domenica, 25 maggio 2008
author: didaquellavera @ maggio 25, 2008 11:10
category: diario, cucina, le cose della vita, dove non mangiare
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melaci siamo andati diverse volte nell'ultimo anno, in ogni stagione. è in un posto molto bello, tovaglie impeccabili, con un panorama sulle nostre colline che si vede dai tavoli messi fuori sotto una pergola: cene con le zie, merende autunnali, con amici, con le candele accese a fare una serata romantica -bastasse solo una candela-, ma non mi sono arresa ho continuato a cenare li ogni tanto. una possibilità via l'altra, ma hanno sbagliato sempre qualcosa. ora mi chiedo,  -come al solito- se conta esser giovani o adulti, nobili o borghesi, conosciuti o anonimi per avere un trattamento decente in un locale -ben frequentato- dove si va non a nutrirsi ma per soddisfare il piacere del gusto. ieri sera siamo arrivati tardi, sale piene e poco personale. il menù cambia spesso e non ho trovato mai le stesse cose. dopo l'ordine, anche di una bottiglia della loro fornitissima cantina, ci portano un saluto dalla cucina, carini ma non dicono cos'è e non l'ho capito, troppo top di aceto balsamico che sovrasta gli altri sapori. antipasti: saccottino di pasta filo con asparagi su dadolata di verdurine croccanti, piaciuto, molto delicato. intanto il vino non arriva (finiti gli antipasti), ci avvisano che il cabernet sauvignon di iacuz che avevamo scelto non c'è, perchè non lo si scrive in lista? stesso vino ma de lis neris. i bicchieri li abbandonano tutti insieme in tavola il cameriere sparisce ma il vino non arriva, chiediamo al tizio "ah, non ve l'ho portato?". il filetto che avevo chiesto molto al sangue, il sangue non sa più cos'è da un pezzo. non va meglio ai miei compagni di merende che si arenano sui piatti. la bottiglia d'acqua in più che avevamo chiesto dopo gli antipasti è arrivata coi caffè, non sentiamo neanche i dolci e ci mettiamo fuori sotto il portico -stupendo- a bere una grappa che ci offrono. peccato! peccato perchè a me il posto piace, la cantina che offrono (è anche enoteca) è ottima ma mi hanno dato la sensazione di non esser attenti ai tavoli di tutti, solo di qualcuno. se avete una seratina speciale in mente, chiamate il commissario leoni del bibendum e fatevi coccolare come solo il commissario leoni sa fare.

immagine da http://elkmserver.sdf.unige.it/blog-epict/storiedamangiare/files/2007/11/mela.jpg

domenica, 04 maggio 2008
author: didaquellavera @ maggio 04, 2008 11:42
category: libri, diario, cucina, cronaca, dove mangiare, le cose della vita, le cose buone, dove non mangiare
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tuttoperunaragazzache non vi passi nemmeno per l'anticamera del cervello di spendere 15 € per questo libro che magari potrebbe piacere ed emozionare qualche sedicenne. i due si frequentano da poco, lei rimane incinta. solo che hanno 16 anni e vanno ancora al liceo. continuo a pensare che se si fanno due o tre libri buoni poi si può anche vivere di rendita e farsi pubblicare queste cose solo per il nome che si ha. dubito fortissimamente che se avessi mandato io questo scritto a guanda l'avrebbe pubblicato, forse nemmeno letto. colpa mia comunque, potevo lasciarlo nello scaffale, e mi è passato anche per la testa, appena finito, di riportarlo alla feltrinelli e farmelo cambiare, visto che non l'ho nemmeno rovinato un pò. ma certe cose non si fanno. 

altro: enoteca il purgatorio a scodovacca di cervignano -ud- ieri sera a cena. della serie vojo ma no posso. detesto essere sottovalutata, soprattutto in queste situazioni. si mangia fiorentina, e anche se si presentano con una buona scelta di affettati anche toscani -notevole la mortazza con il tartufo- lasciano molto a desiderare per il resto. il locale è carino, rustico e caldo, con le braci per cuocere la carne in sala. i piatti arrivano caldi, ma un quarto d'ora prima della fiorentina. fiorentina buona ma praticamente ghiacciata dentro, sarebbe il caso di farla uscire dal frigo un pò prima. vini: aperitivo franciacorta, bollicine bevibili. una lista dei vini che non ho guardato mostra una serie di cantine chianti. ci propone una magnum, che poi non ha. prendiamo due bottiglie di chianti, dove avergli detto che cosa volevamo, ci porta i due chianti con meno carattere esistenti sul mercato. e quelli che casualmente costano meno. in certi casi si fa una figura migliore dicendo quali sono le bottiglie disponibili e quali i prezzi. d'altronde non essendo sommellier non ci è possibile conoscere tutti i chianti, e se si va in un'enoteca qualcuno dovrebbe occuparsi della cosa al posto degli ospiti, altrimenti andavo in un supermercato. ci spostiamo fuori dopo cena per i caffè e su ogni tavolo lavanda. lavanda finta. detesto i fiori finti.  

altro ancora: menomale che però si va a pranzo dal magnifico signor darko che ci strega e ci ammalia ancora una volta e non solo con le meraviglie gastronomiche che riesce a presentare. ripeto, non ho mai mangiato meglio. mai, da nessun'altra parte nel mondo, e pensare di averlo a cento km da casa, non può far altro che commuovermi. sono rimasta estasiata dalle mazzancolle crude appena uscite dal mare e riposte su un gelato cremosissimo e non dolce al limone, il resto di conseguenza. il signor darko ci scuserà se non pubblicizziamo nel dettaglio la sua meravigliosa dimora, ma preferiamo non svelare troppo di questo angolo prezioso dove però tutti i ristoratori dovebbero andare a prendere lezioni. anche di buone maniere.

giovedì, 03 gennaio 2008

ritrovo-peggy2passare un mercoledì feriale a venezia è una delle cose per cui vale la pena vivere! l'dea era di andare a pranzo da peggy. uno di quei sogni che sembrano irrealizzabili finchè ci si rende conto che non è poi così tanto impossibile da fare. fa freddo ma è una giornata di cielo terso, troppo per la neve che avevano promesso. niente guida niente piantina lasciatevi perdere da venezia, sempre. la cosa bella è che anch'io ieri mi son perduta, dopo tanti anni a passeggiare per venezia per diletto o per studio, non credevo fosse possibile e invece venezia mi ha fatto un regalo: mi ha fatto di nuovo perdere! persa fra far foto e guardar gente arrivo quasi a rialto completamente disorientata, strano perchè il mio senso dell'orientamente è come quello dei fenicotteri quando svernano. chiedo a una commessa (non di quelle che cerca la diresion  della foto) -scusa per la  guggenheim vado di la? e lei la meravigliosa commessa -gugghenaim?  ok va bene, si grazie seguo il mio istinto da fenicottera. dopo solo dieci minuti d'isteria zona rialto mi catapulto nella mia venezia, quella vuota e silenziosa anche se è a due passi o direttamente sul canal grande, quella delle gondole parcheggiate e vuote dalle americane innamorate e che si meravigliano -ed è straordinario- per ogni cosa! si va per campielli dove vivono le persone, si curiosa dentro qualche finestra, qualche giardino, qualche corte sconta detta arcana. e si arriva da peggy, ad ora di pranzo. da peggy si parla only in english perchè i ragazzi che ci lavorano son per la stragrande maggioranza anglofoni, o quell'italiano declinato all'inglese che fa così simpatia. devo dire che mi son aspettata troppo. peggy andava all'harry's bar anche con truman (che era sempre a dieta e quindi mangiava solo pesce!) per pasteggiare e vivere. quindi mi aspettavo un posto dove pranzare che fosse -democraticamente- all'altezza della padrona di casa, dove esser trattati bene, quasi a coccole e circondati da un pò di lusso. ma non lo è. mi aspettavo un pranzo a casa di peggy che fosse all'altezza di chi c'era dentro e che non fosse solo un punto di ristoro per quanto approssimativo, di quello che capita altrove dove bere o anche cibarsi senza divisioni di sale o salette. tavolo pro giardino direttamente su vetrata. menù sporco, servizio tremendo. camerieri che fanno commenti a voce alta sgradevolissimi sugli ospiti e come se non bastasse bestemmiando pure.. un delirio! ci salviamo con un tortino di radicchio di treviso che non era male se solo non fosse stato scaraventato nel piatto e lasciato così com'era, due bicchieri di vino rosso che è viola e anonimo e un'insalata che dev'esser passata prima di finir a tavola, in rianimazione. non ho le posate. arrivano solo dopo un rincorrersi a voce alta di tre camerieri, tre. l'umore cmq non era minimamente intaccabile da niente e nessuno, di nuovo da peggy e di nuovo a godermela in tutta la sua aristocratica follia. c'è da godere nell'origliare e nel guardare le altre persone che hanno avuto la sventura di pranzare in un ambiente leggendario che ha ospitato prima di peggy la marchesa luisa casati, alias korè amante di d'annunzio, ma gestito da incompetenti maleducati. basterebbe poco a creare uno spazio gastronomico ad hoc, e non per tutti. dopo il caffè attraverso il giardino e mi lascio affogare durante la mia immersione nelle stanze del quotidiano di peggy. stranamente e familiarmente circondata da quadri che son talmente famosi da far fatica a convincersi che non son foto o riproduzioni che si stanno ammirando ma che son proprio GLI ORIGINALI. davanti a picasso mi fermo quasi solo per accarezzarlo e saluto educatamente come si confà anche braque, di nuovo e ancora. sopporto pochissimo magritte, m'inquieta dopo troppo poco. pegeen invece mi piace moltissimo. ernst fa scoccare scintille in quella testa che ha già grilli che fanno acrobazie e cavilli da leggere con attenzione perchè son scritti in piccolo-piccolo, cosa ne può venir fuori sarà una sorpresa. brancusi che mi fa scivolare lo sguardo fino a inseguire linee immaginarie che proseguono e sfuggono. peggy mi fa un altro regalo, per quasi 5 minuti rimango sola con 6 pollock a circondarmi di violenza, alcool, sfuriate e sofferenze, schizzi di colore che macchiano anche me. esco senza fiato. sfinita, felice in estasi per questo posto che ogni volta continua a stregarmi. passeggiata lunga fra negozi giacche leggere quasi impalpabili e soffici  da gay-pride o dandy dell'ultim'ora, personaggi importati da venezia perchè solo qui trovano il loro habitat naturale. solo qui, signorine che arrivano in treno con uno stock di valigeria vuitton che nemmeno alla boutique a san marco ne hanno tante in assortimento. fa freddo quando arriva il buio, m'infilo nel baccaro-jazz per un irish cofee con l'idea di gustarmi mezz'ora di estreme piacevolezze e la indovino: ne fanno parte anche una coppia di -miei-coetanei americani che pieni di pacchetti da shopping, ordinano e seccano -il tutto in due minuti- una redbull con dentro uno schottino di jeger.. tks miss peggy 

lunedì, 26 novembre 2007
author: didaquellavera @ novembre 26, 2007 09:35
category: diario, cucina, dove non mangiare
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che bello era andare a cena a villafredda e ricevere esattamente quello che ci si aspettava. uscire soddisfatti senza nemmeno controllare il conto. sabato sera incredibilmente (ma poi neanche tanto incredibilmente) troviamo posto. troviamo anche pane del giorno prima (per lo meno) e una tovaglia bucata, col buco nascosto da un coperto che viene tolto visto che siamo in meno e che siamo NOI a tappare col cestino del pane (del giorno prima). si trova praticamente lo stesso menù della precedente escursione gastronomica che da curioso diventa noioso, sapori troppo forti per non esser calibrati da chi decide cosa cucinare e un servizio troppo rapido e disonvolto. menomale che c'era un cabernet sauvignon de la roncaia 2003. poi controllando il conto si scopre che ci hanno scontato 90 centesimi...

che bello era andare a cena all'osteria di villafredda a loneriacco di tarcento (ud).