passare un mercoledì feriale a venezia è una delle cose per cui vale la pena vivere! l'dea era di andare a pranzo da peggy. uno di quei sogni che sembrano irrealizzabili finchè ci si rende conto che non è poi così tanto impossibile da fare. fa freddo ma è una giornata di cielo terso, troppo per la neve che avevano promesso. niente guida niente piantina lasciatevi perdere da venezia, sempre. la cosa bella è che anch'io ieri mi son perduta, dopo tanti anni a passeggiare per venezia per diletto o per studio, non credevo fosse possibile e invece venezia mi ha fatto un regalo: mi ha fatto di nuovo perdere! persa fra far foto e guardar gente arrivo quasi a rialto completamente disorientata, strano perchè il mio senso dell'orientamente è come quello dei fenicotteri quando svernano. chiedo a una commessa (non di quelle che cerca la diresion della foto) -scusa per la guggenheim vado di la? e lei la meravigliosa commessa -gugghenaim? ok va bene, si grazie seguo il mio istinto da fenicottera. dopo solo dieci minuti d'isteria zona rialto mi catapulto nella mia venezia, quella vuota e silenziosa anche se è a due passi o direttamente sul canal grande, quella delle gondole parcheggiate e vuote dalle americane innamorate e che si meravigliano -ed è straordinario- per ogni cosa! si va per campielli dove vivono le persone, si curiosa dentro qualche finestra, qualche giardino, qualche corte sconta detta arcana. e si arriva da peggy, ad ora di pranzo. da peggy si parla only in english perchè i ragazzi che ci lavorano son per la stragrande maggioranza anglofoni, o quell'italiano declinato all'inglese che fa così simpatia. devo dire che mi son aspettata troppo. peggy andava all'harry's bar anche con truman (che era sempre a dieta e quindi mangiava solo pesce!) per pasteggiare e vivere. quindi mi aspettavo un posto dove pranzare che fosse -democraticamente- all'altezza della padrona di casa, dove esser trattati bene, quasi a coccole e circondati da un pò di lusso. ma non lo è. mi aspettavo un pranzo a casa di peggy che fosse all'altezza di chi c'era dentro e che non fosse solo un punto di ristoro per quanto approssimativo, di quello che capita altrove dove bere o anche cibarsi senza divisioni di sale o salette. tavolo pro giardino direttamente su vetrata. menù sporco, servizio tremendo. camerieri che fanno commenti a voce alta sgradevolissimi sugli ospiti e come se non bastasse bestemmiando pure.. un delirio! ci salviamo con un tortino di radicchio di treviso che non era male se solo non fosse stato scaraventato nel piatto e lasciato così com'era, due bicchieri di vino rosso che è viola e anonimo e un'insalata che dev'esser passata prima di finir a tavola, in rianimazione. non ho le posate. arrivano solo dopo un rincorrersi a voce alta di tre camerieri, tre. l'umore cmq non era minimamente intaccabile da niente e nessuno, di nuovo da peggy e di nuovo a godermela in tutta la sua aristocratica follia. c'è da godere nell'origliare e nel guardare le altre persone che hanno avuto la sventura di pranzare in un ambiente leggendario che ha ospitato prima di peggy la marchesa luisa casati, alias korè amante di d'annunzio, ma gestito da incompetenti maleducati. basterebbe poco a creare uno spazio gastronomico ad hoc, e non per tutti. dopo il caffè attraverso il giardino e mi lascio affogare durante la mia immersione nelle stanze del quotidiano di peggy. stranamente e familiarmente circondata da quadri che son talmente famosi da far fatica a convincersi che non son foto o riproduzioni che si stanno ammirando ma che son proprio GLI ORIGINALI. davanti a picasso mi fermo quasi solo per accarezzarlo e saluto educatamente come si confà anche braque, di nuovo e ancora. sopporto pochissimo magritte, m'inquieta dopo troppo poco. pegeen invece mi piace moltissimo. ernst fa scoccare scintille in quella testa che ha già grilli che fanno acrobazie e cavilli da leggere con attenzione perchè son scritti in piccolo-piccolo, cosa ne può venir fuori sarà una sorpresa. brancusi che mi fa scivolare lo sguardo fino a inseguire linee immaginarie che proseguono e sfuggono. peggy mi fa un altro regalo, per quasi 5 minuti rimango sola con 6 pollock a circondarmi di violenza, alcool, sfuriate e sofferenze, schizzi di colore che macchiano anche me. esco senza fiato. sfinita, felice in estasi per questo posto che ogni volta continua a stregarmi. passeggiata lunga fra negozi giacche leggere quasi impalpabili e soffici da gay-pride o dandy dell'ultim'ora, personaggi importati da venezia perchè solo qui trovano il loro habitat naturale. solo qui, signorine che arrivano in treno con uno stock di valigeria vuitton che nemmeno alla boutique a san marco ne hanno tante in assortimento. fa freddo quando arriva il buio, m'infilo nel baccaro-jazz per un irish cofee con l'idea di gustarmi mezz'ora di estreme piacevolezze e la indovino: ne fanno parte anche una coppia di -miei-coetanei americani che pieni di pacchetti da shopping, ordinano e seccano -il tutto in due minuti- una redbull con dentro uno schottino di jeger.. tks miss peggy