mercoledì, 11 giugno 2008
author: didaquellavera @ giugno 11, 2008 14:21
category: diario, cucina, dove mangiare, le cose della vita, le cose buone, le mani nel culo dei pesci
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wwwhabitatcouk1la cucina è uno dei posti più pericolosi al mondo.
per cucinare una suicid (solo per esperti di t9), peraltro riuscita, ho rischiato la vita: una padella messa male anzi malissimo nell'asciuga piatti mi si è schiantata in fronte lasciandomi sanguinolenta e sola in casa. son stata due ore in dormiveglia con il ghiaccio sulla ferita a sentire crescere il bernoccolo e guarducchiare un documentario sulla grande muraglia. poi stamattina le bidelle hanno detto che non avrebbero mai creduto alla storia della padella che mi cade addosso, alludendo invece a mie spericolate performance erotiche ed acrobatiche. spero che non mi rimanga il segno, nel caso mi sembrerà di esser ancora un pò di più harry potter. adesso così con la ferita sulla fronte mi si può dare più di una interpretazione, bidella docet. per la suicid invece, che è di una semplicità che assomiglia quasi ad un insulto per le nostre doti culinarie, prendete un rotolo di pasta sfoglia, 250 grammi di crescenza, 4 uova, grattate un pò di grana padano e un mazzo di asparagi bianchi che lesserete e tagliuzzerete.  al solito stendete con le vostre manine sante la pasta in una bella tortiera, fate fondo con qualche fetta di speck di SAURIS, poi sopra mettete il composto dato da uova, grana, crescenza, asparagi e un cucchiaio di basilico tritato tutto mescolato con buona grazia e buon umore. in forno a 200 gradi per una mezz'ora. non perdetela d'occhio perchè tutto dipende come al solito dal forno. per la buona riuscita della suicid aprite tutti gli stipetti di casa finchè una padellata vi colpirà di sorpresa, lasciandovi nel mezzo della cucina, con miles davis come unica compagnia che purtroppo non potrà nemmeno passarvi il disinfettante, altrimenti se tutti i vostri arnesi sono in sicurezza, fatevi una pasta.

giovedì, 05 giugno 2008

820_1553_019sscarpe di carrie, borsa di miranda, vestito di charlotte e senza slip come samantha.

che film si va a vedere stasera dopo aver cenato sushi? ;)

AGGIORNAMENTO DEL 6 GIUGNO
non sarà un capolavoro d'autore? e allora? qualche donnetta schifata CI tratterà come povere imbecilli perchè NOI andiamo a vedere il film e abbiamo i dvd delle serie vicino al lettore? e allora? ci tratteranno anche peggio quelle che SI VANTANO di non avere mai visto una puntata una su la7? e allora? ci siamo divertite! tanto! abbiamo riso! abbiamo ascoltato i nostri tacchi che neanche le sfilate col passo dell'oca sulla piazza rossa a mosca. anche se diciamolo pure.. del passo dell'oca si è trattato pure ieri sera! :)
e sempre più siamo convinte che le cose vanno male, vanno meno male di quello che sembra se abbiamo una vuitton a tener pacchi formato famiglia di fazzolettini di carta e un tacco nove di manolo o christian, ma anche di barska o di guess o di comme, a sostenere teneramente i nostri incerti passi, in attesa che possano tornare sicuri.
la femminilità non si nasconde dietro ad uno sbandierato femminismo che sempre di più assomiglia ad un mascolino maschilismo senza pisello.

mercoledì, 28 maggio 2008
author: didaquellavera @ maggio 28, 2008 16:11
category: diario, scarpe, tango, dove mangiare, regine e principesse, tanghiche
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FE_11779195_H_pustrada liquida ieri sera con finestrini tirati giù e aria di mare sulla faccia. schivando un incidente sul lungomare triestino. nonostante collirio e congiuntivite epocale, ieri sera cena con loro due. la cosa che più mi ha stupita del blog son state loro: le tanghiche. difficile pensare di trovarsi per caso prima sui blog, poi scoprirsi ad esser vicine e star alle stesse milongas senza sapere di esserci, ma leggendo i nomi scritti con l'indelebile sui bicchieri di plastica. difficile anche pensare di andar d'accordo, di andare così d'accordo, di far feste privatissime di compleanno, di esser sulla stessa linea d'onda senza conoscersi per niente e non avendo la stessa età, avendo incredibilmente tre -che sembrano- architetti vicino, vicino o quasi!  ma tant'è! cenino al punto si a trieste ristorante biologico (e si sente) accogliente e nuovo nuovo. personale educato senza odiose servizievoli forzature. solo un pò troppo alto il volume della musica. aperitivo all'arancia e rabarbaro che prende il posto di spritz-aperol abitudinari. ultimamente son carnivora: un filetto sanguinolento alla crema di funghi e tartufo mangiato golosamente parlando di massimi sistemi e di tutto quello che ci gira intorno e che ci fa girare come trottole incazzate e colorate a tempo di milonga, mettendo fra due fette di pane fatto in cucina una zeppa guess o un tacco di manolo. strano sentirsi tanghiche.   

domenica, 04 maggio 2008
author: didaquellavera @ maggio 04, 2008 11:42
category: libri, diario, cucina, cronaca, dove mangiare, le cose della vita, le cose buone, dove non mangiare
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tuttoperunaragazzache non vi passi nemmeno per l'anticamera del cervello di spendere 15 € per questo libro che magari potrebbe piacere ed emozionare qualche sedicenne. i due si frequentano da poco, lei rimane incinta. solo che hanno 16 anni e vanno ancora al liceo. continuo a pensare che se si fanno due o tre libri buoni poi si può anche vivere di rendita e farsi pubblicare queste cose solo per il nome che si ha. dubito fortissimamente che se avessi mandato io questo scritto a guanda l'avrebbe pubblicato, forse nemmeno letto. colpa mia comunque, potevo lasciarlo nello scaffale, e mi è passato anche per la testa, appena finito, di riportarlo alla feltrinelli e farmelo cambiare, visto che non l'ho nemmeno rovinato un pò. ma certe cose non si fanno. 

altro: enoteca il purgatorio a scodovacca di cervignano -ud- ieri sera a cena. della serie vojo ma no posso. detesto essere sottovalutata, soprattutto in queste situazioni. si mangia fiorentina, e anche se si presentano con una buona scelta di affettati anche toscani -notevole la mortazza con il tartufo- lasciano molto a desiderare per il resto. il locale è carino, rustico e caldo, con le braci per cuocere la carne in sala. i piatti arrivano caldi, ma un quarto d'ora prima della fiorentina. fiorentina buona ma praticamente ghiacciata dentro, sarebbe il caso di farla uscire dal frigo un pò prima. vini: aperitivo franciacorta, bollicine bevibili. una lista dei vini che non ho guardato mostra una serie di cantine chianti. ci propone una magnum, che poi non ha. prendiamo due bottiglie di chianti, dove avergli detto che cosa volevamo, ci porta i due chianti con meno carattere esistenti sul mercato. e quelli che casualmente costano meno. in certi casi si fa una figura migliore dicendo quali sono le bottiglie disponibili e quali i prezzi. d'altronde non essendo sommellier non ci è possibile conoscere tutti i chianti, e se si va in un'enoteca qualcuno dovrebbe occuparsi della cosa al posto degli ospiti, altrimenti andavo in un supermercato. ci spostiamo fuori dopo cena per i caffè e su ogni tavolo lavanda. lavanda finta. detesto i fiori finti.  

altro ancora: menomale che però si va a pranzo dal magnifico signor darko che ci strega e ci ammalia ancora una volta e non solo con le meraviglie gastronomiche che riesce a presentare. ripeto, non ho mai mangiato meglio. mai, da nessun'altra parte nel mondo, e pensare di averlo a cento km da casa, non può far altro che commuovermi. sono rimasta estasiata dalle mazzancolle crude appena uscite dal mare e riposte su un gelato cremosissimo e non dolce al limone, il resto di conseguenza. il signor darko ci scuserà se non pubblicizziamo nel dettaglio la sua meravigliosa dimora, ma preferiamo non svelare troppo di questo angolo prezioso dove però tutti i ristoratori dovebbero andare a prendere lezioni. anche di buone maniere.

sabato, 01 marzo 2008

scampi1scrivere in un sabato mattina, [con la lampada accesa perchè fuori la nebbia fa da padrona e attutisce tutti i rumori, di luce non ce n'è abbastanza, ho i piedi scalzi e gelati] ed essere in pace è una situazione rara e momentanea ma superba. da mesi aspettavamo di andarci, per una cosa o per l'altra è stata sempre rimandata questa spedizione gastronomica, ma ieri sera siamo partiti. cena prenotata con anticipo in slovenia GOSTILNA-TRATTORIA "ZA GRADOM" RODICA -SEMEDELA- domenica e lunedì chiuso. solo pesce. prenotate perchè è sempre pieno. a ragione. entrate in una trattoria con i bagni nuovi, impeccabili e pulitissimi ma con l'impronta delle gostilna che si frequentavano da piccoli con la mamma e il papà quando si andava in vacanza, o solo a fare un giro alla domenica in quella che era ancora la jugoslavia e si diceva "andiamo in jugo" e si spendevano pochi dinari e ti facevano casini al confine sempre per cazzate. mi ricordo che quel confine mi faceva paura, più di quello austriaco. ma son passate guerre e anni, son cadute certezze e confini, non ci son più controlli e lo vedo per prima su di me. sia le guerre, gli anni le certezze e i confini che son caduti. quindi vi accompagneranno al tavolo a voi destinato, accenderanno la candela e arriverà velocemente il vino (chardonnay in primis e malvasia poi), l'acqua il pane a forma di riccio (fantastico!!!) in attesa del protagonista assoluto della situazione. il signor darko. blocchetto alla mano, papillon rosso cupo al collo e gillettino in lana blu teso sulla pancia e con gli ultimi bottoni sfuggiti alla tensione, vi imbavaglierà a seconda di quello che sceglierete di mangiare. non dice il menù. lo recita, lo interpreta e non è chiaro se siamo noi a prenderlo in giro con risatine strozzate o è lui che gode della sua magnifica ripetuta esibizione. il menù anche se solo scritto sarebbe eccellente, esposto da lui è indimenticabile, l'astice ha un sospiro, il gransoporro uno svolazzo fatto con la mano, l'orata uno sguardo al soffitto che diventa cielo. è la recita che faceva gasmann della divina commedia trasformata in sollazzo teatral-gastronomico. gli antipasti son scampi crudi con pepe rosa presentati su una lastra tonda di ghiaccio, il polpo che è "il mio polpo della dalmazia"  a sottolineare una suddivisione geo-politica che dichiara età e discendenza, la descrizione della marinatura dei gamberi "per due giorni e due notti da mettere su una pallina di gelato al gusto di limone fatta scivolare in un bicchiere con un buco sul fondo" , il carpaccio di tonno che sembra essere la cosa più normale offerta. i primi piatti dove posto d'onore è la tagliatella con "il mio astice, il mio gransoporro e uno scampo (che di fronte al resto sembra il cibo della serva) piatto che abbiamo sempre ma che ha il suo significato, c'è un pò da lavorarci -con pinze e tenagliette- ma ne vale la pena", tortelloni al tartufo dove l'eccellenza la raggiunge il "sughetto" -lui lo chiama sughetto ma è ambrosia- con vongole per dare acqua e sale, uova di riccio di mare e di branzino che scrocchiano a metterli in bocca. avanti ancora: lasagna solo con crostacei e verdure "senza nessuna farina o besciamella" e fusilli con porcini e gamberi. un filetto di orata al sale passata alla piastra e non in forno e accompagnata da rucola e ortiche fritte e due patatine al forno chiudono in gloria le portate. non riuscirò mai a rendere scrivendo l'interpretazione superba che ha dato il signor darko nel descrivere le sue creature, dove ogni pesce ha davanti un aggettivo possessivo e il modo in cui vengono cucinati viene spiegato senza però svelare alcun segreto. dolci all'altezza della situazione, da provare lo strucolo in strazza  al cioccolato e zenzero grattato fresco -buono- o all'arancia -magnifico-, sorbetti al ginepro e alla mela verde e basilico. locale consigliatissimo [anche per riunione tanghica]. fanno sorridere le foto in ingresso di chi ha cenato li: rita pavone, albano, zucchero e qualcun'altro e poi sentir chiedere "ma lei è un cantante?"

foto da http://cucina.temi.kataweb.it/files/2007/07/scampi1.jpg

lunedì, 28 gennaio 2008
author: didaquellavera @ gennaio 28, 2008 18:31
category: diario, cucina, dove mangiare, le cose della vita, le cose buone
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gusto-15finalmente l'ho trovato. piccolo, discreto, inaspettato, nascosto, nascosto bene, non per tutti e tremedamente chic! ho trovato dove andare a festeggiare qualcosa o a far pace con qualcuno, ho trovato dove andare a trattarsi bene con tutta la calma e il tempo che il trattarsi bene ci richiede. non vorrei nemmeno scrivere dov'è questo rifugio per paura di inflazionarlo (anche se non ho un milione di lettori). al BIBENDUM a orzano di remanzacco (ud) ci si trova coccolati, ma solo dopo un pò, perchè appena arrivati, se non conoscono le vostre faccette, quelli che poi vi coccoleranno, vi guarderanno un pò male. ma dura pochissimo, giuro, il tempo di confermare una prenotazione e tutto passa. se vi fermate con lo sguardo sulla facciata del locale, girerete i tacchi e andrete in qualche posto che conoscete da un pò sul quale tristemente ripiegherete, magari per una pizza. se invece vi fidate del consiglio della zia principessa o principessa regina (come ci chiamano dalle parti di frisco) sarete felicemente soddisfatti. tavoli tondi, tutti. variamente composti. anche qui con tante di quelle piccole cose di orrido gusto  che tanto piacciono a me e a gozzano (ma non a quelli di un ristorantino di qualche post fa.. che mi ha bacchettato le dita!). non ci sono tovaglie sgualcite o bucate, non ci sono camerieri finti inopportuni e troppo sorridenti. in sala il brusio delle voci sovrasta la musica che fa da sfondo e che modificherei.. magari solo arie d'opera o un jazz dolce e non violento o lussurioso. il personale è ridotto ai minimi termini: il commissario leoni di vivere (o il suo gemello) che ne sa di vini e suggerisce accostamenti solo se richiesti (noi non li abbiamo richiesti e lui non ha suggerito) e un porta-vivande vivente munito di mega vassoio in perenne equilibrio fra teste sfiorate e spigoli schivati. il pane è monoporzione di auto-produzione e di diversi tipi tutti differenti, ma sempre caldo (cambiato cestinetto senza richiesta). menù discreti non appariscenti e deliziosa attenzione, i prezzi solo sul menù maschio, sul mio nessun numero rilevato. lista dei vini non esagerata ma buona. non avevano venica & venica, prendiamo un cabernet franc russiz superiore 2004. antipasti: petto di faraona su letto di porcini con fois gras e una punta di un blu formaggioso di cui non ricordo il nome: estatico. ma l'attesa non è breve: la cucina vuol salutarci e darci il benvenuto con un pre-antipasto semplicemente delizioso e invitante per la mise en plat. i primi arrivano con molta calma, intanto ci si guarda in giro, ci si fa qualche coccolina soft sotto la lunghissima tovaglia che arriva fin per terra e si beve il vino che indiscutibilmente è il terzo commensale al tavolo. arriva l'equilibrista porta-vivande vivente presentandoci maccheroncini trafilati con broccoletti e solenne grattata di montasio e tortelli all'oca al burro e salvia, alcuni dei quali cotti nel vin brulè. tanto delicati i primi quanto inaspettati i secondi. incuriositi dal "brovadar" tipica zuppa friulana mai assaggiata prima decidiamo per il terzo primo che non lascia i palati soddisfatti, vista la concorrenza di chi l'ha preceduto. nessun secondo, solamente per gustarci il dolce. nel frattempo, sarà stato il vino, sarà stata l'atmosfera così calda, il momento di pace che ho vissuto o il friulano mescolato al francese del commissario leoni, mi appoggio allo schienale della sedia e tutto diventa ovattato, quasi mi serve un caffè. a sventare il colpo di sonno ci pensa il porta-vivande che con abile e controllato equilibrismo ci presenta il pre-dessert: un assoluto tris di lussuria resa dolce. muosse di ricotta e pistacchio, crema alla vaniglia e sciroppo mou, creme brulè alla nocciola. estasiati e senza parole. se la grande ristorazione si vede da dolci, qui ci siamo.  ovviamente il dessert ufficiale non è da meno: muosse di cioccolato con gelee di pere e un pezzettino di banana caramellata.  tempi lunghi, ma ci vogliono, per una cena. non c'è stato dopo cena. servizio attento, cortese, a volte ironico ma solo con la certezza di poterlo fare. gentili ma non servili. spontaneità e una maestria fuori dal comune nel mettere le persone a proprio agio come legge prima e primitiva. alla fine incontriamo la signora barbara, la padrona cuoca che placidamente ci chiede le nostre impressioni, nel bene e nel male. le rileva e le commenta, probabilmente le annota in qualche angolo di quella sua mente fantasiosa e profumata di cose buone.   

foto da http://www.comune.torino.it/torinoplus/italiano/gusto/dessert/fotogallery/666.html

sabato, 22 dicembre 2007
author: didaquellavera @ dicembre 22, 2007 19:09
category: diario, cucina, dove mangiare, le cose della vita, le cose buone
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scampi_frittida fare con tacchi alti (minimo un nove) e vestite chescual, NON VESTITEVI PER CUCINARE CON ROBE CHE NON METTERESTE MAI PER ANDARE IN CENTRO A BERE UN APERITIVO,  altrimenti la pasta vi viene -a ragione- una schifezza. olio bollente in una pentola, aglio 2 spicchi schiacciati, poi da togliere. stappare una bottiglia di angimbè di cusumano e prendete due bicchieri da vino bianco almeno in cristallino, vietato altro, niente bicchieri per acqua, niente decanter, niente. nell'olio scaraventate -e vi macchierete per fare una cosa ben fatta- nell'ordine:  200  grammi di moscardini tagliati a pezzetti, due minuti per veder arricciare i tentacoli dei mostriciattoli, poi sei code di gambero già sgusciate ancora due minuti e poi due pomodori tagliati a cubetti (andrebbero sbollentati e tagliati già spellati ma vanno benissimo anche con la buccia) senza semi. sistemate di sale e abbondare di pepe. due scampi così come sono solo sciacquati, li mettete dentro con le mani e lasciate andare a fuoco bello vivacetto. bollite l'acqua per la pasta e sceglietela fresca e non all'uovo, lunga va bene. una volta bollita buttatela nel sugo di pesce e giratela un pò a fiamma alta. servire bollente con un filo di olio messo a crudo e lo scampo a fare da sovrano indiscusso.  da accompagnare con un'insalatina condita con aceto balsamico tanto denso da poter esser scambiato per crema corpo, olio toscano e scagliette di grana. e andatelo a cercare quel vino siculo che è una meraviglia. candele bianche, piedi - liberarsi ELEGANTEMENTE dei tacchi, non tirarli -ho detto liberarsi elegantemente- scalzi raccomandabili (sia per lei che per lui) e cd:  preferibilmente un jazz a luci rosse. il cd è meglio che sappia di dover ricominciare ogni volta perchè vi garantisco che nessuno vorrà fare i due passi necessari per farlo ripartire. niente dolce. tenetevi il sapore del salato in bocca. fatevi un caffè, bevetelo in bicchieri di vetro e poi risciacquateli più di una volta con vodka appena uscita dal freezer e solo per pochi secondi. e poi mi direte com'è andata la vostra serata. ricordando sempre che le mani nel culo ai pesci, non si mettono per chiunque

foto da www.lacuocadellaportaaccanto.com

lunedì, 17 dicembre 2007
author: didaquellavera @ dicembre 17, 2007 19:58
category: diario, cucina, dove mangiare, le cose della vita, le cose buone
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puntarelleL'OSTARIE DAL PALUT via redipuglia 15, laipacco di tricesimo (UD) tel 0432 853289 chiuso il giovedì. prenotate altrimenti se arriverete qui e non troverete posti (al massimo una ventina o giù di li) vi gireranno vorticosamente le scatole. le foto sul sito non rendono giustizia: l'ambiente e i colori son caldi e non solo per merito della magnifica stube che per i due piani arreda e scalda quella che era una stalla del '700 e che ora è si, magnificamente restaurata. volevo mettermi un vestitino frou-frou quella sera e le mie scarpe nuove di vernice rossa che mi avrebbero fatta salire alla mirabile altezza di 161 cm. ma il freddo ha fatto da padrone e quindi molto più morigeratamente mi son messa un pò scollacciata e via. il tavolo da pranzo apparecchiato con tovaglioli di carta-stoffa (capito no?) calici da vino e orrendi bicchieri di vetro grosso celeste che non centravano nulla. i piatti che si vedevano passare avevano a volta la forma orrenda di cilindri da prestigiatore, fortunatamente a noi piatti sobri e qualunquisti. in ogni tavolo uno di quegli oggetti che gozzano diceva le buone cose di pessimo gusto, i fiori in cornice, loreto impagliato e il busto d'alfieri, di napoleone, il caminetto un po' tetro, le scatole senza confetti,i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro, un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve, gli oggetti con mònito, salve, ricordo, le noci di cocco, venezia ritratta a musaici, gli acquerelli un po' scialbi,le stampe, i cofani, gli albi dipinti d'anemoni arcaici, le tele di massimo d'azeglio, le miniature,i dagherottipi: figure sognanti in perplessità,il gran lampadario vetusto che pende a mezzo il salone e immilla nel quarto le buone cose di pessimo gusto, il cùcu dell'ore che canta, le sedie parate a damasco chermisi (da l'amica di nonna speranza). presi un pò nelle soffitte e un pò sui banchi dei mercatini dell'antiquariato (antiquariato per modo di dire) la prima domenica del mese in piazza. il cameriere troppo troppo troppo sorridente ed ossequioso e non serve. non serve proprio controllare vino e acqua in continuazione e interrompere e irrompere in discorsi a un tavolo fatto di due. lista di vini, al minimo indispensabile per dire di averla e davvero troppo limitata. preso un cabernet lis neris da 0.375 che si cade in piedi sempre, ma che diventa il solito dopo un pò. antipasto di puntarelle di cicoria alla romana (con acciughe e capperi) notevolissime ma era più un preantipasto. primo: lasagne con spek, zucchine, fiori di zucca e pinoli: delicatissime. secondo: brasatino al nero d'avola non graditissimo (ma non faccio testo perchè non amo le carni fatte così) e trippa che mangio una volta ogni due anni ma con piacere! i secondi accompagnati da una polentina morbida e contorni nemmeno presentati. questi piatti serviti troppo velocemente, dopo un'ora c'era già chi ci elencava i dolci. intermezzo interessante: su alzatine dall'aria retrò mandarancini che danno un pò di colore a tutto e puliscono la bocca. prendiamo un bicchiere di ramandolo che di poco sa tranne che di esser stato aperto il giorno prima. dolce: tiramisù senza caffè con crema di mascarpone, castagne candite e scaglie di cioccolato fondente: e ci dicono che è fatto da poco. ma caspiterina toglilo dal menù allora! troppe cose in una volta sola. della serie vicini di banco: una signora chiccosissima e il suo educatissimo bassotto seduto su una copertina di pile blu scuro con un disegno di stelline sulla sedia accanto alla sua. signora sobriamente vestita di nero ma agghindata con una suprema collanona e un visone che le ho tanto invidiato e non solo perchè fa un freddo polare. in sostanza l'ambiente è molto bello, si mangia abbastanza bene, si beve normale e il servizio lascia troppo a desiderare.. i sorrisi è meglio siano usati con parsimonia, se si fanno a tutti non son più speciali.

post non scritto da sola.

foto da http://graphics8.nytimes.com/images/2007/03/27/travel/040107bebel-puntarelle.395.jpg

mercoledì, 21 novembre 2007
author: didaquellavera @ novembre 21, 2007 20:43
category: cucina, cronaca, scarpe, diario di viaggio, tango, dove mangiare, le cose della vita, regine e principesse, le cose buone, maschimaschi, tanghiche
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vuittone non lo dico così per dire ma proprio nel significato letterale della parola. iggnude come mammà c'ha fatte. tanghiche, sieta la cosa più bella che il tango mi ha regalato, dopo le comme il faut! capita che passa il compleanno di una tanghica con un paio di zapatos de baile che arriveranno dall'argentina e ne arriva un altro di compleanno tanghico.. geniale idea ci coccoliamo tutte tre e ci facciamo, non solo regalia per il genetliaco, ma regalo totalissimo al grido di come siamo principesse, come ci vogliamo bene! partiamo dalla giornata che non è tersa, non è calda è anche ventosa e parcheggio non ce n'è. entriamo in una porta che sembra ritagliata in un palazzo nemmeno tanto apposto. dicono che sia uno dei migliori ristoranti di trieste. ci prendono le giacche e ci fanno accomodare. posto piccolo, a me scappa la pipì e c'è solo una coppia seduta a pranzo. freddino, non prendiamo il vino, un maschiomaschio con accento per niente triestino ma forse un finto toscano si scusa per la mise e torna un momento dopo con la giubba nera da cucina che sembra un cosacco e mi accorgo, con un fatale sale e pepe fra i capelli. non porta menù, qualche battutina che ci fa snocciolare qualche sorrisino di circostanza e poi inizia. "qua si mangia solo pesce" -essaicheproblema- decidiamo per un tesoretto con riso gamberi porcini e speck. gli antipasti li sceglie lui. quasi a mani giunte ringrazia e si rintana in cucina. e le mani giunte, da quel momento, le mettiamo noi e ringraziamo ogni volta che arrivano i piatti. inizia la sfilata -preparatevi- comodi e prendete appunti. presentati come si conviene: quenelle di dentice mantecato (su crostini caldi), terrina di branzino con riduzione di aceto balsamico e pepe, filetto di sgombro al vapore con salsa di maionese aneto e cognac. questi erano solo gli antipasti freddi, assoluto lo sgombro anche se per una tanghica era troppo forte la maionese (però si sa che le tanghiche fan punte ai cazzi di mestiere). stufato di pesce spada e lenticchie e trancio di baccalà in fonduta di fontina passato al grill. quello che doveva essere il piatto forte, dopo quest'apoteosi di antipasti, non lo è stato più. cucina estrosa e gustosa e non difficilmente riproducibile nella cucina di casa -(prossimamente ricettina per uno sformatino di branzino su questi schermi). ambiente piccolo, intimo che forse rende meglio di sera per cenino a lume di candela. al centro un tavolo con grappe e distillati. lista dei vini non guardati nemmeno perchè dovevamo solo sbocconcellare qualcosa e proseguire con la nostra giornata salutista. uscendo -dopo un conto davvero equo- penso che la porta, a ben guardare, col senno di poi potrebbe essere quella di alice nel paese delle meraviglie. nemmeno a dirlo cercate a trieste vicino a piazza garibaldi la bottega di trimalcione via della guardia 15/b.

proseguiamo. direzione portorose, slovenia. cazziando una tanghica per un coso sloveno e l'altra per coso nordico (espatriato). [avete mai notato come i maschi con cui le nostre amichette hanno screzi vengono subito privati del nome di battesimo? vengono depersonalizzati. potrebbe essere la migliore persona del mondo e noi 9 su 10 non li conosciamo per nulla, ma hanno subito il loro bel nomino denigratorio, sempre con simpatia tanghica per carità!!!] vento. arriviamo tenendo sulla destra il mare. obiettivo terme. un'oretta di piscina con tre vasche a temperature diverse e idromassaggio godurioso e poi terme purificanti. e qui le tanghiche si son messe a nudo con tanto di tatuaggi evidenti, cingilombi, lenti a contatto che "spallinano", libri non letti abbandonati su un lettino che prima era anonimo. già le terme son una cosa goduriosa, queste sono una meraviglia. grandi, pulite, varie, tisane calde a disposizione, docce pronte e non moltissima gente. tepidarium, bagno turco, saune finlandesi, secchiate d'acqua ghiacciata all'uscita, micro vasche per riattivare la circolazione e percorsi su sassi di varie dimensioni. peeling con il sale da provare! dulcis in fundo, ma ero già un budinetto molle alla fragola, massaggio. seguo la signorina, che a stazza si poteva chiamare inga la vighinga, mi indica il lettino da massaggio e dice "metti tua faccia in buco". 

mi sembra di non dover aggiungere null'altro.

lunedì, 05 novembre 2007
author: didaquellavera @ novembre 05, 2007 19:43
category: diario, cucina, dove mangiare, le cose della vita, le cose buone
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Gaspar1il bigliettino che vi danno alla fine è di una semplicità straordinaria: giallo con una bella grafia corsiva marrone scuro. semplicità come simbolo di assoluta competenza. ed è l'ultima delle tante cose che gradirete della serata. arrivate con la macchina e non c'è parcheggio. piazzatela lungo il fiumiciattolo e anche se i tacchi di vernice rossa si sporcano un pò, sopportate e fate due passi. o aprite -o meglio- fatevi aprire la portiera, girate il vostro sederino regale sul sedile in modo che le gambe siano entrambe da leggermente piegate, unite pronte a toccar terra e solo distendendole con un minimo di attenzione eviterete che i tacchi si inzaccherino e sarete in piedi senza nulla da sopportare. tavolo semplicemente apparecchiato in una sala con una luce calda e gialla che sa di autunno. non c'è munù, la signora padrona dai capelli corvini vi elenca (ma non ho badato molto perchè il suo -credo- cristallo di rocca da quintale al collo mi ha distratta non poco) antipasti  e primi, con molta calma ma con poco spirito. strafogatevi di antipasti. anzi soffocatevi di antipasti, sacrificatevi alla causa e tentate di ricoprirvi di antipasti. usate come crema corpo la mousse al gorgonzola e fichi perchè è talmente delicata da esser imbarazzati ad attraversarla con una forchetta, quasi un affronto. crema che non ho preso perchè assolutamente soggiogata dalla prima cosa che la corvina madama ha proferito del suo elenco: toc in braide (letteralmente dal friulano: intingolo del podere) con torçhon dl fois gras. un letto di polentina morbida con torçhon di fois gras sbriciolato, una grattata grossolana di ricotta leggermente affumicata e un aroma di tartufo che ha reso il tutto perfetto. credo sia una delle cose in assoluto migliori di tutto il mio curriculum gastronomico. davvero un'astrazione dei sensi. gustata lentamente con tutti i sensi ad occhi socchiusi. dopo un incipit del genere, i primi (sei) che abbiamo ordinato in assaggi non sono stati all'altezza della situazione anche se si son difesi egregiamente. devo dire che, per il mio gusto, son partiti male, visto che i primi due non li ho graditi molto, ci son poche cose che non mangio ma quelle non le mangio. fagioli o simile: arriva una passata di legumi, che cmq mi hanno confermato esser molto gustosa. melanzane: e arriva un rotolino che non ho nemmeno srotolato ma passato direttamente al miglior offerente. dal terzo assaggio in poi molto meglio: gnocchi con ripieno di insaccati: notevoli. gnocchi di ricotta e spinaci: delicati e profumati. risotto al porro: cottura ideale "all'onda" con porro leggermente croccante. specialità della casa: cialzons, tipici delle nostre zone, che nonostante non siano molto ricercati dalla principessa che vi scrive, qui si sono assolutamente fatti adorare. nessuno ha preso altro, sennon dopo un pò i dolci. il tutto ovviamente innaffiato da libagioni degne. una lista dei vini quasi totalmente autoctona e bellissima anche dal punto di vista estetico. siamo partiti un pò in sordina (?) con uno schiopettino de la viarte, proseguito con un refosco memorabile in una magnum, che si è arrampicato in ampi bicchieri (ma troppo di vetro e poco di cristallo) e dulcis in fundo.. visto che le principesse storcono il naso se c'è un ramandolo o un moscato (alla faccia delle principesse) è arrivato un passito che si portava docilmente la barrique come compagnia. chiedo qui aiuto a qualcuno dei presenti per declinare meglio i vini visto che la mia memoria non è attendibile, occupati com'erano tutti i miei neuroni tranne uno a tener a bada, ed a inseguire le mie papille gustative. il neurone rimasto ha mantenuto quell'equilibrio precario che si confà magnificamente ad una cena del genere, di libertinaggio e discorsi seri. dolci al cucchiaio buoni, grappe e rum con cioccolato fondente. il posto è semplice ma confortevole, caldo, accogliente e avvolgente. i lilium al centro della sala, sul tavolo degli oli e degli aceti (tutte bottiglie straordinariamente diverse!) erano troppo profumati da quasi infastidire, ma non così bianchi da non abbinarsi alle luci morbide. i personaggi popolanti l'ambiente, singolari: a creare una campionatura, un microcosmo, un piccolo regno dove un pò ci si riconosce tutti e ci si scambia sorrisi o sguardi un pò così. una coppia maschia in scarpe laccate nere, con cagnetto vuitton uggiolante (non uno dei miei!!) e borsetta a pelo lungo (o era il contario?). 2 mariti molto più che brizzolati e 2 moglie di un bel biondo tinto naturale, di nero e lustrini vestite casual-chic e brillocco al mignolo con l'idea di poter spendere senza esser riprese da nessuno gran parte del patrimonio del rispettivo marito. una giovane gregoraci caciarona e bellissima. il sommelier abbastanza cinghiale da farsi guardare, ma troppo "padrone del locale" per farsi anche ascoltare, casacca bianca tesa sulla pancia, senza nemmeno una macchiolina da cuoco, con bottoni su due file alternati di colori, grembiulone fino ai piedi e barba nera e -pareva- anche dura sfatta da due giorni. risultato ottimo, nota fastidiosa (il fastidio della principessa), il mio sottopiatto sporco di polvere gialla, pistilli di lilium o polvere di zafferano?

antica trattoria "da gaspar" via gaspar 1 zomeais di tarcento -ud-  0432 785959, chiuso lunedì e martedì (non accettano carte e bancomat)