category: poesia, diario, arte, pubblicitĂ , le cose della vita, le cose buone
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il dictionnaire abrégé du surréalisme di breton ed eluard del 1938 riporta questa definizione << il "cadavere squisito" è un gioco con carta piegata, che consiste nel far comporre una frase o un disegno da parte di più persone senza che nessuna possa tener conto della collaborazione o delle collaborazioni precedenti. il primo tentativo che si fece, originò la frase "le cadavre exquis boira le vin noveau" (il cadavere squisito berrà il vino novello) dalla quale proviene il nome del gioco>>. il gioco fu inventato nella casa al 54 di château a parigi, dove abitavano: marcel duhamel, jacques prévert e yves tanguy (che faceva gli orecchini alla mia peggy guggheneim). all'inizio non fu nient'altro che un'attività ludica, secondo andré breton "[...] sicuramente questa attività veniva chiamata da noi "sperimentale", noi cercavamo prima di tutto il divertimento. quello che abbiamo potuto scoprire sotto l'aspetto della conoscenza è venuto solo in seguito" (médium n. 2, 1954)
il prezioso ferlinghetti, da buon -attuale- breton (passar da ferlinghetti a breton, un salto anacronistico a ritroso nella storia della Letteratura -e notare la maiuscola che di solito, di proposito,non uso mai-) ha buttato l'amo e noi abbiamo felicemente abboccato, andate da lui a leggere cos'è uscito!!!
Scrivere è fede in una magia: che un aggettivo possa giungere dove non giunse, cercando la verità, la ragione; o che un avverbio possa recuperare il segreto che si è sottratto a ogni indagine. 
andando su e giù per il monferrato, domenica prima di tornare a casa, siamo arrivate nelle langhe, per belle stradine e belle visioni, debitamente fotografate! andiamo a cercare cesare pavese a santo stefano belbo (cn). cielo blu e sole giallo che non scalda per niente. son molto emozionata, come mi capita quando vado verso i luoghi di altre persone che mi son tanto piaciute. la mia storia d'amore con cesare (pavese of course) è iniziata 3 anni fa. all'università non l'avevo tanto badato. poi lo rincontro per caso, a dire il vero mi è arrivata una sua poesia (i gatti lo sapranno) via sms, 13 sms di fila che ho dovuto trasportare su carta per godermela in toto. e li è stato amore a prima vista, non tanto nei confronti di chi ha perso tanto tempo per mandarmi la poesia, quanto nei confronti di chi la poesia l'ha scritta. cesare in primis è poeta poi scrittore e romanziere. andiamo subito a bere un caffè al roma in piazza, già li tutte le foto appese, li vicino c'è un pannello con quattro itinerari pavesiani. dovrò tornare per farli tutti. andiamo verso la biblioteca civica che è anche la sede del centro studi pavesiani (la domenica mattina è aperta fino alle 13.00), entrate graris, ci sono poche teche con qualche bella edizione di sue traduzioni e suoi libri, documenti appesi un pò alla carlona.. anche se son solo fotocopie. ma son sola a girare lenta per le sale a leggere articoli appesi alle pareti e tanto basta. la bibliotecaria è carina, mi vende un libro e ci indica la direzione per la casa di pavese, sulla strada verso canelli, dopo il cimitero. facciamo una passeggiata, ci fermiamo in cimitero a salutarlo, non fate come noi: mezz'ora a leggere tutti i nomi su tutte le tombe per poi trovarlo all'ingresso entrando sulla sinistra, riposa li. 5 minuti di passeggiata raggiungiamo la casa. ingresso gratuito non c'è nessuno e anche li si sta bene a leggere sole sole tutto quello che c'è. piano terra sulla destra una sala con quadri e altre opere ispirate a pavese e regalate al centro studi. salendo al primo piano foto altri articoli altre fotocopie da scritti orignali, tante tesi discusse ed esposte. faccio però un pò fatica ad immaginarlo li, me lo vedo più facilmente a torino.
) e io giro a piede libero sotto i portici col cappuccio calato in testa. pioviggina ma bello lo stesso mi fermo in piazza vittorio a bere un bicerin e scopro solo dopo che in quel caffè elena ci andava spessissimo pavese! girovago fra librerie che non sono la fnac o la feltrinelli e m'infilo a prendere un pò di pioggia nelle vie che per me non hanno un nome ma che son piene di antiquari e cose bellissime, arrivo di fronte al ristorante il cambio dove cenava cavour passo oltre e mi butto in via po poi in piazza castello palazzo reale, il carignano e gironzolo meravigliosamente a vuoto chiacchierando dei due anni passati dall'ultima volta insieme a chi vedo troppo raramente e che dette al telefono hanno sapori non definiti. non è la prima visita che faccio a torino e ho voglia di stare fuori. niente visite questa volta anche se c'è di tutto da vedere! foto in piazza san carlo, ma son esposte all'aperto e son belle da vedere anche al crepuscolo con la pioggia che se ne va e una nebbiolina poco triste che arriva. ripiglio eva dopo più di tre ore, imbalsamata! in balia dei piemontesi che ci ospitano (non piemontesi doc! "minchia nè!!"
The tulips are too excitable, it is winter here.









