category: diario, ipse dixit, gossip, cronaca, attualitĂ , le cose della vita, regine e principesse, le cose buone, la voce della sciampista
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pomeriggio radiodue, si parla di icone, lady d. mia icona da sempre. oggi il suo compleanno. una frase mi colpisce, detta da una libraia italiana -ornella tarantola- che "libra" a londra, secondo lei lady d. non avrebbe avuto la stoffa per fare la regina: "le regine si portano le corna in silenzio". omaggi alla signora tarantola che vorrei tanto fosse la MIA libraia e che credo, nonostante la mia devozione a lady d., abbia, alla fine della fiera, ragione. ma lei era e sarà Principessa. e in un mondo dove non esistono le maiuscole, questa è l'unica sopravvissuta.
pomeriggi bollenti, mi sono abituata presto alle vacanze lunghe delle maestre. ho sempre un milione di cose da fare e da non fare, un miliardo di idee da realizzare e poi bado a me, tanto tantissimo, seguo i miei ritmi e mi obbedisco. si, mi obbedisco. inseguo una prossima sposa che corre sempre, alla quale farò felicemente da testimone ma prima da -quasi- wedding planner per il bouquet e le decorazioni e ogni tanto mi sembra di esser il grillo parlante anche se però quel giorno mi vestirò da didi il troione con tanto di tacchi e svolazzi e magari anche un cappello per disorientare qualche suocera. una cosa mi appare chiara in questi primi giorni di rilassatezza e pensieri volanti e felici: per arrivare qui non bisogna avere paura. non paura dei cambiamenti, non paura di dire, non paura di seguire i propri desideri qualunque cosa costino e qualunque rischio si possa correre, non paura di guardare dentro ad una cantina buia che tutti abbiamo da qualche parte nascosta, scendere, accendere la luce, iniziare a riordinare e a buttare via un pò di cose. quelle che un pò di tempo fa ci facevano paura.
<<siccome si trattava del fine settimana cercai di vestirmi con semplicità. non è mai facile, per me. scelsi un dolcevita di cammello, giacca di tweed, jeans e un paio di scarpe fatte e mano di edward green che si chiamano dundee. sembrano eleganti, se non vedi la suola di vibram, e sono fatte in cuoio doppio. la dundee è una scarpa progettata per passeggiare sui propri possedimenti terrieri, per procedere nel fango indossando una bella cravatta con gli spaniel alle calcagna. ho dovuto aspettare quattro mesi per averle. sulla scatola c'è scritto: "edward green: master shoemakers to the few". è esattamente quello che sono io: uno dei pochi.>>
a tavola ci si alza se la signora va in bagno e anche al suo rientro, la signora non dice "vado a fare pipì" ma "scusate", niente gomiti sul tavolo, bocconi enormi, posate impugnate come strumenti agricoli, stuzzicadenti, sbuffi, rutti o peggio.
non si dice "la mia signora" ma "mia moglie", non ci si presenta senza fiori per la padrona di casa, ma si può spedirli anche il giorno dopo, se c'è solo la cameriera si lascia il biglietto da visita ma senza titoli professionali, nobiliari od onorifici. non si fa mai il baciamano ad una signorina, l'uomo precede la donna entrando nei locali, è la donna a porgere la mano per salutare l'uomo e non si sfila il guanto ( a meno che non saluti un sacerdote) nè si alza in piedi, diversamente dall'uomo. liberamente tratto da monsignor della casa.
OLIVIA scritto e illustrato da ian falconer, giannino stoppani edizioni, bologna, 2002 € 15.00 prestato da mia sorella.
foto da
la cucina è uno dei posti più pericolosi al mondo.
scarpe di carrie, borsa di miranda, vestito di charlotte e senza slip come samantha.

capita che alcuni giorni siano legati da un filo trasparente e resistentissimo. in questi giorni il leitmotiv è stata la storia in tanti suoi aspetti e sfumature. son arrivata oggi a questa conclusione dopo un corso di aggiornamento su come applicare la metodologia dello storico (ridotta certamente ai minimi termini) alla declinazione delle competenze per il prossimo curricolo scolastico. un sabato passato a gorizia, piacevolmente immersi in quel microcosmo culturale delle città di confine, che festeggia e osanna la
LA BREVE FAVOLOSA VITA DI OSCAR WAO di junot diaz mondadori strade blu € 17.00 ho un feeling particolare con i premi pulitzer. anche quelli per i risotti. finalmente un bel libro, una bella storia fra la grande mela e la repubblica domenicana e i suoi dittatori, una storia un pò epica e un pò saga familiare che fa pensare e attraversa il secolo passato. se avete avuto la fortuna di vivere i caraibi come li ho vissuti io anni fa, fra costa rica e cuba, le canne da zucchero vi taglieranno le braccia e le gambe con le loro foglie anche solo leggendole. è un scrittura veloce, che vi trascina, facile e quasi slang, lo spagnolo-dominicano che farcisce le pagine non fa che colorare ulteriormente i personaggi, soprattutto quelli femminili. oscar sa, legge, studia di fantascienza e fantasy. ho riconosciuto solo qualche riferimento al signore degli anelli, le altre citazioni sono assolutamente, a me, sconosciute, visto che non amo per nulla il genere. letto nella mia domenica di lettura. e finchè non è stato finito non ce n'è stato per niente e nessuno. o quasi. i riferimenti storici nelle note sono appropriate, lecite, dovute, curiose e interessanti. bravo mr. pulitzer che non ne manca una.
(ieri) in classe mariafiliberta ha un muso lungo un chilometro. Non la posso vedere così. (tranne la sottoscritta hanno tutti 10-11 anni)
che non vi passi nemmeno per l'anticamera del cervello di spendere 15 € per questo libro che magari potrebbe piacere ed emozionare qualche sedicenne. i due si frequentano da poco, lei rimane incinta. solo che hanno 16 anni e vanno ancora al liceo. continuo a pensare che se si fanno due o tre libri buoni poi si può anche vivere di rendita e farsi pubblicare queste cose solo per il nome che si ha. dubito fortissimamente che se avessi mandato io questo scritto a guanda l'avrebbe pubblicato, forse nemmeno letto. colpa mia comunque, potevo lasciarlo nello scaffale, e mi è passato anche per la testa, appena finito, di riportarlo alla feltrinelli e farmelo cambiare, visto che non l'ho nemmeno rovinato un pò. ma certe cose non si fanno.
ieri pomeriggio ho rimesso i nodi a un bakthiari che una tarma aveva usato come desco. erano anni che non lavoravo su un tappeto. il fatto di aver fatto un buon lavoro mi ha soddisfatta non poco, dopo una prima prova non incoraggiante, ho ripreso ad annodare come se non avessi mai smesso. i tappeti hanno un odore magnifico e particolare che non va tolto, e che pochi, al solito, sanno sentire. i tappeti vanno vissuti, senza pietà, con poche attenzioni e senza paura. in una sala inondata di luce ho spalancato, poi, le finestre, mi sono buttata sul divano e mi sono goduta il sole sui piedi e un film che da tanto aspettavo di vedere, sideways ha già qualche anno e probabilmente tutti l'avranno già visto. mi è piaciuto molto. mi sono trovata completamente immersa in strade che ho percorso anch'io, e mi mancava un bicchiere di vino in mano per stare al passo con le immagini. bicchiere che qualche ora dopo è arrivato, riempito di un torbato sardo, in una cena insolitamente silenziosa e piena di pensieri che sembravano rimbalzare su fronti e pareti come palline da flipper. vino. scoperto da pochi anni ma già viziata senza conoscerlo abbastanza, o quel tanto che basta per farsi viziare. senza cassare tutti i bianchi o tutti i neri o tutte le bollicine come spesso capita con razzisti del vino. mettendo il naso dentro e guardando attraverso il bicchiere pieno, chi, dall'altra parte del tavolo, alza il calice per un cin cin. 
the songlines, del 1987 edito da adelphi. devo ancora capire chatwin in toto. faccio fatica a farlo. ho faticato ad arrivare all'ultima pagina de le vie dei canti. la parte che parla dell'australia e degli aborigeni è molto bella e vera. quando invece riporta quello che ha appuntato sulle sue moleskine è di una lentezza esasperante e sembra quasi un'esternazione noiosa e saccente di quello che LUI sa. a pag. 214 dell'edizione adelphi riporta la storia delle moleskine, quella scritta ovunque, e che fa sembrare chatwin scrittore solo per quella paginetta e non per il resto. nonostante l'incertezza e la fatica nel leggerlo, non abbandono l'impresa della comprensione e della partecipazione. continuerò a leggere e a voler sapere di lui ed arriverò anche alla biografia, che mi dicono crudele e destabilizzante per chi si è fatto un'idea divina e assoluta del caro bruce, ma visto che per me non è così, non credo di correre pericoli mortali.
la suicid, in tinovese sarebbe la quiche. d'ora in avanti suicid. mettetevi un paio di scarpe meravigliose col tacco almeno da nove (tipo le mie bianche e rosse), andate dal fruttarolo, quello machissimo e peloso sui 45, che quando chiedete delle zucchine, fra le righe -che voi peraltro leggete benissimo- vi dice quello che vi farebbe tutt'altro che con le zucchine. chiedetegliene tre e con civetteria ottocentesca da donzella sprovveduta, insinuate: "di misura media". dopo aver fatto innalzare il vostro ego a livelli inaspettati per le volgarità che riuscirete a produrre nell'elemento e dopo aver sentito gli occhi del suddetto machissimo peloso fruttarolo scavallare fra tutti i vostri luoghi più sacri, potete andare a casa e mettervi ai fornelli, avendo però l'accortezze di prendere anche 150 grammi di caprino fresco e del pesto. le scarpe vanno tenute per la buona riuscita della suicid. se la fate con le ciabatte non vi viene, vi avviso. quindi, ragazze, procediamo: prendere un rotolo di pasta brisè o sfoglia, stenderla in una teglia e bucherellarla con i rebbi di una forchetta (per inciso quando un maschio mette in un discorso i rebbi di una forchetta può chiedermi di intestargli il conto corrente e io lo faccio), spalmare alcune cucchiaiate di pesto sulla pasta sfoglia o brisè. accendete il forno a 180 gradi. tagliate le zucchine e le fatele morire per dieci minuti in un soffritto di olio e aglio, so che siete femmine e quindi l'aglio lo lasciate li e non vi farà paura. metà delle zucchine vanno messe sulla sfoglia e il pesto, spezzattate con le punte delle dita il caprino e sparpagliatelo, con le dita ho detto, sporcatevi quelle manine! l'altra metà delle zucchine va a coprire il tutto. a parte sbattete due uova con un bicchiere di latte e una solenne grattata di grana -io lo gratto grosso- . attenzione a quanto latte mettete, qui si fa la differenza. alla fine della cottura la farcitura non deve risultare liquida. in forno per 25 minuti a 180 gradi. da mangiare tiepida, la sera con una bottiglia di bollicine o anche il giorno dopo per una tarda colazione prima di tornare a letto a consumare qualche centinaio di calorie. fatemi sapere.
stamattina mentre ero arrampicata, contro a qualsiasi 626, su una scala per attaccare un cartellone fatto con i bambini per il "22 marzo: giornata mondiale dell'acqua", cartellone peraltro meraviglioso sul risparmio delle risorse idriche disponibili, arriva la bidella. o meglio arriva la bidella barcollando, portando in mano, a coprirle tutta la faccia, un bel ficus beniamino nano. mi si piazza sotto, rischio di precipitare e lei "maestra è arrivato adesso per lei..". mi si pianta in viso un punto di domanda che, essendo invisibile ai più, la gentil bidella non coglie. scendo dalla scala come fossi la schiffer, solo più principesca, sulla gradinata di trinità dei monti, prendo il tutto, ringrazio e lei "c'è anche un bigliettino". non se ne parla nemmeno che lei se ne vada, apro il bigliettino e leggo. me l'ha mandata bruno, che anche qui ringrazio. bruno che non è un mio fidanzato, non è un mio ex fidanzato, non è un mio amante segreto ma un amico a cui voglio un sacco bene. bè.. quello che non si è scatenato! a parte le signore bidelle che si son fatte tutti i film porno sulla mia vita e me la tireranno avanti per mesi! a parte le colleghe che erano li che mi hanno fatto smorfie strane supponendo tramette tradimentose, le altre che hanno pensato e spetezzato a un gesto sgradevole da parte di qualche mamma che "alle altre non ha regalato niente.." io ci ho visto solo e unicamente INVIDIA. invidia per un ipotetico amante, per un ipotetico fidanzato, per una ipotetica mamma riconoscente o anche per un ipotetico papà riconoscente!!! non ho ovviamente detto nulla, mi son celata dietro un ipocrita visetto da diva stupida e stupita. questi momenti son da godere in tutto e fino alla fine, lasciando questi geni sbavare ubriachi delle loro ipotesi!
scrivere in un sabato mattina, [con la lampada accesa perchè fuori la nebbia fa da padrona e attutisce tutti i rumori, di luce non ce n'è abbastanza, ho i piedi scalzi e gelati] ed essere in pace è una situazione rara e momentanea ma superba. da mesi aspettavamo di andarci, per una cosa o per l'altra è stata sempre rimandata questa spedizione gastronomica, ma ieri sera siamo partiti. cena prenotata con anticipo in slovenia GOSTILNA-TRATTORIA "ZA GRADOM" RODICA -SEMEDELA- domenica e lunedì chiuso. solo pesce. prenotate perchè è sempre pieno. a ragione. entrate in una trattoria con i bagni nuovi, impeccabili e pulitissimi ma con l'impronta delle gostilna che si frequentavano da piccoli con la mamma e il papà quando si andava in vacanza, o solo a fare un giro alla domenica in quella che era ancora la jugoslavia e si diceva "andiamo in jugo" e si spendevano pochi dinari e ti facevano casini al confine sempre per cazzate. mi ricordo che quel confine mi faceva paura, più di quello austriaco. ma son passate guerre e anni, son cadute certezze e confini, non ci son più controlli e lo vedo per prima su di me. sia le guerre, gli anni le certezze e i confini che son caduti. quindi vi accompagneranno al tavolo a voi destinato, accenderanno la candela e arriverà velocemente il vino (chardonnay in primis e malvasia poi), l'acqua il pane a forma di riccio (fantastico!!!) in attesa del protagonista assoluto della situazione. il signor darko. blocchetto alla mano, papillon rosso cupo al collo e gillettino in lana blu teso sulla pancia e con gli ultimi bottoni sfuggiti alla tensione, vi imbavaglierà a seconda di quello che sceglierete di mangiare. non dice il menù. lo recita, lo interpreta e non è chiaro se siamo noi a prenderlo in giro con risatine strozzate o è lui che gode della sua magnifica ripetuta esibizione. il menù anche se solo scritto sarebbe eccellente, esposto da lui è indimenticabile, l'astice ha un sospiro, il gransoporro uno svolazzo fatto con la mano, l'orata uno sguardo al soffitto che diventa cielo. è la recita che faceva gasmann della divina commedia trasformata in sollazzo teatral-gastronomico. gli antipasti son scampi crudi con pepe rosa presentati su una lastra tonda di ghiaccio, il polpo che è "il mio polpo della dalmazia" a sottolineare una suddivisione geo-politica che dichiara età e discendenza, la descrizione della marinatura dei gamberi "per due giorni e due notti da mettere su una pallina di gelato al gusto di limone fatta scivolare in un bicchiere con un buco sul fondo" , il carpaccio di tonno che sembra essere la cosa più normale offerta. i primi piatti dove posto d'onore è la tagliatella con "il mio astice, il mio gransoporro e uno scampo (che di fronte al resto sembra il cibo della serva) piatto che abbiamo sempre ma che ha il suo significato, c'è un pò da lavorarci -con pinze e tenagliette- ma ne vale la pena", tortelloni al tartufo dove l'eccellenza la raggiunge il "sughetto" -lui lo chiama sughetto ma è ambrosia- con vongole per dare acqua e sale, uova di riccio di mare e di branzino che scrocchiano a metterli in bocca. avanti ancora: lasagna solo con crostacei e verdure "senza nessuna farina o besciamella" e fusilli con porcini e gamberi. un filetto di orata al sale passata alla piastra e non in forno e accompagnata da rucola e ortiche fritte e due patatine al forno chiudono in gloria le portate. non riuscirò mai a rendere scrivendo l'interpretazione superba che ha dato il signor darko nel descrivere le sue creature, dove ogni pesce ha davanti un aggettivo possessivo e il modo in cui vengono cucinati viene spiegato senza però svelare alcun segreto. dolci all'altezza della situazione, da provare lo strucolo in strazza al cioccolato e zenzero grattato fresco -buono- o all'arancia -magnifico-, sorbetti al ginepro e alla mela verde e basilico. locale consigliatissimo [anche per riunione tanghica]. fanno sorridere le foto in ingresso di chi ha cenato li: rita pavone, albano, zucchero e qualcun'altro e poi sentir chiedere
basta che sia fuori dai giochi per una settimana e perdo il controllo della situazione. la signora sandra mastellon mastelloni bacchetta chi si presenta in maglione (peraltro color salmone) al consiglio regionale e la santanchè da santoro sfoggia un nasetto che è più affilato solo della sua lingua. sfoggia anche orecchini con rubini grandi come noccioline, un tailleurino rosso con camicia bianca come la neve e un'impostazione di gambe da far prendere ad esempio a tutte le femmine del pianeta. perchè di lei si può dir ciò che si vuole a livello di schieramento politico, ma quando si parla della femmina santanchè si dev'essere concordi tutti. sbava eleganza e femminilità. sua la frase "in parlamento non entro con meno di 12 cm.." ah, meglio specificare .. signori si parla di tacchi quando si parla di 12 cm.