzi folli (e non giustificati! un'edizione di una guida ai luoghi veneziani di corto maltese di due anni fa che io ho preso per 15 € forse, venduta a 60! ho chiesto, non è una prima edizione o altro, e la si trova da feltrinelli). tavole originali che, il tipo (gentile niente da dire, ma che crede che i raggi X che ha negli occhi funzionino ancora bene per sapere che cosa c'è nel mio portafoglio!!) si affretta gelosamente a rinchiudere e incernierare in grosse cartelle nere perchè sa che i raggi X che ho io negli occhi e che ancora funzionano bene potrebbero rovinare le sue belle tavole! invece altro trattamento in un micro negozio in piazza castello, e qui si parla di cose VERAMENTE SERIE. MAURO LEONE. sono entrata, ho chiesto se potevo provare un paio di magnifiche scarpe alla jessica rabbit e il tizio che mi è venuto incontro fissandomi negli occhi (sempre i miei, quelli con i raggi X!) ha fatto l'unica domanda che volevo sentirmi fare li dentro da un uomo: di quanti cm vuoi il tacco? magnifico!

lunedì, 11 dicembre 2006
author: didaquellavera @ dicembre 11, 2006 16:15
category: le mie foto, cinema, diario di viaggio
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mole torinoc'infiliamo nella mole: MUSEO DEL CINEMA, 45 min di attesa per salire in cima con l'ascensore panoramico, 3 min di attesa per il museo. evviva la cultura! il museo è da vedere e rivedere a distanza di tempo, l'avevo vosto due anni fa ed è stato come vedere un'esposizione nuova (tranne la prima parte dedicata alla nascita del cinematografo), si vi piacciono i cimeli e le ambientazione se siete curiosi e vi piace il cinema andateci! trovate abiti di scena originali (pochi) la vestaglia di joan crawford in "che fine ha fatto baby Jane?" (1962), la bombetta di charlie chaplin, cappello e scirpa di fellini. forse fa effetto solo a me ma che emozione!! AH POI CI SON ANCHE UN PAIO DI SCARPE DI MARYLIN UN SUO BRACCIALE E UN BUSTINO! la genialità di questo museo è che ti sbatte dentro un film, tipo: c'è una bicicletta (su cui salire) con un telo verde neutro dietro,  ovviamente son salita mi son messa a pedalare e mi son vista proiettata a volare in cielo con ET!!! avete presentela scena? e così avanti.. di cose ce ne sono mille mille mille! la galleria del manifesto è una passeggiata fra film che ho visto e quelli che son da vedere per forza! passiamo quasi tre ore dentro alla mole, con sosta distensiva (letteralmente vi potete stendere) sui lettini rossi: a perdervi con lo sguardo fino al soffitto altissimo, a seguire con gli occhi l'ascensore che porta in  cima o guardare le proiezioni sui mega schermi. usciamo ch'è uscito il sole a fotografare la mole. in questo periodo ci son tutte "le luci d'artista" che dipingono torino per natale. sulla mole c'è, con i numeri rossi luminosi la sequenza di fibonacci. personalmente l'avevo scambiata per tipo un termometro.. poi eva (la parte colta della famiglia) mi ha illuminata (e solo perchè ho letto il codice da vinci sapevo cos'era!). beata ignoranza!

lunedì, 11 dicembre 2006
author: didaquellavera @ dicembre 11, 2006 15:58
category: viaggi, poesia, libri, diario, cucina, diario di viaggio
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se splinder mi facesse metter le foto come al solito.. vedreste il mio fine settimana fra torino e le langhe. torino già conosciuta ma comunque e lo stesso, magnifica. magnifica e imponente, regale. parto in macchina con eva e il mio raffreddore che sembra sparire appena sente la parola partenza! nel pomeriggio siamo a torino, eva s'infila al museo egizio (già visto!) in fila con una comitiva di romani (davanti alla teca degli animali imbalsamati: "aoh anvedi questi tutto t'embalsamavano"... ma la fidanzata si dava un tono facendo una foto col telefonino alla mummia da mandare all'amica single ) e io giro a piede libero sotto i portici col cappuccio calato in testa. pioviggina ma bello lo stesso mi fermo in piazza vittorio a bere un bicerin e scopro solo dopo che in quel caffè elena ci andava spessissimo pavese! girovago fra librerie che non sono la fnac o la feltrinelli e m'infilo a prendere un pò di pioggia nelle vie che per me non hanno un nome ma che son piene di antiquari e cose bellissime, arrivo di fronte al ristorante il cambio dove cenava cavour passo oltre e mi butto in via po poi in piazza castello palazzo reale, il carignano e gironzolo meravigliosamente a vuoto chiacchierando dei due anni passati dall'ultima volta insieme a chi vedo troppo raramente e che dette al telefono hanno sapori non definiti. non è la prima visita che faccio a torino e ho voglia di stare fuori. niente visite questa volta anche se c'è di tutto da vedere! foto in piazza san carlo, ma son esposte all'aperto e son belle da vedere anche al crepuscolo con la pioggia che se ne va e una nebbiolina poco triste che arriva. ripiglio eva dopo più di tre ore, imbalsamata! in balia dei piemontesi che ci ospitano (non piemontesi doc! "minchia nè!!" ) non si scappa.. ci rinchiudono in un'enoteca a cocconato d'asti (cantina ponte piazzetta cavour 25 cocconato d'asti) e ci liberano solo dopo aver dato prova di friulanità e aver reso onore a diverse bottiglie di barbera con agnolotti al castemagno (non è la cosa più leggera che potete trovare) linguine e formaggi con tanto di mielini e mostardine. saremo anche friulane con un onore da tenere alto (cosa che abbiamo fatti) ma ragazzi.. ho dormito come un tasso! la mattina dopo torniamo a prendere una cassa di QUEL BAROLO! pomeriggio torniamo a torino, non accompagnate: in tutta autonomia è molto facile anche con l'auto. parcheggio sotterraneo comodissimo in piazza vittorio emanuele a due passi dal centro e dai murazzi e pagato meno di quello di udine!

lunedì, 06 novembre 2006
author: didaquellavera @ novembre 06, 2006 01:13
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